Auteur: Giuliana Sorci Datum: Aan: hackmeeting Onderwerp: [Hackmeeting] Comunicato di Solidarietà al collettivo Autistici/Inventati
Autistici/Inventati. La r-esistenza digitale non si reprime!
Esprimo la mia piena solidarietà al collettivo Autistici/Inventati, colpito
dalla decisione dell’amministrazione statunitense di inserirlo nella lista
degli Specially Designated Global Terrorists e di sottoporlo alle
conseguenti sanzioni.
Le autorità statunitensi accusano il progetto italiano di aver fornito
infrastrutture e servizi digitali utilizzati da realtà riconducibili
all’area antagonista e all’Antifa. Al di là delle specifiche accuse, la
posta in gioco è profondamente politica: quando nel mirino finisce
un’infrastruttura autonoma di comunicazione attraversata e utilizzata da
soggettività conflittuali, non vengono colpite soltanto specifiche
condotte. A essere messi sotto attacco sono anche gli spazi, gli strumenti
e le condizioni materiali attraverso cui il dissenso può comunicare,
organizzarsi e costruire conflitto.
Quella di A/I, peraltro, è una vicenda che mi riguarda da vicino anche come
studiosa dell’hacktivismo italiano.
Nel mio libro Server ribelli. R-esistenza digitale e hacktivismo nel
Fediverso in Italia ho ricostruito la genealogia dell’attivismo digitale
italiano e di quelle esperienze che, nel corso degli anni, hanno costruito
infrastrutture tecnologiche autonome, facendo della privacy, della libertà
di espressione, della condivisione dei saperi e dell’autogestione
altrettanti terreni di conflitto politico.
In questa storia, Autistici/Inventati occupa un posto fondamentale.
Il progetto nasce dall’incontro tra diverse esperienze della scena hacker
italiana e dalla necessità di costruire server autogestiti capaci di
sostenere concretamente le realtà politiche e sociali presenti sui
territori. Da quell’esperienza prende forma un’infrastruttura che, nel
tempo, ha messo a disposizione hosting, mailing list, caselle di posta e
altri servizi indipendenti, costruendo uno spazio materiale di autonomia
comunicativa per movimenti, collettivi e soggettività politiche.
Non stiamo parlando, dunque, semplicemente di server.
Stiamo parlando di autonomia e libertà della Rete. Della possibilità di
costruire, amministrare e governare collettivamente i propri strumenti di
comunicazione, sottraendoli alla sorveglianza, alla profilazione e alle
logiche proprietarie delle grandi piattaforme commerciali.
La storia dell’hacktivismo italiano ci insegna che la tecnologia non è mai
soltanto tecnica. Costruire infrastrutture alternative, sviluppare e
condividere software libero e open source, utilizzare la crittografia,
difendere la privacy, produrre controinformazione e democratizzare
l’accesso alle tecnologie sono state – e continuano a essere – pratiche
attraverso cui i movimenti costruiscono autonomia, relazioni e capacità di
azione.
Ed è proprio qui che questa vicenda assume un significato che va ben oltre
Autistici/Inventati: colpire un’infrastruttura significa poter colpire
contemporaneamente molte soggettività, intervenendo sulle loro
comunicazioni, sulle loro relazioni, sulla loro capacità di organizzarsi,
di produrre informazione e di costruire iniziativa politica.
C’è una lezione che oggi torna con drammatica attualità: se il controllo
tende a centralizzarsi, distribuire le infrastrutture significa distribuire
anche la capacità di resistere.
Per questo considero quanto sta accadendo ad Autistici/Inventati un
precedente estremamente pericoloso. Ciò che viene messo in discussione non
è soltanto l’esistenza di un singolo progetto, ma la legittimità stessa di
costruire infrastrutture autonome a disposizione di movimenti e
soggettività conflittuali.
E questa vicenda non può essere separata dal contesto politico nel quale
avviene.
Assistiamo a un processo sempre più preoccupante in cui l’antifascismo
rischia di essere progressivamente ricondotto a una questione di ordine
pubblico, rendendo più semplice colpirne collettivi, reti, spazi e
infrastrutture. Un processo che deve interrogarci anche in Europa e in
Italia, dove gli spazi del conflitto sociale vengono progressivamente
compressi attraverso dispositivi securitari, decreti sicurezza, sgomberi e
forme sempre più pervasive di controllo.
Reprimere collettivi, reti e infrastrutture politiche non significa
soltanto colpire chi dissente: significa restringere materialmente lo
spazio nel quale il dissenso può esistere, organizzarsi e diventare azione
collettiva.
Per questo la solidarietà ad Autistici/Inventati non riguarda soltanto la
comunità hacker.
Riguarda chi considera la privacy un diritto, e non un privilegio da
riconoscere soltanto a chi non disturba.
Riguarda chi difende crittografia e anonimato come strumenti essenziali di
libertà e autodeterminazione.
Riguarda chi rifiuta l’idea che Internet debba essere interamente
consegnata alle corporation, alle piattaforme proprietarie e agli apparati
di sorveglianza.
Riguarda chi continua a credere nella possibilità — e nella necessità — di
costruire spazi digitali indipendenti, decentralizzati e autogestiti.
Nel mio libro ho definito queste esperienze forme di r-esistenza digitale:
infrastrutture aperte, partecipate, orizzontali, indipendenti, autogestite
e autofinanziate, capaci di diventare strumenti concreti a sostegno dei
movimenti sociali e delle loro pratiche.
Non sono semplicemente alternative tecnologiche.
Sono esperimenti politici nel presente.
Sono la dimostrazione concreta che un’altra rete non soltanto è possibile,
ma può essere costruita, abitata e praticata: una rete nella quale
autonomia, cooperazione, condivisione dei saperi e mutuo supporto non siano
principi astratti, ma scelte incorporate nelle infrastrutture che
costruiamo e utilizziamo ogni giorno.
Per questo oggi difendere Autistici/Inventati significa difendere qualcosa
che va oltre il collettivo stesso: la possibilità di costruire e mantenere
infrastrutture autonome attraverso cui comunicare, organizzarsi,
condividere saperi, produrre controinformazione e praticare dissenso.
La storia dell’hacktivismo ci ha insegnato anche questo: quando si prova a
chiudere uno
spazio, se ne costruisce un altro; quando si tenta di centralizzare il
controllo, le reti si distribuiscono; quando si cerca di isolare
un’esperienza, la solidarietà può moltiplicarne i nodi.
Perché una rete non è soltanto l’infrastruttura che la sostiene.
È l’insieme delle relazioni che la tengono viva.
E quelle relazioni, oggi, vanno difese e moltiplicate.
La r-esistenza digitale non si criminalizza. Si pratica.
Un abbraccio solidale e complice ad Autistici/Inventati.