Re: [Hackmeeting] Alternative e No

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Autor: Lin
Datum:  
To: Hackmeeting, karlessi
Betreff: Re: [Hackmeeting] Alternative e No
Ciao karlessi,

Ho davvero apprezzato i pensieri che hai voluto condividere, che sono
molto in sintonia con alcune riflessioni che sto sviluppando in queste
settimane.

Voglio provare a contribuire...

On 30/01/2026 22.38, karlessi wrote:
> (è venuta lunga. oggi piove... no, è solo che mi è venuta così.)


...e anche se qui piove davvero, cerco di essere più breve ;)

> # Alternative?
> [...]
> Perché il punto cruciale di differenza/alternativa non è (solo)
> oggettuale/merceologico, ma (soprattutto) infrastrutturale e organizzativo.


Concordo, e aggiungo: l'inquadramento "technical by default" del
discorso delle alternative fa in modo che la discussione si sposti verso
una comparazione delle features in stile tabella/checklist.
Inevitabilmente si perdono sia i dettagli che una prospettiva più ampia.

Il rischio infatti c'è anche sul piano oggettuale. Riprendo l'analogia
del cibo: se ci raccontiamo che il riso è l'alternativa senza glutine
alla pasta, quando poi qualcuno fa la pasta senza glutine rischiamo di
dimenticarci del riso, e di quanto buoni siano i risi e bisi. Magari
scopriamo che si può risottare la pasta, e che è buona anche la pasta
con i piselli, ma la pasta senza glutine non rende obsoleti i risi e bisi.

In altre parole, se inquadriamo Jitsi come "l'alternativa
etica/floss/whatever a Zoom/GMeet/Teams", innanzitutto stiamo
frammentando la popolazione in base al loro "no" (o, al meglio, al loro
"pro", come dici sotto), e se poi Microsoft decide di rilasciare Teams,
ma "ethically certified", FLOSS, or whatever, tocca ricominciare da
capo. La situazione di Windows Subsystem for Linux (WSL) e di MS che si
è comprata GitHub è, penso, un ottimo esempio.

Quando parlo di questi temi con platee diverse, mi piace inquadrare
questa discussione come una riflessione su "cosa serve (e cosa no) ad
una comunità in questo momento". Quali sono i nostri valori, perché, e
come ci piacerebbe che andassero le cose. Fatto questo passaggio,
scegliamo, adattiamo, costruiamo i nostri strumenti. Ripartire dagli
immaginari, e porre l'attenzione sulla natura costruita (anche
socialmente) della tecnologia forse non fa in modo che ci sia uno switch
di massa da GDrive a Nextcloud, ma assicura che l'ingaggio sia critico e
consapevole.

> # NoBigTech?
> [...]
> L'enorme vantaggio dei "NO-anti" è la rassicurazione identitaria.


Per rinforzare il tuo punto, vedo un problema abbastanza semplice nel
no-anti: ha significato solo messo accanto alla cosa a cui si oppone. È
simile alla questione di cui sopra. Molto più utile, concordo con te,
l'approccio "pro". Io di solito sottolineo come proporre un "pro"
rappresenti una nuova costruzione della realtà. Abbiamo fatto questa,
possiamo farne altre.

> # Coerenza No-anti?
> [...]
> La coerenza nelle scelte diventa estremamente difficile o praticamente
> impossibile.


Vorrei rivendicare un sano diritto all'incoerenza. Provo grande
soddisfazione nel dire di non essere la persona che ero l'anno scorso, o
due anni fa. Non è "crescita" (con conseguente obbligo di dimostrare un
miglioramento), ma semplicemente "cambiamento". Obbligarsi alla
coerenza, peraltro, ci rende creature più facilmente modellizzabili: un
bel favore a chi crede nel riduzionismo datacentrico!

Preferisco un po' di sano caos, cercare di prendere scelte
consapevolmente, e mettere il mio impegno nel prendermi cura di chi mi
sta intorno, prendendomi la responsabilità di quando faccio danni.
Questa posizione viene anche dalla consapevolezza che, anche se fossi
coerente, probabilmente farei danni lo stesso. Semplicemente, sarebbero
danni diversi, e l'imperativo della coerenza mi può rendere più
difficile iniziare il lavoro di cura e riparazione.

> # Pro e condivisione
> [...]
> Non è una sottigliezza retorica. La narrazione e l'immaginario sono
> potenti.


Penso si sia capito quanto fondamentale io trovi (re)imparare ad
immaginare e raccontare storie. Per la comunità hacker, penso, sono due
abilità potentissime! D'altra parte, secondo me, hacking è vedere un
sistema, immaginarsi che potrebbe fare qualcos'altro, raccontarsi la
storia di come potrebbe essere, e trovare i modi (più o meno "ortodossi"
--- c'è un meta-lavoro di immaginazione, anche nei modi) per farlo.

Mi piacerebbe lavorare proprio su come riattivare la nostra
immaginazione collettiva. Meno no-anti, capace di costruire dei nuovi
"pro". Trovo importantissimo ascoltare chi non è nella nostra "bolla", a
diversi livelli di distanza. Se accettiamo di ascoltare per davvero,
penso, potremmo vedere anche noi quanti altri immaginari sono ancora
inesplorati.
> Non è che si fanno servizi comunitari
> per chissà che di efficienza ed efficacia, ma per gioco.


Sì, sì, sì! Mi sono obbligato a non fare citazioni, ma ne avrei una. La
tengo in cassetto per la prossima volta che ci si vede ;)

Grazie per la condivisione, e mi accodo al grazie a Bida e a chiunque
giochi con il darsi la possibilità di immaginare cose, persone e mondi
diversi.

A presto,
Lin