Re: [Hackmeeting] Alternative e No

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Autor: karlessi
Datum:  
To: hackmeeting
Betreff: Re: [Hackmeeting] Alternative e No


> Message: 1
> Date: Fri, 6 Feb 2026 01:26:52 +0100
> From: jops <jops@???>
> To: hackmeeting@???
> Subject: Re: [Hackmeeting] Alternative e No
> Message-ID: <ae1c958c-15b1-4448-9ba2-b6c620460caa@???>
> Content-Type: text/plain; charset=UTF-8; format=flowed
>
> Premesso che e' solo il mio modo di vedere, premesso che mi sarebbe
> piaciuto risponderti anche manifestando tutta la mia palese ignoranza
> sui altri punti in cui non sono d'accordo.


premesso che mi aspettavo una risposta di questo tenore, perché
percepisco una certa distanza (forse più terminologica che di fatto) da
cui m'è venuto di prendere l'articolo di Umanità Nova per riflettere

> Ci tengo pero' a rispondere sotto perche' e la parte che da un lato mi
> ha fatto piu' ridere, ma dall'altra parte mi sento piu' lontano.


l'obiettivo è proprio far ridere, ottimo!

>
> On 1/30/26 22:38, karlessi wrote:
>> Per chi si domandasse se nn è rischioso aumentare la condivisione delle
>> responsabilità rispetto a sistemi tecnici complessi: certo che lo è. Ma,
>> cmq, è tutto rotto. Rotto rotto. Non è che si fanno servizi comunitari
>> per chissà che di efficienza ed efficacia, ma per gioco. Sennò diventa
>> un lavoro e una cosa seria, e la vita è troppo breve per simili
>> sciocchezze. Dico sul serio.
>


ribadisco. è tutto rotto. bisogna prenderne atto e agire di conseguenza.
altrimenti la frustrazione rischia di salire a livelli intollerabili.
altrimenti domande sempre latenti tipo: "ma come mai tutti gli sforzi,
di così tante persone, da così tanti secoli, millenni... non portano a
cambiamenti radicali qui e ora, e anzi le ingiustizie i soprusi le
violenze si moltiplicano?"

queste domande rischiano di diventare ossessioni e sfociare in rabbia
cieca e distruttiva. di fare il loro gioco perverso.

riferirsi a paradigmi funzionalisti ("le cose devono funzionare", "se
facciamo le cose bene, funzioneranno") è, nella migliore delle ipotesi,
rischioso. a livello d'investimento psichico, in primo luogo. IMHO.

> Su Bida le persone entrano dopo magari anni che si sono conosciute e che
> hanno espresso il desiderio di entrare. Il collettivo vive molto
> ancorato alle attivita' di hacklabbo. Il mercoledì ci si incontra, si
> discute, si aggiornano in diretta i server, e qualche nerd piano piano
> vede me che faccio il deficiente, altr* invece sono piu' ser*, poi presi
> bene capita che sono invogliati a entrare. L'entrata passa dal vivo per
> Bologna, in parole povere.
> I servizi che diamo sono principalmente servizi pubblici (servizi per
> biblioteche, social network etc) poco privati, questo abbassa il livello
> di paranoia tuttavia attraverso un percorso di fiducia si riesce anche
> ad aumentare la condivisione. Siamo arrivati a una decina di persone,
> cosa che trovo personalmente positiva.


dieci persone che ci mettono le mani? e molte altre di più, immagino,
che hanno un'idea almeno sommaria dell'infrastruttura. beh: mi pare una
cosa molto, molto positiva.

nota bene che ho preso spunto dal vostro articolo, ma il ragionamento è
più generale e riguarda (anche) il modello di questi servizi comunitari.
Infatti riportavo l'esempio di A/I come modello più massivo e (forse?)
più difficile da replicare/proliferare. un esempio diverso da Bida e che
però calza a pennello per esigenze diverse, ma anche, in parte, simili.
ce ne vorrebbero di più di A/I, di Bida, ecc. ecc.,

la questione per me è: come moltiplicare, far proliferare iniziative del
genere? nelle pratiche dei singoli? nei loro luoghi di vita,
associativi, lavorativi, ecc. ecc.

applicando le categorie dell'evoluzionismo darwiniano-kropotkiniano ai
sistemi sociotecnici: in generale, maggiore la diversità e varietà
sociotecnica, minore la possibilità di rapida estinzione. specie in
situazioni cupe e violente come l'attuale offensiva reazionaria.

> Positiva per due punti, su cui non sono d'accordo con te.
> Per quanto, come tu mi conosci e come mi conoscono altri, sono uno dei
> piu' grandi cazzoni, per me(ripeto per me) non si tratta di un gioco.


mmm forse non ci capiamo su cos'è un gioco.

un gioco è una cosa più "seria" del lavoro, in particolare del lavoro
salariato. appena possono gli animali giocano, e anche gli animali
umani. per fortuna non tutti lavorano. Il gioco è vitale, il lavoro no.

il gioco non è una cosa da cazzoni, diciamo :D

> Credo e sono convinto che i servizi devono funzionare e funzionare bene
> anche meglio di quelli commerciali e fuori dai circuiti di autoreddito.
> Almeno cercare di puntare a quello. E ti diro' di piu', A VITA e oltre.


non so bene cosa vuol dire autoreddito. le cooperative sociali fanno
autoreddito? cmq, si rischia di divagare:

servizi a vita e oltre, sì, certo, sono d'accordo. che rimanga qualcosa.
che non si ricominci ogni volta da capo. che la memoria sia ricostruita
non solo dalle narrazioni dei vincitori (come accade di solito), ma
anche da ingranaggi collettivi autogestiti

però non mi affascina il militantismo in generale perché la militanza mi
ricorda il militarismo. sbaglio?

anche qui la questione è terminologica, il mio discorso è principalmente
terminologico, quindi linguistico, quindi centrato sull'immaginazione e
l'immaginario che trascina con sé visioni, narrazioni su chi siamo come
siamo dove andiamo (un fiorino...)

notare che oggi c'è l'IA ovunque, che è esattamente il frutto di una
narrazione ipertossica mascherata da ritrovato tecnologico.

> Rebal e' nata perche' non volevamo lasciare che le biblioteche
> anarchiche finissero nel tritacarte statale. Se parti con questa
> prospettiva sai gia' che e' un qualcosa che non e' pensata per spegnersi
> un domani quando sarai stanco ma devi creare una prospettiva di crescita
>    e/o almeno di manutezione.
> Certo e' faticoso, ma se io lo faccio (ribadisco in bida ognuno parla
> per se e questo e' il mio solo pensiero) e' perche' credo che quello che
> faccio puo' servire a creare una societa' anarchica e per avere degli
> strumenti che possono servire per quello scopo. Aiutare in pratica a
> fare quel salto.


sì sono d'accordo. ma per me non cambia il fatto che di gioco si tratta.
perché sennò qualcuno (succede) viene a dire che non stiamo lavorando
bene/abbastanza per la società anarchica (infatti non stiamo
lavorando...), che in quei frangenti si identifica con le cose tanto
importanti che loro (gli utenti) stanno facendo, per quei tanto
importanti documenti che non vanno assolutamente persi...

e su questo non ci sto, a livello ideale, sul fatto che ci sia chi si
occupa dell'infrastruttura in modo che gli altri possano goderne. non ci
sono strumenti separati dallo scopo, mezzi adeguati ai fini è il minimo;
per me, i mezzi devono giustificare i fini.

non mi piace che ci sia chi gira la manovella e chi non ha una vaga idea
che la manovella esista. Di quante e quali manovelle esistano. Di quali
altre potrebbero esistere!

operare per ridurre l'alienazione tecnica significa anche distribuire
potere tecnico. è quel che si fa negli hacklab, mi pare. che fate in
continuazione!

fra l'altro, a seguire il ragionamento, tutto ciò andrebbe fatto non nel
tempo libero che rimane dal lavoro che qualcun altro mi dà per campare
ma in tutto il tempo che mi è dato in questo passaggio sul pianeta Terra :D

in effetti è quello che cerco di fare a modo mio. non nel tempo libero,
non nella militanza, possibilmente. altre contraddizioni, altri
compromessi? non tanto, mi sa, all'atto pratico: lamentele degli utenti,
soddisfazioni (poche), fatica (troppa), ecc ecc

ma, mi piace pensare, in ogni caso tentativi di altre narrazioni
rispetto al duro lavoro delle alternative e dei no ecc "necessari" per
dar vita a mondi diversi. narrazioni che cmq si possono affiancare, non
vogliono sostituire. Non penso che le alternative e i no siano
sbagliati. penso che non siano sufficienti.

Era il senso del discorso sulle alternative, fra l'altro.

> Mi sposto su un confronto piu' congeniale rispetto al discorso del cibo.
> Ad esempio, se si fa una manifestazione, se si organizza, e' un gioco?
> Mi dispiace dirlo, non ci posso fa niente, ma per me non lo e'. Se un
> domani dovessimo realmente trovarci in una situazione in cui la
> rivoluzione sia realmente possibile e' un gioco? Non credo. Storicamente
> in questi contesti muoiono tante persone e almeno io non lo percepirei
> come un gioco, sebbene magari possa essere preso da un grande e gioioso
> entusiasmo.


un gioco non è una cosa da bambini, con tutto che nella mia esperienza
cmq di solito i bambini ce la fanno più dei loro genitori. poi spesso
vanno a scuola e disimparano tutto. se la scuola gliela fanno i genitori
spesso è pure peggio! per fortuna qua e là c'è qualche adulto meno
bacato della media, e di chi sta ai vertici (per quelli vale sempre
Potere e delinquenza di Alex Comfort: le società gerarchiche favoriscono
l'ascesa ai vertici di personalità sociopatiche).

e cmq le persone muoiono lavorando tutti i giorni. le rivoluzioni sono
sempre possibili e accadono (anche) quando sono meno previste.

sarà una mia percezione ma sento un certo sbrigativo disprezzo nei
confronti del giocare con il mondo ("con" non vuol dire
"strumentalmente": vuol dire insieme), e una certa esaltazione latente
del lavoro che foggia il mondo (questo sì, di solito, strumentalmente:
per determinati fini considerati giusti)

> E le attivita' che facciamo (per come le vedo io) e' come preparare una
> lenta e inesorabile manifestazione che portera' a un grosso cambiamento.
> Non e' un gioco, non si viene pagati, bisogna lavorare, ci sara' fatica,
> ma questo non vuol dire che nel frattempo non possiamo anche divertirci.
> Tanto per citare Malatesta, la rivoluzione non nasce già perfetta, le
> masse imparano facendo, non aspettando, le organizzazioni libertarie
> sono scuole di libertà.
> Non siamo perfetti, ma non per questo na roba non perfetta dai per
> scontato che sia rotta e sempre rotta. Una CPU, dato: stato interno,
> istruzione, contenuto dei registri, produce un solo stato successivo
> possibile. E' deterministica, se la fai bene, ci metti fatica, e se sei
> un pizzico fortunato e accorto e non hai rumore termico, jitter e
> fenomeni quantistici mbe' puoi fare un'ottima macchina che puo' funzionare.
> Certo bisogna crederci. Credere che quello che si sta facendo ha uno
> scopo, nel mio caso l'Anarchia, ripeto. E si, nel tempo che ho libero
> (quel poco che ho) lo uso per quello. Sbagliando, vivendo mille
> contraddizioni al limite del ridicolo, con ingenuita' probabilemente, e
> magari pentendomi tra qualche anno di tutto il tempo perso.
>


le masse... ma tu mi provochi :PPP

quando dico rotto intendo il tutto, il quadro materiale, sociale,
culturale in cui le iniziative si fanno e disfanno. iniziative e
collettivi che di per sé possono essere straordinariamente giuste e
aggiustate :D

i rapporti fra umani e mondo sono rotti. il retaggio dell'oppressione
strutturale e del dominio li ha rotti, ha rotto, e lì dentro stiamo, su
quelle macerie viviamo. in Europa ce ne accorgiamo meno, altrove è più
evidente.

c'è un po' di licenza poetica, chiaramente. ma mica tanta.

poi, invece, sul credere no, non ce la posso fare a credere. è una roba
troppo religiosa per me. credere alle cose con la lettera maiuscola pure
peggio. ho cognizione di religione, in particolare di religione
cattolica, perciò ho scelto che no, non fa per me. posso nutrire
fiducia, quello sì. fede, che è credere, quello no.

le fedi politiche non sono diverse da quelle religiose. non a livello
psico-sociale, perlomeno: la fede (nella divinità, nel partito, nella
missione aziendale, culturale, sociale...) non si può tradire, neanche
quando la realtà dimostra l'opposto (vedi "true believer"); la fiducia
sì, può essere tradita.

e poi non so, l'esaltazione della fatica non mi ha mai convinto. mi
ricorda andare a scavare pozzi per le popolazioni del terzo mondo (una
volta si chiamava così), le ONG, il servizio per i poveri. OK. lodevole.
ma io sto qui, non "là".

e qui, la scuola della libertà non può essere asservimento a un'astratta
fatica per il sol dell'avvenire, un sacrificio per un'idea, per quanto
"corretta"; né per una molto concreta fatica per qualcun altro che boh,
deve tanto postare il suo contenuto tanto importante?

a me il servizio come concetto mi ricorda cmq la radice cristiana e
cattolica delle nostre società. mettersi al servizio... per carità
(!!!), capisco. ma la radice è quella, che ci piaccia o meno.

ho presente queste consapevolezze quando faccio riferimento al gioco,
invece che al lavoro e alla fatica. è una questione di narrazione,
soprattutto. le narrazioni sono importanti, oggi più che mai.

posso proporre un'altra parola: opera.

Hannah Arendt ha scritto cose interessanti in merito.

anche l'alchimia ha a che fare con l'opus, l'opera appunto. L'oeuvre au
noir di Yourcenar. mi viene anche in mente James Hillman, La forza del
carattere, per esempio; o Le storie che curano. ma sto divagando.

cmq ecco preferirei che proprio non ci fosse proprio tempo libero, se
segui il ragionamento. umani (e non) presi a operare insieme, e con e
nel mondo, che se ne fanno del tempo libero?

il tempo libero serve quando c'è troppo tempo occupato dal lavoro ecc ecc :D

si parla di utopia eh. ma è questo il punto, giusto? pratiche concrete
di utopia.

o forse anche utopia è parola un po' tanto compromessa. dopotutto se l'è
inventata un tizio inglese che mandava al rogo gli eretici ed è stato
dichiarato santo dalla chiesa cattolica... e non era un gran bel posto,
almeno, io nella città perfetta dell'isola di Utopia non ci vorrei vivere

> con religioso pungo chiuso
> jops
>
>


appunto, religioso :PPP

sul punGo chiuso sono d'accordissimo. più punGi chiusi :D

> ps: dico tutto questo mentre lattuga e' giu', abbiate pazienza, sto
> cambiando fornitore
>


forza lattuga!!! è tornata su!

per fomentare la varietà dei sistemi sociotecnici, sarebbe utile
conoscere le varie pratiche. quali fornitori? Hetzner? che tipo di
deploy? ansible? ecc ecc ecc

k.

PS: nel mentre che pensavo che è tutto rotto ho scritto un libretto per
non prendermi troppo a male. è una bozza. s'intitola provvisoriamente:

"People Have The Power"

https://phtp.vado.li

(grazie, vado.li)

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