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(nuovo)Partito comunista italiano
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_Avviso ai naviganti_ 173 - 17 settembre 2026
[SCARICATE IL TESTO DEL COMUNICATO IN OPEN OFFICE [4] / WORD [5]]
ESTENDERE LE INCHIESTE SULLE ATTIVITÀ MILITARI IN CUI IL GOVERNO MELONI
E I SUOI PADRINI COINVOLGONO IL NOSTRO PAESE, SULL’ASSERVIMENTO
DELL’ITALIA AGLI IMPERIALISTI USA-NATO, SULLA COMPLICITÀ CON I SIONISTI
E SULLA PARTECIPAZIONE AI PREPARATIVI DI GUERRA DEGLI IMPERIALISTI
EUROPEI!
USARE I DOSSIER D’INCHIESTA PER RAFFORZARE L’UNITÀ D’AZIONE DEGLI
ORGANISMI MOBILITATI CONTRO LA GUERRA, LA CORSA AL RIARMO E L’ECONOMIA
DI GUERRA!
FARE DEI DOSSIER DI INCHIESTA UNO STRUMENTO PER SVILUPPARE
L’ORGANIZZAZIONE DEGLI OPERAI E DEGLI ALTRI LAVORATORI E LA LORO
MOBILITAZIONE PER PORRE FINE AL COINVOLGIMENTO DEL NOSTRO PAESE NELLA
TERZA GUERRA MONDIALE!
Il governo Meloni sta coinvolgendo sempre di più il nostro paese nella
Terza guerra mondiale [6], che gli imperialisti USA, sionisti ed europei
- in alcuni casi in concorrenza e in altri in collaborazione tra loro -
stanno allargando in tutto il mondo, lo coinvolgerà tanto più quanto più
a lungo resterà in carica e lo stesso avverrà se ad esso dovesse
subentrare un governo del polo PD delle Larghe Intese. Lo sta
coinvolgendo non solo con gli aiuti militari al regime fantoccio di
Kiev, gli accordi di ricerca e i traffici di armi di università,
istituzioni e aziende italiane con lo Stato sionista d'Israele,
l'aumento della spesa militare. Nel 2026 il Ministero della Difesa
italiana ha promosso esercitazioni con una frequenza pari a quella del
2025, ma con una maggiore concentrazione di esercitazioni legate a
scenari di combattimento "convenzionale ad alta intensità"
(esercitazioni Orion, Prometeo, Alliance Wall, Demetra, Alabarda
d'argento e altre) e una maggiore combinazione con il resto degli
eserciti NATO (Joint Stars, Steadfast Dart, Trojan Footprint, Cold
Response e altre). Aumentano le aziende che convertono la propria
produzione da civile a bellica (Faber di Castelfranco Veneto, Piaggio
Aerospace, l'ex Winchester di Anagni, molte aziende legate
all'automotive come Prometeon, Pirelli, Schaeffler) o che estendono la
propria produzione militare (Leonardo, Fincantieri, Iveco Defence
Vehicles, KNDS Ammo Italy) e i tentativi di conversione bellica di
Stellantis, Electrolux, ex Ilva e altre grandi aziende minacciate in
caso contrario di chiusura. Si moltiplicano le campagne di manipolazione
e intossicazione del cuore e delle menti delle masse popolari per
diffondere tra le masse popolari l'idea che la guerra è inevitabile (il
susseguirsi forsennato di false notizie su droni russi, attacchi russi,
piani di invasione russi, ecc.), le iniziative nelle scuole e nelle
università per promuovere tra i giovani l'attitudine a "obbedire e
combattere". Ma proprio la grandezza degli sforzi e delle risorse che la
classe dominante dedica a manipolare e intossicare l'opinione pubblica è
una conferma di quanto tra le masse popolari è diffusa l'opposizione
alla guerra e, più in generale, di quanto il dominio della borghesia
imperialista è pericolante e di quanto potenzialmente sono grandi le
nostre forze.
I dossier di inchiesta e denuncia fatti da comitati e associazioni
solidali con il popolo palestinese, gruppi e reti pacifiste,
organizzazioni del movimento comunista, sindacati combattivi,
coordinamenti locali e nazionali, organismi di lavoratori, singoli
giornalisti e attivisti sono espressione dell'opposizione alla guerra
che è cresciuta nel nostro paese. Con questo Avviso ai Naviganti
diffondiamo 14 dossier:
_1. Dossier su Leonardo Spa (a cura di Boicotta Disinvesti Sanziona -
BDS)_
_2. Bollettino HUB n. 1 e n. 2 _
_3. Dossier sulle installazioni USA-NATO in Italia (Coordinamento
Nazionale No Nato)_
_4. Dossier sui rapporti tra Università di Padova e sionisti (collettivo
CORDA di Padova)_
_5. Analisi comparativa tra aviazione militare e civile (un gruppo di
lavoratori Leonardo)_
_6. Bollettino n. 9 e altri sulla mobilità militare (Ferrovieri contro
la Guerra)_
_7. Dossier sul traffico di armi nei porti (giornalista e attivista
Linda Maggiori)_
_8. Opuscolo sull'oleodotto NIPS (Coordinamento No Nato Emilia Romagna)_
_9. Mappatura delle aziende belliche in Piemonte (Coordinamento No
Riarmo)_
_10. Scheda tecnica del progetto IMEC nel porto di Trieste_
_11. Dossier sui rapporti tra industria bellica sionista e il
dipartimento di fisica dell'Università di Bari_
_12. Dossier sui traffici di petrolio di Vitol verso lo Stato sionista_
_13. Dossier sulle banche che investono nell'industria delle armi
(Finanza Etica)_
_14. Dossier "L'Umbria Va Alla Guerra" (Laboratorio OSA Perugia)._
Potete scaricare i dossier, singolarmente o collettivamente,
direttamente a questo link:
https://drive.proton.me/urls/0D84J1GR7W#LTAu2J7cmVbz
Sono dossier diversi tra loro, ma il pregio di ognuno di essi è che
mostra _nel dettaglio_ alcuni aspetti in cui si traduce il
coinvolgimento dell'Italia nella Terza guerra mondiale nel campo della
produzione bellica, della complicità nel genocidio in corso in
Palestina, del traffico di armi, dell'uso del nostro paese come
retroterra economico, produttivo, logistico e operativo.
Sono strumenti utili a contrastare la manipolazione e l'intossicazione
del cuore e delle menti delle masse popolari travestite da
"informazione". La classe dominante cerca di mascherare con il segreto
di Stato, il segreto militare, commerciale, bancario, industriale,
d'ufficio i propri traffici e le proprie manovre. Ciò che non può
nascondere avvalendosi delle sue leggi, lo ricopre di un velo di
mistificazione, confusione e menzogne a mezzo stampa.
Per la classe dominante - nel nostro paese i vertici della Repubblica
Pontificia: i gruppi imperialisti USA, i sionisti, la Corte Vaticana, la
criminalità organizzata, Confindustria e le altre organizzazioni
padronali - è normale circondare le proprie operazioni, attività,
relazioni, decisioni e la loro vita di mistero e segreti. Le iniziative
di dossieraggio e inchiesta che dal basso si sviluppano e rendono note
alle masse popolari le iniziative criminali della classe dominante sono
quindi importanti: per impedirle o almeno contrastarle dobbiamo
conoscerle. Ma sarebbe riduttivo usarli solo a questo fine nella
speranza che "le masse prendano coscienza" e si mobilitino: è infatti
evidente che sul terreno della propaganda la classe dominante dispone di
mezzi e di risorse enormemente superiori. Il dossieraggio e la denuncia
devono diventare uno strumento per promuovere ovunque e ad ogni livello
il coordinamento di quei gruppi e organismi che lottano già oggi contro
la guerra mondiale e per estendere l'organizzazione delle masse
popolari.
Ognuno dei dossier mette in luce, a vario modo, due passi che i loro
autori e gli altri promotori del movimento contro la guerra possono e
devono fare in questa direzione, per rafforzare la mobilitazione contro
la guerra, per allargare la partecipazione ad essa e farla crescere di
tono ed efficacia.
1. Conoscere per agire e mettere in sinergia e concatenazione le
esperienze di lotta
Tra gli organismi mobilitati contro la guerra (e non solo) cresce la
spinta al coordinamento e all'unità d'azione, anche a fronte degli
effetti negativi che le divisioni - settarismo e concorrenza - hanno
avuto sugli gli scioperi e le mobilitazioni dello scorso maggio [7].
L'unità d'azione non "casca dal cielo", non avviene spontaneamente né
basta sperare che si ripetano le mobilitazioni dell'autunno 2025
("eravamo tutti uniti e le mobilitazioni sono riuscite"): la forza
assunta dalla spedizione della Global Sumud Flotilla nell'autunno 2025 è
stato il frutto della combinazione dell'iniziativa di decine di realtà
locali che hanno costruito la spedizione, della convergenza della classe
operaia tramite il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (CALP) di
Genova che ha lanciato la parola d'ordine di "bloccare tutto", della sua
generalizzazione con lo sciopero generale indetto da USB e dal resto del
sindacalismo di base su cui ha dovuto convergere anche la CGIL e che ha
raccolto a cascata altre decine e decine di organismi. Richiede di
mettere in sinergia e concatenazione l'esperienza accumulata dagli
organismi politici, sindacali, operai e popolari che lottano contro la
guerra.
Nella fattispecie,_ mettere in sinergia_ significa combinare le
inchieste fatte dai gruppi che lottano contro la Terza guerra mondiale e
i suoi effetti (BDS, CNNN, estensori della rivista Hub, comitati e
gruppi a sostegno della Resistenza palestinese, altri) per far emergere
i tratti comuni di ogni singola lotta e individuare su questa base
obiettivi comuni, mettere a punto analisi e orientamenti comuni,
elaborare insieme un piano di lavoro. In questo modo ogni organismo
individua, territorio per territorio, l'obiettivo (la base USA-NATO,
l'università che ha accordi con i sionisti, il porto dove transitano
armi, ecc.) contro cui concentrare le forze e attaccare, ma con una
visione d'insieme della battaglia di cui quella lotta è parte,
concependosi come parte del tutto, legato a doppio filo all'attività
degli altri organismi così da "marciare separati, colpire uniti".
_Concatenare_ significa che ogni singola lotta serve e ha come orizzonte
la battaglia generale di cui è parte, quindi le iniziative di ogni
organismo (ricorsi legali, sabotaggi, boicottaggi, denunce, pressioni
sulle istituzioni, ecc.) sono il presupposto e la base per lanciare una
lotta superiore per obiettivi, numero di partecipanti e raggio d'azione,
per individuare nuovi campi di intervento, per condurre attività che
prendono a bersaglio in maniera più aperta e diretta le autorità della
classe dominante.
Senza mettere in sinergia e concatenazione ogni singola iniziativa,
campagna, battaglia promossa dagli organismi attivi nella lotta contro
la Terza guerra mondiale, ognuna di esse resta un'attività importante ma
non sviluppa appieno tutte le sue potenzialità.
2. Sviluppare il ruolo degli operai e degli altri lavoratori
Nella lotta contro la Terza guerra mondiale dobbiamo prestare
particolare cura a sviluppare il ruolo degli operai e degli altri
lavoratori: moltiplicare gli organismi di lavoratori mobilitati contro
la guerra, rafforzarli e coordinarli. Avanzare in questa direzione rende
necessario affrontare una tendenza esistente tra gli organismi popolari,
le reti, associazioni e gruppi mobilitati contro la Terza guerra
mondiale: quella di contrapporsi ai lavoratori impiegati nelle aziende
belliche.
I dossier che diffondiamo con questo Avviso ai Naviganti, anche se in
alcuni casi parlano di industria bellica e relativi numeri (operai,
indotto, produzione, ecc.), non trattano dell'intervento tra gli operai
direttamente coinvolti nella produzione di armamenti. Non farlo
significa sostanzialmente lasciare campo alle tesi e posizioni, proprie
delle "anime belle" della sinistra borghese, che equiparano l'operaio
che produce armi al suo padrone, che lo additano come corresponsabile
della Terza guerra mondiale: tesi e posizioni che, di fatto,
contrappongono gli organismi mobilitati contro la guerra ai lavoratori
impiegati nella produzione bellica e nel suo indotto, spingono questi
ultimi a coalizzarsi con i "loro" padroni e alimentano così la guerra
tra poveri promossa da padroni e guerrafondai.
Bisogna affrontare il problema della produzione bellica con criteri di
classe, cioè partire dalla condizione oggettiva degli operai e del resto
dei lavoratori dipendenti nel nostro paese: il tipo di lavoro che fanno
non dipende dalle loro idee, sentimenti, propensioni né dagli studi che
hanno fatto né dall'utilità alla vita del paese dei beni e servizi che
producono, ma dal fatto che i proletari per vivere devono lavorare,
quindi devono trovare chi li assume e questo in un contesto segnato da
decenni di smantellamento del tessuto produttivo del paese (chiusure di
aziende, delocalizzazioni e ridimensionamenti) e di precarizzazione dei
rapporti di lavoro. Oggi l'iniziativa economica è ancora in mano ai
capitalisti, che assumono i lavoratori per produrre quei beni e servizi
che contano di vendere con profitto e nel capitalismo in crisi i settori
dell'economia reale che tirano solo la produzione di armi, il lusso, i
grandi eventi, le grandi opere speculative. Vuol dire che bisogna
difendere e/o ampliare la produzione di armi per garantire posti di
lavoro e anzi aumentarli? No, non è questo il punto. Vuol dire che non è
un problema della singola azienda né tanto meno della "scelta più o meno
etica" del singolo lavoratore, ma di cosa si produce nel nostro paese,
come lo si produce e come viene distribuito: è un problema che ha la sua
soluzione sul terreno politico, di governo del paese.
Nel movimento contro la guerra bisogna far valere che le armi servono
alla borghesia imperialista contro i popoli che si ribellano al loro
dominio e contro le masse popolari. Ma servono anche ai proletari e ai
popoli che si ribellano all'ordine di miseria e di oppressione della
borghesia imperialista. Servono alla Resistenza palestinese per lottare
contro il sionismo, al popolo venezuelano, cubano e iraniano per
difendersi dall'aggressione imperialista e contrattaccare. Sono servite
ai bolscevichi per portare a compimento la rivoluzione socialista in
Russia e far fronte alle aggressioni imperialiste per "soffocare il
bambino finché è ancora nella culla", ai comunisti cinesi, vietnamiti,
coreani, cubani, ecc. Così come sono servite alla Resistenza partigiana
(1943-1945) per liberare il paese dalla feccia nazifascista
La produzione di armi, inoltre, è la punta dell'iceberg di un sistema
produttivo sempre più legato alla Terza guerra mondiale. Un bullone o
una lamiera possono essere parte della costruzione di un capannone o
componenti per la fiancata di un mezzo militare. I progetti di
costruzione, potenziamento e/o manutenzione di ferrovie, porti e
autostrade contemplano sempre di più l'uso bellico delle infrastrutture.
E, ancora, i dati e le informazioni raccolte attraverso gli algoritmi
dei social network, dei motori di ricerca Internet e applicazioni dei
cellulari servono sempre di più a sorvegliare la popolazione e
promuovere la guerra cognitiva contro le masse popolari, oltre che a
sviluppare più in generale la propaganda di guerra. È il cosiddetto
"dual use" (duplice uso). Si potrebbero fare numerosi altri esempi per
dimostrare che la guerra non è più materia che riguarda solo la
produzione di armi e il loro trasporto bensì tutta la struttura della
società, ogni suo ramo. Ai lavoratori dell'industria bellica
propriamente detta, quindi, si aggiungono altre centinaia di migliaia di
lavoratori dell'indotto di aziende come la Leonardo, di lavoratori delle
ferrovie, dei porti, aeroporti, della logistica, ma anche
metalmeccanici, chimici, autotrasportatori, manutentori, ingegneri,
ricercatori, docenti, ecc. In definitiva, è sempre più difficile trovare
un ambito produttivo che non è coinvolto nelle dinamiche della Terza
guerra mondiale.
Ad oggi nel nostro paese esistono numerose aziende che producono armi.
Tutte, in una certa misura, producono rispettando i cosiddetti "standard
NATO" e usufruiscono quindi del mercato bellico dei paesi NATO e
associati, possono vendere solo a paesi che utilizzano armi e
munizionamento NATO, possono avere a che fare (salvo casi eccezionali)
solo con aziende che producono per la NATO. Gli armamenti che vengono
prodotti sono di vario tipo: da bombe e missili altamente distruttivi e
inquinanti fino a carri armati, obici, aerei, munizionamento e armi
leggere, vestiario militare, radar, antenne, ecc. Queste aziende si
scambiano tra loro tecnologie, brevetti, componentistica, manodopera e
professionalità. Si tratta di un comparto che riguarda circa 75.000
lavoratori diretti più centinaia di migliaia dell'indotto e che è in
crescita.
Già oggi bisogna lottare perché i prodotti dell'industria bellica siano
destinati solo alla difesa nazionale e allo scambio o alle forniture di
solidarietà e assistenza a Stati e organismi schierati contro
l'imperialismo. Armi, sistemi d'arma e prodotti che vengono usati per
produrli non devono finire nelle mani di Stati e organismi della
Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, UE e
associati. Fino a quando la produzione bellica è in mano ai capitalisti,
è importante che si sviluppi la mobilitazione per boicottarla, per
bloccare il traffico di armi, impedire la compenetrazione tra università
e aziende belliche. Sono altrettanti modi non solo per intralciare gli
ingranaggi della macchina bellica, ma anche per alimentare
l'organizzazione delle masse popolari e rendere ingovernabile il paese
ai vertici della Repubblica Pontificia, quindi per creare le condizioni
necessarie a imporre un governo di emergenza popolare (Estendere e
rafforzare la mobilitazione contro guerra, corsa al riarmo ed economia
di guerra [8] - Un approfondimento su produzione bellica e protagonismo
operaio, in VO 82 - marzo 2026).
Gli operai dell'industria bellica subiscono come gli altri lavoratori e
il resto delle masse popolari l'oppressione di classe: sono colpiti dal
disastro ambientale e dagli effetti del cambiamento climatico, dal
degrado della società, dall'eliminazione dei diritti conquistati con la
Resistenza e con le lotte degli anni '70, muoiono di malasanità e hanno
figli che ricevono un'istruzione scadente in aule fatiscenti. Gli operai
dell'industria bellica, anche quelli che non sono ancora coscienti del
proprio ruolo nella società o persino quelli abbrutiti al punto da
pensare che il loro stipendio vale bene qualche morto in giro per il
mondo, subiscono gli effetti della crisi generale del sistema
capitalista che è sfociata nella Terza guerra mondiale. Tra questi
operai sono pochi quelli che già oggi si mobilitano e organizzano per
trasformare il paese e che si interrogano sul funzionamento della
società, del mondo e su ciò che possono fare loro in prima persona: tra
questi sicuramente ci sono alcuni operai Leonardo [9], il cui dossier è
inserito tra quelli che diffondiamo. Per quanto pochi, mostrano che
anche gli operai direttamente coinvolti nella produzione bellica e
persino i lavoratori che operano nelle basi USA e NATO in Italia possono
essere oggetto del nostro intervento e attivarsi per
- fornire informazioni dall'interno del proprio posto di lavoro riguardo
produzione, traffici e affari in cui l'azienda in cui lavorano è
coinvolta, informazioni sui turni di lavoro, sulle spedizioni degli
armamenti e sulle aziende fornitrici, a patto di garantire seriamente il
loro anonimato e proteggere la relazione che hanno instaurato con gli
organismi di lotta,
- organizzarsi sindacalmente contro il regime da caserma imposto nelle
aziende belliche e per la sicurezza sul posto di lavoro (vedi
l'esplosione di un reparto della fabbrica KNDS Ammo Italy - ex Simmel
Difesa - avvenuta il 23 agosto 2026 a Colleferro - Roma),
- organizzarsi per boicottare la produzione di armamenti, rallentarla
fino anche a fermarla, a partire da quelle aziende più direttamente
coinvolte nel genocidio in corso in Palestina,
- organizzarsi e lottare affinché le armi e le componenti militari
prodotte non siano appannaggio del traffico verso paesi in guerra ma
utilizzate soltanto per la difesa nazionale e le attività di tutela
dell'ordine pubblico,
- organizzarsi e lottare affinché la produzione venga convertita alla
produzione civile di beni utili alla società sulle base delle
competenze, dei macchinari e delle tecnologie che l'azienda possiede:
esemplare in questo senso il caso della Faber di Castelfranco Veneto che
ha convertito parte della produzione di bombole di ossigeno medicale,
idrogeno e altri gas alla produzione di bossoli e ogive. Lo stabilimento
della Faber apparteneva alla ex Simmel Difesa, a riprova del fatto che è
possibile non solo convertire al bellico, ma anche fare il contrario.
In tutti questi casi, dobbiamo incitare e sostenere l'organizzazione
segreta dei lavoratori laddove necessaria per far fronte alla
militarizzazione delle aziende e alla repressione padronale.
Per mettere fine alla spirale di guerra, riarmo ed economia di guerra in
cui il governo Meloni e i suoi padrini (i vertici della Repubblica
Pontificia) trascinano il nostro paese occorre spezzare le catene che lo
legano agli imperialisti USA-NATO, ai sionisti di Israele e all'UE, alla
loro Comunità Internazionale, alle sue istituzioni, regole, relazioni e
traffici. Uscire dalla NATO implica questo, o qualcuno pensa sul serio
di uscirne semplicemente dicendo al governo USA e agli altri soci "non
ci sto più, arrivederci e grazie"? Concretamente significa essere in
grado di far funzionare il paese (produzione, distribuzione, trasporti,
cioè aziende, scuole, ospedali, uffici, ferrovie, reti, supermercati,
ecc.) nonostante le minacce, le pressioni, il blocco, il boicottaggio e
il sabotaggio della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA,
sionisti, UE e dei loro soci e complici italiani, quindi si tratta di
riorganizzare la vita economica e civile del paese sulla base della
gestione pianificata e pubblica dell'apparato produttivo. Questo
presuppone l'iniziativa di una parte importante di operai e di altri
lavoratori, che va costruita da oggi sviluppando il loro ruolo, la loro
organizzazione e mobilitazione nel movimento contro la guerra.
Bisogna spingere gli operai a organizzarsi in ogni azienda per
costituire organismi capaci non solo di rivendicare diritti e salari e
difendere il posto di lavoro, ma capaci di pensare sia un nuovo modo di
produrre (cosa produrre, come produrre e a chi distribuirlo) sia una
nuova società. Gli operai che per primi si metteranno a farlo,
mostreranno la strada agli altri. Una simile mobilitazione non riguarda
infatti solo gli operai coinvolti nella produzione bellica, ma anche
quelli coinvolti nella conversione alla produzione di armamenti delle
aziende in smantellamento che producono beni e servizi per uso civile:
dagli operai Stellantis a quelli dell'ex Ilva, del comparto
elettrodomestici e altri.
Se una buona parte di operai imboccheranno questa strada trascineranno
con il loro esempio e la loro iniziativa il resto delle masse popolari.
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[3]
https://nuovopci.it/contatti/infocont.html
[4]
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[5]
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[6]
https://nuovopci.it/voce/voce81/intPCARC.html
[7]
https://nuovopci.it/voce/comunicati/com2026/com09-26/Com.CC_9_2026_Bilancio_mobilitazioni_di_maggio_e_prospettive.html
[8]
https://nuovopci.it/voce/voce82/raffmobguerra.html
[9]
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