Comunicato e documento da Usicons aps, che riceviamo e inoltriamo, come appello alle forze politiche, sindacali e associative schierate a sostegno della cittadinanza e utenza beneficiaria dei servizi pubblici e convenzionati, sanitari e non solo, per la prosecuzione delle iniziative a favore delle classi lavoratrici e dei settori popolari sfruttati, "PRIMA LA SALUTE, POI I DEBITI", per informazione, diffusione e pubblicazione grazie luglio 2026 USICONS aps (accreditata a livello nazionale al RUNTS, con patto di collaborazione e federativo con USI 1912 confederazione sindacale ricostituita, aderente a livello internazionale a RSISL e alla RETE NAZIONALE LAVORO SICURO)
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Mi hanno detto che non ho abbastanza soldi per le cure»: Asl blocca l'esenzione ticket un'ottantenne con 700 euro di pensione. UN CASO DI DIRITTO ALLA CURA E ALLA TUTELA DELLA SALUTE NEGATA AD ANZIANI POVERI, da ASL IN CAMPANIA…
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Vivere con 700 euro al mese di pensione di reversibilità è, di per sé, una sfida quotidiana alla sopravvivenza. Ma per una donna ottantenne di Portici, in provincia di Napoli, questa sfida si è trasformata in un muro invalicabile. La ASL , infatti, le ha negato il rinnovo dell’esenzione dal ticket sanitario a causa di un debito risalente a oltre quindici anni fa: un accumulo di prestazioni mediche non saldate tra il 2011 e il 2013, per un totale di circa 2.900 euro.
Oggi, la signora anziana si trova in una condizione di estremo disagio e di paralisi: le patologie di cui soffre richiederebbero cure e monitoraggi costanti, ma il blocco dell'esenzione le impedisce di accedere al sistema sanitario in modo agevolato. Senza la possibilità di pagare il vecchio debito e senza l'esenzione, l’anziana donna si è vista costretta a rivolgersi allo sportello di Assoutenti Campania, per invocare un aiuto urgente.
L’appello da Associazioni come USICONS: «Prima la salute, poi i debiti». alle forze sociali e sindacali per UNIRE LE LOTTE E COLLEGARE LE FORZE, all’interno della battaglia complessiva.
Il caso di Portici riapre la questione su una pratica burocratica che, secondo le associazioni dei consumatori, rischia di calpestare il diritto costituzionale alla salute. Sono stati chiesti incontri immediati e urgenti alla Regione Campania, sul caso singolo. Se è giusto che l'ente pubblico recuperi i propri crediti (se effettivamente accertati e ancora esigibili, aggiungiamo noi), questo deve avvenire attraverso le normali procedure di riscossione, non togliendo il diritto all'esenzione sanitaria e al diritto a curarsi, visto che “PIU’ STAI MALE, PIU’ PAGHI”.
IL RAGIONAMENTO E’ MOLTO SEMPLICE: chi vive al limite della soglia di povertà non può subire il ricatto che lega situazioni economiche precedenti, all'assistenza presente, in base alla propria capacità contributiva e di reddito disponibile effettivo, senza subordinare il recupero dei crediti (chi ha la capacità finanziaria di pagare), al blocco dell'assistenza alle persone che, per motivi di salute e reddito, si trovano in una condizione di estremo disagio e fragilità.
Un problema sistemico in Campania (e non solo, con l’AUTONOMIA DIFFERENZIATA SARA’ ANCORA PEGGIO, la legge 86/2024, fortemente intaccata dalla sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale, produrrà 21 sistemi differenziati su diritti fondamentali, specie istruzione, sanità…con disparità di trattamento e discriminazioni pesanti da sostenere, se subite a livello individuale e non riportate in ambito collettivo): quella della signora ottantenne non è purtroppo un'eccezione isolata, ma il segnale di un meccanismo burocratico che, dal 2023, è diventato ancora più rigido.
Infatti, il rinnovo dell'esenzione non è più automatico, ma richiede una procedura online via SPID o cartacea che spesso incrocia i dati fiscali e di debito dell'utente, facendo scattare automaticamente il “blocco dell’esenzione”, con conseguenze devastanti e penalizzanti, che diventa nei fatti la compressione e lesione quasi totale della possibilità di accesso alle cure e al diritto alla tutela della SALUTE, di fonte costituzionale e come bene universale.
Altri casi emblematici sempre in Campania: tre anni fa, a Somma Vesuviana, una donna disoccupata e con quattro figli a carico si vide negare l'esenzione per un debito di 600 euro risalente al 2012, venendo costretta a pagare di tasca propria ogni esame cardiaco.
L’anno scorso, una giovane madre disoccupata di Napoli ha subito la stessa sorte, vedendosi negare il diritto alle prestazioni mediche per debiti pregressi ormai decennali.
In tutti questi episodi, il filo conduttore è un sistema che utilizza il diniego delle cure come forma di pressione per il recupero crediti, colpendo le fasce più deboli della popolazione.
La battaglia di civiltà che va instaurata ed estesa, deve portare alla conclusione che il debito possa essere gestito nelle sedi contabili competenti, ma che il diritto delle persone in condizioni di indigenza, o di povertà a curarsi non resti più ostaggio di una cartella esattoriale dimenticata nel tempo e oltretutto, posta in pagamento con procedure distanti molti anni, attraverso procedure di “notifica” che, se formalmente corrette dal punti di vista tecnico, cozzano con la giustizia sostanziale e comprimono fortemente i diritti di cittadini e cittadine, ledendo e lesionando anche gli elementari diritti costituzionali.
UN LUNGO LAVORO DI RETE E DI SOLIDARIETA’, che non può limitarsi all’impegno volontario e a partire da alcuni casi eclatanti, ma va inserito nella parte sociale delle piattaforme rivendicative delle forze sindacali, associative del terzo settore e delle organizzazioni politiche schierate per l’applicazione piena e totale di diritti universali, la LOTTA PER IL DIRITTO ALLA SALUTE, ALLE PRESTAZIONI SANITARIE E PREVIDENZIALI E PER LA CURA, nei casi non solo di difficoltà estrema che non sono affatto un’eccezione, ma nella quotidianità, VA LEGATA ALLA LOTTA PER IL SALARIO COSTITUZIONALE e al reddito necessario per una vita dignitosa.