ciao
durante i ten minutes abbiamo proposto un meno-di-cinque-minuti
ho caricato il testo nella sottocartella "Altro" qui:
https://sharedhm26.vado.li/
senz'altro (immagino) non s'è capito nulla, un po' per via
dell'involontario sabotaggio della regia con il microfono fischiante (ma
poi sono migliorati!), ma più che altro perché per l'emozione mi sono
dimenticato di presentare la cosa, prima o dopo
quindi lo faccio adesso
il testo è un brevissimo pezzo teatrale sul potere.
fra l'altro, voleva mostrare con un esempio concreto che è possibile
presentare un ten minutes che:
- dura meno di cinque minuti (così ce ne stanno di più e si evita la
stanchezza?)
- invece di essere una persona che parla-presenta, ce ne sono parecchie:
è una cosa collettiva (così ci partecipano in di più ed è più divertente?)
- non ha necessariamente bisogno di supporto video, computer, ecc. cioè
è un poco più corporeo umano e meno appoggiato a corpi di macchine (così
ci muoviamo un po' le membra anchilosate)
nonostante le maestranze di prima scelta, anche dal fior fiore del
panorama cinematografico internazionale (grazie CIRCE & C.), la resa è
stata mediocre e di questo mi assumo la responsabilità con il gentile
pubblico: possiamo solo che migliorare, consideratelo un PoC come dicono
quelli studiati (Proof of Concept, Prova di Concetto?)
La spiegazione è più lunga del testo stesso.
Si ispira alla storia (vera) dell'obelisco di Luxor, attualmente eretto
in place de la Concorde a Parigi; l'episodio dell'erezione
dell'obelisco, a cui l'autore ha assistito, viene raccontata da Proudhon
nel suo saggio più noto, "Che cos'è la proprietà", di cui molte persone
conoscono la celebre frase: "La proprietà è il furto!". Frase tanto
ripetuta quanto incompresa, come racconta estesamente Catherine Malabou,
"La Rivoluzione? Non c'è mai stata", elèuthera, Milano, 2025.
Il furto della proprietà è prima psico-sociale e socio-tecnico, e solo
in seconda istanza economico. Ha a che fare con la tecnica (anche se
Proudhon non lo rileva in maniera esplicita)
Proudhon era antisemita, razzista e misogino, lo so; il fatto che
all'epoca lo erano tutti non è vero (quasi tutti, e quasi è cruciale);
e, cmq, non è una scusa. Fatto sta che la storiella mi piace, e la
riporto. Dal capitolo III, "Sul lavoro, come causa efficiente del
dominio di proprietà":
> Il capitalista, si dice, ha pagato le giornate degli operai; a esser precisi, bisogna dire che il capitalista ha pagato tante volte una giornata quanti operai ha impiegato ogni giorno, cosa del tutto diversa. Perché questa forza immensa che risulta dall’unione e dall’armonia dei lavoratori, dalla convergenza e dalla simultaneità dei loro sforzi non l’ha pagata affatto. Duecento granatieri hanno eretto in poche ore l’obelisco di Luxor sul suo piedistallo; si presuppone che un sol uomo, in duecento giorni, ne sarebbe venuto a capo? Tuttavia, per il capitalista la somma dei salari sarebbe stata la stessa. Ebbene, un deserto da mettere a coltura, una casa da costruire, una manifattura da sfruttare, è l’obelisco da sollevare, è una montagna da spostare. La più piccola fortuna, il più minuscolo stabilimento, la messa in opera della più fragile industria esige un concorso di mestieri e di talenti tanto diversi fra loro che nessun uomo solo sarà mai sufficiente. Non è stupefacente che gli economisti non se ne siano accorti. Pesiamo quindi quello che il capitalista ha ricevuto e quello che ha pagato.
>
> Pierre-Joseph Proudhon, Qu’est-ce que la propriété ?, Payot, 2024, pp. 136-137. Traduzione mia.
questa è l'idea del pluslavoro, e, in nuce, del plusvalore. Criticando
questa formulazione in quanto "non scientifica", Marx è diventato Marx
Infatti, facendosi beffe proprio di quest'intuizione nel suo saggio
Miseria della filosofia, scritto in francese nel 1847 con il titolo
Misère de la philosophie. Réponse à la "Philosophie de la Misère" de
Proudhon, Marx ha ribaltato la frittata. Attaccando Proudhon, allora fra
i più noti socialisti francesi, colse l'opportunità di presentare la sua
teoria dell'economia politica "scientifica", con formule, calcoli, ecc.
Così facendo ha contribuito più di chiunque altro alla narrazione
dell'alienazione economica come base di ogni altra alienazione. Invece,
l'alienazione prima, primordiale, riguarda il livello psicosociale.
L'alienazione delle persone che operano insieme, ma nel quadro di un
sistema sociotecnico alienato e alienante diventano estranee, come
automi. Alienazione primaria del focus di attenzione condiviso, che, per
gli umani, è quasi sempre una tecnica condivisa: battere un cereale;
tessere; zappare; cacciare; parlare o cantare; respirare e muoversi in
maniera coordinata (pratiche marziali, yoga...); debuggare codice...
fare insieme comporta sempre condividere un focus di attenzione. Per
questo la tecnica aumenta il potere.
L'economia viene dopo.
la tecnica aumenta il potere a disposizione; nuovo potere si crea dallo
sforzo collettivo. purtroppo, è possibile che venga costruita
un'infrastruttura che sequestra il focus di attenzione condiviso e
atomizza l'attenzione, convogliandola verso l'infrastruttura stessa ed
espropriando il potere sociale, messo a disposizione di una gerarchia
dominante (esempi recenti tecnici: radio nei sistemi totalitari; TV;
social media; LLM di massa; ecc.)
La conseguenza a livello di potere individuale e sociale è di primaria
importanza. Ogni redistribuzione economica è destinata a fallire
miseramente nel suo intento emancipatore, se non avviene
contemporaneamente un aumento del potere reale delle persone. Non del
potere d'acquisto, ma del potere di influire sulle norme sociali e sulle
loro applicazioni.
vabbè mi sto dilungando. e non è perché questo l'ha scritto claudio o un
suo omologo confezionatore di testi automatico. è perché i dettagli sono
importanti.
+5minuti!
ciao
k.
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