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_Avviso ai naviganti_ 172 - 8 agosto 2026
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RETE DEI COMUNISTI, LA REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA E LA
RIVOLUZIONE SOCIALISTA IN ITALIA
Con il comunicato diffuso il 25 luglio [6], Rete dei Comunisti (RdC)
annuncia la rottura di ogni relazione con l'attuale dirigenza del
Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e con il governo
venezuelano perché, dopo l'attacco militare e il sequestro del
presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores effettuati il 3
gennaio 2026 da un commando d'élite dell'esercito USA, avrebbero avviato
un processo di liquidazione dell'esperienza rivoluzionaria bolivariana
[7] e di capitolazione su ogni terreno agli imperialisti USA. Nei giorni
successivi Rete dei Comunisti ha ribadito la sua posizione, in
particolare nella lunga intervista in cui Luciano Vasapollo [8],
dirigente dell'organizzazione e principale promotore delle relazioni di
quest'ultima con istituzioni e organizzazioni rivoluzionarie
venezuelane, conclude che "da antimperialisti coerenti denunciamo la
capitolazione del Venezuela".
Non sappiamo se e come la rottura delle relazioni di RdC con la
dirigenza del PSUV e il governo venezuelano influirà nell'immediato
sulla lotta in corso nella Repubblica Bolivariana del Venezuela tra le
forze rivoluzionarie capeggiate dal Partito Socialista Unito del
Venezuela (PSUV) e le classi reazionarie venezuelane (la borghesia
compradora e la borghesia burocratica), appoggiate dalla Comunità
Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti e UE, tra avanzare
nella trasformazione economica, politica, sociale e culturale e
consolidare il nuovo potere (cioè instaurare il socialismo - dittatura
del proletariato, espropriazione dei capitalisti, gestione pianificata
dell'attività economica, partecipazione delle masse popolari alla
gestione della vita associata) - o impedire che le masse popolari si
mobilitino e si organizzino su vasta scala per risolvere esse stesse i
loro problemi economici, sociali e culturali, tra far fronte
all'aggressione (armata o non armata, aperta o mascherata: guerra
economica, colpi di Stato striscianti, intervento armato)
dell'imperialismo, in particolare dei gruppi imperialisti USA e sionisti
o reintegrare il Venezuela nel sistema imperialista mondiale.
Di sicuro però con la sua presa di posizione RdC ha fatto un cattivo
servizio alla lotta per instaurare il socialismo nel nostro paese. E in
questo modo viene meno all'internazionalismo proletario di cui si
fregia. Il cuore, il nocciolo dell'internazionalismo proletario
praticato dal movimento comunista, infatti, consiste nel condurre con
successo la rivoluzione socialista nel proprio paese, non principalmente
e tanto meno solo nel far conoscere alle masse popolari italiane gli
avanzamenti e le vittorie dei movimenti rivoluzionari in corso in altri
paesi, nel denunciare la complicità della classe dominante del nostro
paese (i vertici della Repubblica Pontificia) con le aggressioni e le
manovre degli imperialisti USA e sionisti in combutta con le classi
reazionarie locali dei paesi dove sono in corso movimenti rivoluzionari,
nell'organizzare la raccolta e l'invio di aiuti alle popolazioni dei
paesi che gli imperialisti USA e sionisti assediano. Questo vale in
particolare per noi comunisti italiani e degli altri paesi imperialisti,
perché l'instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti è il passo
determinante per il successo del socialismo in tutto il mondo.
Rete dei Comunisti spesso afferma che occorre utilizzare "la cassetta
degli attrezzi del pensiero marxista e leninista per interpretare la
dinamica fondamentale nascosta sotto la coltre delle forme". I suoi
dirigenti concorderanno che la "cassetta degli attrezzi del pensiero
marxista e leninista" comprende il materialismo dialettico come
strumento per comprendere la realtà. Ma usare il materialismo dialettico
per comprendere la realtà vuol dire esaminare e indagare ogni cosa
chiedendosi e cercando di capire 1. la sua storia (l'origine, il
percorso fatto): ogni cosa è in movimento, si trasforma, 2. i suoi
legami con il resto della realtà (le sue relazioni): ogni cosa è
componente di un insieme più vasto. Ebbene, qual è il senso delle misure
adottate da gennaio a oggi dalla dirigenza del PSUV e dal governo
venezuelano? In che relazione sono e come incidono sulle trasformazioni
politiche, economiche e sociali avviate da Chávez e proseguite da
Maduro? La linea che il governo venezuelano e la dirigenza del PSUV
dichiarano di seguire è quella di evitare lo scontro frontale con gli
imperialisti USA (in questo rientrano misure come l'estradizione di Alex
Saab, il permesso all'ingresso di truppe USA e sioniste dopo il
terremoto), di impedire il saldarsi dell'ala sinistra e dell'ala destra
della borghesia venezuelana (in questo rientra l'amnistia di aprile), di
creare una rete di cooperazione economica con attori internazionali
diversificati, legati sia al gruppo BRICS+ sia a multinazionali di paesi
imperialisti che storicamente intrattengono rapporti commerciali con il
paese (è il caso delle aziende energetiche Shell, Chevron, Repsol, ENI),
in modo da rendere problematico per gli imperialisti USA completare
l'aggressione al Venezuela senza infliggere danni collaterali ai propri
stessi interessi, nel paese e all'estero (nuova legge sugli idrocarburi,
riforma della Legge Anti Blocco, ecc.).
Con il comunicato del 25 luglio RdC dà per finito il processo
rivoluzionario bolivariano ("capitolazione politica e ideologica su ogni
terreno"), ma contemporaneamente riconosce che ci sono "compagni e
compagne in Venezuela che mantengono una prospettiva rivoluzionaria nel
solco del chavismo, a cominciare dai comitati dei barrios popolari".
Non dice però qual è la linea che questi ultimi indicano per far fronte
all'aggressione degli imperialisti USA salvaguardando l'essenziale delle
conquiste della rivoluzione bolivariana in campo politico ed economico,
sviluppando le forze produttive del paese, ecc. Di tutto questo non c'è
traccia nel comunicato del 25 luglio né nell'intervista di Luciano
Vasapollo né in altri articoli sul Venezuela comparsi recentemente su
_Contropiano_.
La lotta tra le due linee nel movimento comunista e tra le due classi
(il proletariato contro la borghesia) e tra le due vie nella società (la
via che tramite l'instaurazione e la costruzione del socialismo conduce
alla società comunista e di contro la via che conduce alla distruzione
delle condizioni dell'esistenza della specie umana) caratterizzano
l'epoca imperialista. È uno degli insegnamenti del
marxismo-leninismo-maoismo. Quanto giustamente valutiamo il corso delle
cose in un paese dipende dal livello della nostra comprensione dello
svolgimento di queste tre lotte nel paese. Le tre lotte sono in ogni
paese concretamente connesse tra di loro in un modo particolare che
deriva dalla storia del paese stesso, quindi dalla combinazione tra le
sue relazioni (economiche, politiche, culturali) interne e quelle con il
resto del mondo.
Può succedere che il PSUV e le altre forze rivoluzionarie arretrino
subendo l'aggressione USA del 3 gennaio e che di conseguenza tutto
quello che avevano costruito incominci a imputridire e frani, dato che
in una lotta è impossibile fermarsi quando si vuole. Può succedere che
la via che il PSUV e le altre forze rivoluzionarie venezuelane seguono
ora conduca la rivoluzione bolivariana in un vicolo cieco. Cose analoghe
sono già successe in altri casi e in altri paesi.
La storia dell'America Latina abbonda di esempi di rivoluzioni che
dispiegano tutte le loro energie nel miglioramento delle condizioni
popolari e alcune anche nell'organizzazione delle masse popolari fino ad
arrivare a un limite che le classi dominanti reputano insuperabile,
sentono il loro dominio minacciato e a quel punto stroncano il movimento
rivoluzionario riportando le masse popolari al punto di partenza sia sul
piano delle condizioni di vita e ancora peggio sul piano delle
condizioni politiche. In America Latina solo la rivoluzione cubana
finora è sfuggita a simile percorso, ha stroncato radicalmente le forze
reazionarie e ha buttato a mare le vecchie classi dominanti con un
rivolgimento radicale dei rapporti di produzione, giovandosi anche del
fatto che la prima ondata della rivoluzione proletaria promossa dalla
Rivoluzione d'Ottobre era ancora forte in URSS e avanzava in altri
paesi.
Né il comunicato del 25 luglio né l'intervista di Luciano Vasapollo
danno un'analisi dettagliata del corso attuale delle cose in Venezuela e
tanto meno illustrano le due linee che si scontravano e si scontrano
nella dirigenza del PSUV e nelle forze rivoluzionarie e progressiste. È
probabile che la loro presa di posizione susciti opposizione persino in
RdC, stante anche altri limiti di RdC.
Nell'evolvere del corso disastroso delle cose di questi ultimi anni,
dalla pandemia da Covid-19 in qua, ad avviso di molti esponenti di Rete
dei Comunisti sono venute maturando le condizioni oggettive che rendono
possibile agitare la prospettiva strategica del socialismo anche in un
paese imperialista come l'Italia. Ma RdC agita la parola d'ordine del
socialismo senza mai parlare di rivoluzione socialista, cioè di come
arrivare a instaurare il socialismo nel nostro paese, ma anzi
accompagnando la propaganda del socialismo con dichiarazioni del tipo
"mica siamo matti a pensare di poter fare la rivoluzione in Occidente"
(Mauro Casadio, dirigente di RdC, nell'introduzione del forum _Il
giardino e la giungla _del marzo 2024), "siamo in un periodo di
trasformazioni sociali che dobbiamo cogliere e farci trovare pronti, ma
non è ancora un periodo di rivoluzione sociale" (sempre Mauro Casadio,
nell'introduzione del forum _L'imperialismo: da capitalista a
predatorio?_ del maggio 2026). E il socialismo che Rete dei Comunisti
indica come "alternativa di società da opporre alla gabbia
euroatlantica" è il cosiddetto "socialismo del XXI secolo", espressione
che mutua dalle forze rivoluzionarie bolivariane per rinnegare
l'esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale e
in particolare quella dei primi paesi socialisti e per accantonare gli
insegnamenti - sintetizzati nel maoismo [9] - che essa ha dato sulla
strategia della rivoluzione socialista in Italia e nei paesi
imperialisti (guerra popolare rivoluzionaria), su come la rivoluzione
proletaria si fa strada (lotta tra due linee), sulla rivoluzione propria
dei paesi arretrati oppressi dal sistema imperialista mondiale
(rivoluzione di nuova democrazia).
Rete dei Comunisti ha prima spacciato la rivoluzione bolivariana come
via della rivoluzione socialista del nostro paese o addirittura come via
universale al socialismo del XXI secolo, contrapponendo di fatto una
supposta "via pacifica e democratica al socialismo", che davano già per
instaurato in Venezuela, alla prima ondata della rivoluzione proletaria
guidata da Lenin, da Stalin, da Mao Tse-tung che si è aperta la strada
con una vittoriosa guerra contro le potenze imperialiste, contro i
nazifascisti, contro i reazionari di tutto il mondo fino
all'abbattimento del sistema coloniale e alle gloriose vittorie della
Corea, di Cuba e del Vietnam. Adesso dà per imboccata la via della
capitolazione da parte delle autorità e delle forze rivoluzionarie
bolivariane indicando alcune misure prese dalla nuova dirigenza
venezuelana e gridando al tradimento. Ma per chi conduce la rivoluzione
socialista (la guerra popolare rivoluzionaria), ogni mossa è solo un
gradino su cui sale e da esso poi salirà sul successivo oppure una
componente il cui significato è definito dal contesto a cui nel suo
piano di operazioni è legato.
La rivoluzione bolivariana si è finora sviluppata senza instaurare la
dittatura delle forze popolari rivoluzionarie, cioè
1. senza che le masse popolari rivoluzionarie organizzate prendessero il
potere in ogni zona del paese, esercitassero il ruolo di pubbliche
autorità, prendessero liberamente decisioni e mettessero direttamente in
opera le decisioni prese;
2. senza togliere alla borghesia e al suo clero la stampa, le TV, le
scuole, le case editrici, le università, gli istituti culturali e gli
altri mezzi di comunicazione, di confusione, di diversione e di
intossicazione delle idee e dei sentimenti delle masse di cui essi sono
i proprietari quasi esclusivi non solo a livello internazionale ma in
ogni paese; senza togliere loro i mezzi d'azione e di cospirazione
politica (locali, libertà di comunicazione, organizzazione e propaganda
politica, obbligo di ogni adulto a un lavoro utile e a tempo pieno,
ecc.) e in generale l'agibilità politica; senza eliminare del tutto le
mille istituzioni attraverso le quali la borghesia imperialista
internazionale e i suoi alleati e agenti locali impongono al popolo la
loro egemonia culturale e politica;
3. senza creare proprie forze armate e riformando solo parzialmente le
forze armate già esistenti allevate e formate dai gruppi imperialisti
USA alla repressione aperta e sanguinosa o subdola e segreta contro le
masse popolari;
4. senza creare un apparato produttivo in mano al popolo e lasciando
sostanzialmente in mano alla borghesia internazionale e soprattutto alla
borghesia e al clero locali il grosso dell'apparato di produzione e di
distribuzione, dell'apparato di importazione ed esportazione, delle
banche e delle altre istituzioni monetarie e finanziarie.
Noi non intendiamo dire ai protagonisti della rivoluzione bolivariana se
la via che hanno seguito dopo il 3 gennaio e che seguono ora è giusta o
sbagliata né se porterà all'instaurazione del socialismo o a una nuova
vittoriosa controffensiva imperialista del genere di quella degli anni
'60, '70 e '80 del secolo scorso. Il marxismo e più in generale la
concezione comunista del mondo ci insegnano l'unità di teoria e pratica,
ci insegnano che la rivoluzione socialista e la rivoluzione di nuova
democrazia sono processi universali (processi comuni di tutta l'umanità
che il capitalismo ha unificato) che vanno però di paese in paese e di
fase in fase tradotti in strategie particolari, ci insegnano che solo il
partito che fa la rivoluzione in un paese è in grado di valutare le
condizioni e scoprire la via per farla: infatti non si tratta di
elaborare interpretazioni del paese, ma di trasformarlo.
Ma siamo contro le tesi di chi propone anche per l'Italia strade
apparentemente analoghe a quelle delle forze rivoluzionarie bolivariane.
In realtà, nelle nostre concrete condizioni, sono la riproposizione
della "via parlamentare e pacifica al socialismo" (con annessa "sponda
politica delle masse" in Parlamento e nelle altre assemblee elettive
della Repubblica Pontificia), cioè un socialismo senza dittatura del
proletariato e senza rivoluzione.
Inseguendo il sogno che sia possibile conciliare capitalismo e
socialismo, quindi che non occorre la rivoluzione socialista, Rete dei
Comunisti va a braccetto con alcuni sostenitori del multipolarismo che
interpretano la Nuova Politica Economica (NEP) degli anni '20 in Unione
Sovietica come antesignana del "socialismo di mercato" e guardano al
periodo del capitalismo dal volto umano nel nostro paese (1945-1975).
Nelle sue _Tesi politiche_ del giugno 2021, RdC auspicava "la
sostituzione del sistema attuale - fondato sulla priorità assoluta
dell'impresa privata, orientata solo dal profitto individuale
(societario o personale) - con un altro governato dall'interesse
collettivo. Quindi con un sistema di programmazione e pianificazione,
tendenzialmente socialista". (…) "Intorno alla sfida politica lanciata
dalla Cina sul piano internazionale si aprono per i comunisti
possibilità inedite. Questa sfida ha posto e pone una questione teorica
di non poco conto: in che misura un progetto di trasformazione sociale
può temporaneamente utilizzare il modo di produzione capitalista per
determinare comunque modifiche socialiste? Rimane ad ogni modo valido
che nella crisi egemonica degli USA a scapito di una possibile
alternativa come quella cinese, si intravvede una inversione di rotta
nel corso degli eventi, l'affermarsi di una necessità oggettiva, che
rimette la storia nella giusta direzione di marcia dopo che si era
provato a 'gettare il bambino con l'acqua sporca'". Dove il bambino sono
la NEP e la programmazione e la pianificazione statale e l'acqua sporca
sono la dittatura del proletariato e il socialismo che, sotto la
direzione di Stalin e nell'ambito dell'Internazionale Comunista,
l'Unione Sovietica aveva costruito tra il 1924 (con l'avvio del
superamento della NEP) e il 1941 nonostante non solo le sanzioni
economiche, commerciali e finanziarie delle potenze imperialiste e del
Vaticano, ma anche i sabotaggi, le aggressioni, gli omicidi mirati
(Kirov fu la più illustre delle vittime) senza posa; con cui era
diventata una grande potenza economica, tecnologica e scientifica, aveva
evitato che Francia, Gran Bretagna e USA si coalizzassero con la
Germania nazista nell'aggressione del 1941 e l'aveva vinta e nel
contempo aveva funzionato come base rossa mondiale (dall'Asia
all'Africa, all'America Latina fino agli stessi paesi imperialisti)
della rivoluzione socialista e di nuova democrazia. Quello di RdC non è
un sogno che precorre il futuro, ma un'illusione destinata a
infrangersi: non è basata né sull'analisi concreta della situazione né
sul bilancio dell'esperienza della prima ondata rivoluzionaria (ma al
massimo sulle "narrazioni" di essa). Non tiene infatti conto delle
differenze tra paesi imperialisti e paesi arretrati, coloniali e
semi-coloniali, dove la creazione di forze produttive moderne è un
compito non eludibile della rivoluzione socialista, ma per adempiere ad
esso, una volta fatta la rivoluzione di nuova democrazia, la borghesia
può proporsi nei singoli paesi in alternativa alla classe operaia.
Trascura, come se fosse irrilevante, che quando i bolscevichi
applicarono la NEP avevano già in mano il potere e che dalla NEP
passarono ai piani quinquennali. Dimentica che le conquiste del
capitalismo dal volto umano sono state il frutto della combinazione tra
la forza del movimento comunista in Italia e nel mondo, il periodo di
ripresa e sviluppo del capitalismo dopo le distruzioni e gli
sconvolgimenti delle due guerre mondiali e la linea promossa dai
revisionisti moderni alla Togliatti alternativa all'instaurazione del
socialismo: i padroni e le loro autorità ci si sono adattati anche se
per loro erano contro natura, non per benevolenza ma pur di non perdere
tutto.
Dopo le sconfitte subite dal movimento comunista negli ultimi 40 anni,
molti comunisti e altre persone generose sono demoralizzate e hanno
perso la fiducia che è possibile instaurare il socialismo. Molti dei
primi paesi socialisti sono crollati. Molti partiti comunisti sono
degenerati fino a sparire o cambiare natura. Molte rivoluzioni
vittoriose sono in un modo o nell'altro state corrotte e vinte dagli
imperialisti. Tutte queste sconfitte in realtà né sono state fatali né
furono dovute principalmente alla forza degli imperialisti e dei
reazionari. Sono state l'effetto dei limiti dei comunisti stessi,
dell'insufficiente comprensione che noi comunisti avevamo raggiunto del
movimento sociale in corso, dell'incapacità intellettuale e morale del
movimento comunista cosciente e organizzato di sviluppare una linea
d'azione adeguata alle condizioni concrete. Il maoismo ci ha mostrato le
cause delle sconfitte passate e ci ha dato gli strumenti per riprendere
l'avanzata. Dobbiamo quindi mettere in opera tutto ciò di cui noi siamo
capaci perché i successi fin qui raggiunti dalle forze rivoluzionarie
venezuelane siano un gradino per vittorie ancora maggiori, anche se non
possiamo garantire che la rivoluzione bolivariana procederà, sfocerà
nella rivoluzione socialista e si fonderà con la seconda ondata della
rivoluzione proletaria mondiale vittoriosa. Questo in definitiva dipende
principalmente dai comunisti e dalle masse popolari Venezuela. La
rivoluzione bolivariana ha molti nemici all'interno del Venezuela e
all'esterno. Ad ogni nuovo passo avanti che la rivoluzione fa, la linea
giusta da seguire dovrà essere scoperta e dovrà prevalere contro le
contestazioni e le incomprensioni che la ostacoleranno all'interno delle
stesse forze rivoluzionarie: ogni verità si afferma solo un po' alla
volta lottando contro errori, ogni fenomeno nuovo viene compreso solo
gradualmente perché dobbiamo sopraffare pregiudizi e abitudini radicate,
l'influenza delle vecchie classi dominanti sulle masse popolari e su noi
stessi comunisti può essere limitata e contenuta ma scomparirà
completamente solo quando le vecchie classi scompariranno. Quanto più
siamo consapevoli dei rischi che corriamo, tanto meglio potremo
evitarli. Non dobbiamo mai scoraggiarci per eventuali sconfitte.
La lotta in corso in Venezuela è parte della nostra lotta: non
lasciamoci fuorviare da chi la strumentalizza contro la rivoluzione
socialista nel nostro paese.
Imparare dall'esperienza è un aspetto imprescindibile della concezione
comunista del mondo.
Il dibattito franco e aperto è strumento indispensabile per arrivare
alla verità.
AVANTI COMPAGNI, CON CORAGGIO E INTELLIGENZA!
FAREMO DELL’ITALIA UN NUOVO PAESE SOCIALISTA!
CONTRIBUIREMO ALLA SECONDA ONDATA DELLA RIVOLUZIONE PROLETARIA CHE
AVANZA NEL MONDO!
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[6]
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[7]
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[8]
https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/07/28/da-anti-imperialisti-coerenti-denunciamo-la-capitolazione-in-venezuela-0197351
[9]
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