Documento, con resoconto, riflessioni e appunti commentati, per doverosa conoscenza, informazione, diffusione e pubblicazione (coperto come comunicato sindacale ai sensi artt. 1, 8, 14, 25 S.L. art. 21 Cost), dell'ASSEMBLEA NAZIONALE SVOLTASI IL 12 GIUGNO 2026 AL TEATRO PALLADIUM DI ROMA, in occasione di giornata di sciopero nazionale.
In allegato e qui sotto inserito, buona lettura e diffusione trasmette... chi ci stava (aderente a Usi 1912 ricostituita, che fa parte di RETE NAZIONALE LAVORO SICURO e RSISL) grazie
RESOCONTO, APPUNTI e RIFLESSIONI SU ASSEMBLEA NAZIONALE LAV. PRECARI E PRECARIE SERVIZI ESTERNALIZZATI E PRIVATIZZATI PER PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI DEL 12 GIUGNO 2026 ORE 10.45-14, ROMA TEATRO PALLADIUM verso gli “Stati generali del precariato” IN SCIOPERO il 12/6
a cura di Roberto Martelli (Usi 1912) e per RETE NAZIONALE LAVORO SICURO
Si è svolto il 12 giugno, in occasione della giornata di sciopero nazionale di servizi socio sanitari, assistenziali educativi, in appalto e accreditamento per conto delle Pubbliche Amministrazioni proclamato da Cobas lavoro privato, Clap, Adl Cobas e Sial Cobas, un incontro nazionale delle varie situazioni non solo precarie ma anche con personale esternalizzato e in appalto, alla fine definito come “stati generali della precarietà”, presso il teatro Palladium a Roma, nel popolare quartiere della Garbatella.
L’assemblea è stata molto partecipata, circa 300 lavoratori e lavoratrici, con un dibattito molto intenso e ricco di spunti, che è poi sfociato, in un corteo nelle assolate vie fino alla sede della Regione Lazio (circa 800 metri ma alle 14.30 di pomeriggio….) in Piazza Oderico da Pordenone.
L’assemblea nazionale è iniziata verso le ore 10.45 ed è terminata verso le 14, con complessivi 33 interventi, compresa l’introduzione fatta da Domenico Teramo dei Cobas Lavoro Privato, che ha illustrato il percorso e alcuni punti chiave della piattaforma di sciopero, della sfida di convocare l’assemblea nazionale, collegando le lotte in vari settori e attività dove le Pubbliche Amministrazioni, fanno svolgere i servizi alla cittadinanza in forma esternalizzata, privatizzata, con liberalizzazione di tariffe, con salari bassi e condizioni di lavoro che ormai, (fatto e considerazione condivisa da tutti-e anche da noi), trasformano anche per chi è a tempo indeterminato, la precarietà lavorativa in precarietà di vita, per le ricadute negative sui diritti fondamentali (salute e sanità, assistenza, casa, istruzione, trasporti…).
Nei cinque minuti di intervento, tempo limitato per sviluppare alcuni ragionamenti in modo approfondito ma applicato in modo abbastanza paritario, dalla presidenza formata da un compagno-a per ogni organizzazione proclamante sciopero e assemblea nazionale, si sono succedute e illustrate situazioni e condizioni di lavoro in una miriade di settori lavorativi, preceduti da un filmato con auto-narrazione di alcune situazioni tipiche, del lavoro in appalto, esternalizzato e precarizzato.
Ha aperto l’assemblea Laura (Cobas), per il personale in appalto del Ministero e settore della Giustizia, che ha illustrato la serie di profili professionali, anche si elevata qualificazione, tra personale amministrativo, di cancellerie dei tribunali, personale stenotipista, archivista, traduttori e fonici forensi, informatici, tutte le figure di supporto tecnico amministrativo che dovrebbero garantire il buon funzionamento della macchina della giustizia a supporto dei magistrati e delle parti, in regime di lavoro precario, sottopagato e ancora senza futuri sviluppi di stabilizzazione, in un settore che come sarà evidenziato dalla maggioranza degli interventi, copre i buchi di organico funzionale delle Pubbliche Amministrazioni. La richiesta che sarà GENERALIZZATA, è quella della STABILIZZAZIONE OCCUPAZIONALE E DELLA “INTERNALIZZAZIONE” (ndr ma come sosteniamo spesso, il termine e concetto più corretto, sarebbe la RI-PUBBLICIZZAZIONE, che comprende non solo la materiale internalizzazione di servizi e funzioni in capo all’Amministrazione pubblica, ma L’INSERIMENTO IN ORGANICO DI CHI CI LAVORA e con le mansioni CORRISPODNENTI AL LAVORO CHE SI SVOLGE….).
A seguire Chiara (Cobas) del personale detto al CUP (Centro Unico di Prenotazione) della ASL ROMA 1, che ha spiegato la loro lunga storia di precariato e il passaggio da un appalto e l’altro, su servizi strategici per la cittadinanza, per le molteplici attività e servizi erogati alla cittadinanza, in un servizio sanitario che ormai è stato progressivamente smantellato e regionalizzato, destino comune a tante lavoratrici e lavoratori nei settori socio sanitari e assistenziali, con regimi contrattuali piuttosto diversificati e anche chi è stato assunto a tempo indeterminato, part time, ha difficoltà a sopravvivere con salari bassi e ritmi e carichi di lavoro elevati. E’ intervenuta poi Rossana (Adl Cobas Padova), per le colleghe che sono utilizzate per i servizi di assistenza a ragazzi disabili nelle scuole per conto del Comune di Padova (ndr quelli che nel Lazio sono con la figura di OEPAC), che ha espresso l’enorme difficoltà del lavoro con contratti part time e sempre con l’ansia di vedersi garantito un salario per le ore pagate, senza retribuzione nei giorni di assenza di alunni-e, con pochi diritti e con continue pretese di flessibilità da parte del committente pubblico, con il quale si stanno aprendo contenziosi in sede giudiziaria, per il riconoscimento di diritti minimi (contratti part time ciclici multiperiodali, da settembre a giugno), specie perché con l’assunzione a tempo indeterminato, al termine delle lezioni non possono accedere alla NASPI (ndr attuale indennità per i periodi non lavorati e di disoccupazione), a differenza di chi è utilizzato a tempo determinato. Intervento importante di Christian S., (Rsa per le CLAP) di SVILUPPO ITALIA, l’azienda pubblica che dovrebbe fornire attività di supporto e assistenza alle persone in stato di disoccupazione e inserimento al lavoro, una storia di precariato di circa 650 persone che con la lotta, ha ottenuto la stabilizzazione a tempo indeterminato, si è organizzata direttamente con l’ottenimento dei diritti sindacali e l’accesso alle trattative decentrate, fino alla sottoscrizione del contratto integrativo aziendale con recuperi salariali e diritti in fase di consolidamento, che invita a non scoraggiarsi dalle difficoltà della situazione e di autorganizzarsi, perché si possono come nel loro caso, ottenere risultati positivi che vanno estesi alle altre categorie (ndr la sua gavetta sindacale l’ha fatta come altri, da delegato Usi nei canili comunali in appalto per conto di Roma Capitale tra il 2004 e il 2016, dove ha acquisito la conoscenza di come si ottengono i diritti sindacali e con la formazione autogestita, non solo in teoria ma anche nella pratica quotidiana di lotta).
Un intervento di sostegno del Dott. De Chiara, vice presidente dell’ANM (associazione Nazionale Magistrati), che si è espresso contro l’ingiustizia della precarietà lavorativa e dei suoi effetti negativi nella vita delle persone, spezzando una lancia a favore di questo percorso di collegamento tra situazioni diverse e per la situazione del precariato esistente nel settore della Giustizia, di cui conosce lo sforzo e la capacità professionale come espresso nell’intervento della lavoratrice intervenuta prima.
Intenso e partecipato l’intervento di Antonio (Cobas) per chi lavora nel settore degli appalti ferroviari della Campania, delle difficoltà di operare e organizzarsi in un ambito molto frammentato e parcellizzato, con alti livelli di rischio anche per ambienti di lavoro insicuri e spiega la lotta fatta nella società ELIOR.
Ha poi parlato Chiara (Sial Cobas) per le lavoratrici di servizi in appalto per 4 COMUNI in provincia di Milano con Azienda Speciale, alcuni centri diurni per disabili e 9 asili nido esternalizzati, dove con i pensionamenti di chi lavorava nella sanità pubblica, venivano utilizzate con appalti mal pagati e con pochi diritti, personale in prevalenza femminile, dipendenti di cooperative sociali e poi con l’acquisizione dei 9 asili nido, la diversificazione contrattuale per le lavoratrici (CCNL Uneba) prese come ausiliarie ma che in realtà fanno anche attività educative, di fatto uno “spezzatino contrattuale” e di mansioni, che divide e frammenta la richiesta di vedersi applicato un unico CCNL di riferimento, quello degli Enti Locali (ndr Funzioni Pubbliche Locali). Anche chi è a tempo indeterminato ha perso scatti di anzianità e salario per clausole relative agli “assorbimenti” (ndr strano perché anche il CCNL cooperative sociali prevede clausole di salvaguardia all’articolo 37 da tanti anni). Il Sial Cobas, pensa di poter “risolvere” (ndr lo dice anche in un volantino che ha distribuito in sala, sul quale su questo aspetto e lo diciamo chiaramente, non siamo d’accordo stante la natura e la debolezza delle Rsu, rispetto alla Rsa prevista dalla legge 300 1970, articolo 19 nuova formulazione, che attualmente è molto più fattibile rispetto al passato, dopo le sentenze abrogative e additive 244/1996 e 231/2013 della Corte Costituzionale) con l’ipotesi di “elezione delle Rsu” interne, la possibilità di arrivare ad una rappresentanza sindacale che contratti per eliminare le tante frammentazioni salariali, di diritti e di orari e ritmi di lavoro…
Segue Cecilia (Clap) che illustra l’esperienza lavorativa e autorganizzata presso la Fondazione della Diaconia della Chiesa Valdese, che gestisce per conto di Roma Capitale alcuni servizi relativi all’accoglienza ai migranti (oggi si chiama SAI Servizi di Accoglienza e Inclusione, gli ex SPRAR comunali) e le difficoltà del servizio, per le politiche anti-immigrazione e securitarie dei governi che si sono succeduti, che si riflettono sulla fatica e sul lavoro delle varie figure professionali che operano in quelle strutture, per erogare le varie e molteplici esigenze di chi è “ospitato” in tali centri.
E’ poi intervenuto l’avvocato Carlo Guglielmi di Roma, titolare dello studio denominato “Lavoro Vivo” (ndr fa parte dell’Associazione Giuristi Democratici), che solidarizza con chi ha promosso questa assemblea nazionale e che indica come strada percorribile, specie per alcuni lavori in appalto e in somministrazione, la via giudiziaria come strategia anche vincente, per ottenere alcuni diritti fondamentali (ndr scherza con il pubblico, perché in sala ci sono diversi suoi “clienti” con cause e vertenze in corso…).
Molto applaudito, anche perché inserito come esempio nel filmato mandato all’inizio e per le considerazioni espresse, l’intervento di Lugi, per i servizi in appalto dei Beni Culturali del parco archeologico e degli scavi di Pompei in Campania (Rsa Cobas), che illustra la trasformazione intervenuta nel settore, che riguarda anche altri servizi in appalto in Campania nel settore dei beni culturali, dove alla tradizionali attività di biglietteria, accoglienza e vigilanza, si sono aggiunte le pulizie, la manutenzione e la guardiania, come personale di “appalti fiduciari” e con una diversificazione salaiale di contratti e di carichi di lavoro, che solo con la lotta autorganizzata, possono essere regolarizzati e riunificati, con la richiesta di ESSERE STABILIZZATI E “INTERNALIZZATI”.
Saverio, lavoratore di TeleContact Center di Catanzaro, azienda del Gruppo TIM, che ha esposto la situazione di cosante precarizzazione e di differenziazione che sta distruggendo il settore con manovre e interessi di grandi gruppi, sula pelle di chi lavora e sulle condizioni di lavoro, contrattuali e ovviamente di vita, specie in realtà come quelle del sud del Paese dove le situazioni lavorative si sacrificano sull’altare di grossi interessi economici e finanziari, con danni enormi per l’economia e di prospettiva occupazionale.
In collegamento da remoto (ndr purtroppo molto disturbato), ha dato il suo contributo Salvo G. (Clap) addetto per conto di ISTAT a Vibo Valentia (VV), alla rilevazione dati su indagine della forza lavoro, che ha provato a spiegare l’arco temporale dal 2002 al 2009 di tale attività, strategica per l’ENTE DI RICERCA pubblico, poi gradualmente esternalizzato e con contratti e regimi lavorativi sempre più precari e a rischio di stabilità salariale e occupazionale e la necessità di costruire percorsi di difesa del lavoro e della stessa qualità del servizio, per la sua rilevanza.
Sula situazione degli APPALTI NELLA SANITA’ PUGLIESE, è intervenuto Giancarlo P. (Cobas Taranto), che ha spiegato le politiche della sanità praticate dal centro sinistra alla Regione fin dai tempi di Vendola presidente e poi le giunte a guida Pd, dove la soluzione pratica per combattere il precariato stratificato, è stata la COSTITUZIONE DI SOCIETA’ IN HOUSE con applicazione del CCNL SANITA’ PRIVATA (AIOP) e le difficoltà rispetto a lavori e funzioni importanti per la cittadinanza (ndr la Puglia come sappiamo bene, è una delle Regioni penalizzate dalla legge 8672024 sull’AUTONOMIA DIFFERENZIATA, come altre nel Sud del Paese e con una percentuale elevata di persone che per curarsi con prestazioni specialistiche vanno in altre REGIONI DEL NORD, sottraendo di fatto i fondi destinati alle regioni di origine, a favore di quelle esercenti le prestazioni sanitarie in regime di sanità privata convenzionata…un giro di soldi e di affari notevole, come denunciamo e proviamo a contrastare con reti e comitati solidali tra chi ci lavora e utenti, di contrasto alla “privatizzazione” della sanità pubblica…)
Ha dato il suo contributo Gianluca Peciola, esponente di AVS, che ah espresso apprezzamento per tale percorso messo in piedi dai promotori dell’assemblea nazionale del 12/6 e ha focalizzato il suo intervento sulle proposte di legge sul “salario minimo legalizzato” e quella relativa al “rientro” dei servizi pubblici, con le modalità di “internalizzazione”, di contrasto alla precarietà lavorativa e sociale, per un piano straordinario di assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, che il suo partito politico sostiene nelle sedi istituzionali dove è presente.
Un contributo di solidarietà e di collegamento, da Marco, Rsu di Aci Informatica con lav. autorganizzati ditale azienda pubblica (lista collegata e federata ai Cobas lavoro privato), che ha spiegato la natura del loro lavoro e la tendenza alle “consulenze professionali”, utilizzata con maggiore frequenza per evitare di procedere con nuove assunzioni da parte degli Enti pubblici che controllano ACI Informatica e la lotta, fatta in azienda per contrastare questa ennesima forma di lavoro flessibile e precario, come l’intervento nei vari appalti di servizi presso le sedi di lavoro di Aci I., dalle pulizie alla mensa interna, sia per i cambi di appalto in corso di svolgimento che siano regolari e per il tentativo di bloccare questa continua esternalizzazione e frammentazione lavorativa.
Nicoletta (Adl Cobas Padova) per appalti nelle Poste, specie per le pulizie (ndr, con la società Miorelli Service Spa di Mori con sede legale in provincia Trento, che conosciamo bene per i suoi atteggiamenti poco edificanti nel settore del pulimento, dove la forza lavoro è prevalentemente femminile e in regime di part time), dove i contratti di lavoro sono fatti anche per prestazioni di 50 minuti, nelle zone in provincia di Padova, con gran dispendio di tempi di spostamento che non sono pagati, spese di viaggio per arrivare nei luoghi di lavoro e salari bassi, con utilizzo del lavoro a tempo determinato parziale e ritmi di lavoro forsennati per le pretese di fare lavoro con tempi ridotti e carichi di superficie da pulire notevoli.
Gianluca A. di Rho (Mi), dipendente e Rsu nella fabbrica metalmeccanica ADLER Milano sede di Desio (Monza Briana MB), che si sofferma sui concetti di PLURALISMO E CRISI DI IDENTITA’ della stessa precarietà, in una realtà produttiva dove i 2/3 della forza lavoro sono immigrati, con contratti individuali prevalenti “week end”, ora trasformati in contratti con prestazioni di 15 giorni in un mese, con tutte le difficoltà che il lavoro di sabato e domenica comporta su normali ritmi di vita e anche con i contratti fatti in questi mesi a 15 gg., di disagio salariale, basso inquadramento e ritmi di lavoro frenetici, con taglio dei tempi e massima richiesta di produttività flessibile.
Antonella (Cobas?) appalti pulizie Campania, che illustra i problemi legati al settore, la sfiducia e la paura di difendersi delle lavoratrici con orari part time, orari spezzati e pochi diritti, anche le cause vinte permettono con la via giudiziaria, di avvicinare le persone e prendere coraggio per rivendicare diritti e salario, in un settore quello degli appalti dove la precarietà è dominante, maggior parte lavoratrici.
In collegamento da remoto, Marcello (Clap) per le cooperative sociali a Noto (prov, di Siracusa SR) che fano assistenza scolastica ad aluni-e disabili, che evidenzia l’anomalia di prestazioni professionali da educatori, per l’assistenza specialistica nelle scuole, a metà tra servizio sociale ed educativo, con datori di lavoro di cooperative sociali in appalto (CCNL coop sociali), le scuole e gli Enti locali che hanno la titolarità del servizio, con contratti da settembre a giugno e l’impossibilità per i periodi di non lavoro, di avere accesso alla NASPI e i continui disagi salariali e di lavoro in Sicilia.
Chiara lavoratrice (dei Cobas) del CUP ASL ROMA 2, anche lei come la collega della ASL ROMA 1 del medesimo servizio, illustra il fatto che si tratta di servizi essenziali pubblici e strategici, con un utilizzo di personale precario e, quando stabilizzato, con part time e carichi e ritmi di lavoro pesanti, ha come risposta a tale situazione l’INTERNZLIZZAZIONE TOTALE DEL SERVIZIO E LA STABILIZZAZIONE NELLE ASL E NELLA SANITA’ DEL LAVORO (ndr, ha fatto l’affermazione e l’analisi sintetica più LUCIDA E RAZIONALE DI TUTTA L’ASSEMBLEA, a mia valutazione, ha detto “CI SIAMO AUTORGANIZZATE PERCHE’… SE SEMO STUFATE, MO’ BASTA”, una frase in romanesco che dice molto di più di quello che si può spiegare in mille convegni, seminari, simposi, assemblee), specie per la percentuale di lavoratrici e donne con carichi familiari oltre che impegni lavorativi non riconosciuti dalle aziende e cooperative che gestiscono gli appalti per conto di ASL e REGIONE Lazio (ndr questi servizi sono esternalizzati in più lotti e quindi con una ulteriore divisione dei “datori di lavoro” e un contestuale giro di soldi e di consenso elettorale….)
Per chi, quello stesso giorno, ha proclamato anche lo “sciopero della CULTURA” (ndr, con indizione separata e manifestazioni diverse il 12 giugno, con CGIL F.P. e Nidil CGIL, che spingono per l’applicazione del CCNL FEDERCULTURE dove la Cgil è dominante a livello nazionale rispetto a Cisl e Uil e …Ugl, sciopero indetto anche da Clap, Cub e comitati di precari e precarie dello spettacolo, tra cui l’assemblea “vogliamo tutt’altro” ) , è intervenuta Marta (rsa per le clap alla fondazione Teatri di Roma), che ha illustrato la grande percentuale specie per chi lavora nel settore cinema, teatro, musica, spettacolo, grandi eventi culturali di forza lavoro precaria (circa il 90%....) ma anche nelle strutture fisse come musei, teatri di posa, teatri lirici, biblioteche e pinacoteche, dove in passato sono state fatte stabilizzazioni a tempo indeterminato (ndr, nelle biblioteche comunali e a Zètema, la società culturale di Roma Capitale, da quasi 28 anni sono presenti associati-e e strutture di Usi 1912, tutti stabilizzati-e con lotte e vertenze vinte), con grandi difficoltà di collegamento tra le persone per la frammentazione lavorativa, i contratti se esistenti molto discontinui e con margini, sempre più in aumento, di discriminazioni di genere e di molestie anche sessuali, in cambio di prosecuzione del lavoro o di “contratti di scrittura”. Un lavoro che ha portato a questo sciopero nazionale di 24 ore, durato come preparazione circa un anno e mezzo e che ha visto per la prima volta, scendere in piazza situazioni differenti, accomunate dalla volontà di lottare per invertire tale tendenza alla precarietà, per una continuità di reddito (ndr nei periodi di non lavoro non si ha spesso accesso, per il settore dello spettacolo a forme degne di sostegno al reddito necessarie, tra un lavoro e un altro durante la lunga “stagione culturale e di e venti”), con spazi specie nelle grandi città di teatri e luoghi di produzione culturale chiusi o con palinsesti ridotti a grandi nomi, (ndr, a scapito di compagine teatrali, artistiche e musicali, di singole artiste sotto utilizzati e costretti ad altri lavori rispetto ai loro talenti o capacità professionali, con CCNL come quello del settore Cineaudiovisivo scaduto da 25 ANNI, con maestranze molto qualificate e professionalizzate, che risentono della crisi del settore per l’avanzata dell’Intelligenza Artificiale del digitale, che sottrae posti di lavoro fisici e impoverisce la creatività culturale…con le Major a fare da veri dominatori, anche rispetto ai fati di teatri di studio come Cinecittà a ROMA), con una selezione fortissima anche per lavori di pochi giorni. Invita i partecipanti alla manifestazione pomeridiana autorganizzata, (ndr la mattina in contemporanea all’assemblea nazionale al Palladium, presidio di CGIL FP e Nidil con altri gruppi di precari e di lavoratori del settore contrattualizzato con Federculture a via Nazionale al centro della città vicino al Palazzo delle Esposizioni, il pomeriggio a Largo di Torre Argentina dalle 17, circa 70-80 persone si sono alternate con interventi e performances, ribadendo i contenuti del loro percorso, con presenza anche lì di Cgil F.P. e precari del Nidil Cgil, con esponenti dell’assemblea “vogliamo tutt’altro” e di clap, si aspettavano più presenza il pomeriggio ma tra il caldo e la difficoltà di poter effettivamente scioperare… comunque un percorso in via di uscita dal silenzio e dall’omologazione, è già un risultato da non sottovalutare, a mia valutazione per esserci passato ad ascoltare e verificare di persona).
E’ seguito l’intervento di Simone F., un operatore sociale e assistente domiciliare (Cobas coop sociali di Roma coop Cecilia), che ha esposto i disagi del lavoro di assistenza domiciliare ad anziani, disabili e minori (ndr, in sigla rispettivamente SAISA, SAISH e SISMIF, per conto di ROMA CAPITALE con meccanismo di ACCREDITAMENTO alle cooperative sociali ed enti del terzo settore nell’albo di quelli accreditati al Dipartimento capitolino alle politiche sociali, non ci sono più appalti anche il “sistema” rimane regolato da una Deliberazione di Giunta CAPITOLINA DI ALEMANNO SINDACO, la D.G.C. 355/2012, che ancora le varie giunte di centro sinistra e di colazione compresa l’attuale guidata da Gualtieri, NON HA MODIFICATO….), le difficoltà lavorative con prestazioni spezzettate nell’arco della giornata lavorativa, con forti disagi per far applicare le normali misure su salute e sicurezza sul lavoro. Con tariffe non in linea con i salari materialmente corrisposti a chi lavora. Ribadisce il percorso di rete di IOS (Intersindacale Operatori-trici Sociali) e la necessità di rafforzarlo, come percorso di collegamento delle esperienze e delle informazioni, come avvenuto anche durante questa assemblea nazionale.
E’ poi intervenuto Domenico Q. (cobas) per appalti della logistica della Campania, che ha esposto la situazione lavorativa e ha confermato tutti i processi di trasformazione in questo importante e strategico settore, soggetto d marzo del 2026, agli attacchi della commissione “antisciopero”, che vuole imporre le limitazioni del diritto di sciopero qualificandolo come “servizio essenziale”, per limitare le lotte per l’uscita dalla precarietà e la conquista di diritti di chi ci lavora, molti immigrati e giovani, attraverso forme di lotta dure m che erano state efficaci, tanto da scatenare forme di repressione per cercare di frenare le lotte e l’organizzazione diretta delle persone.
Un contributo lo ha dato Angelo P. (Sial Cobas Lombardia), in termini di analisi, sui servizi pubblici esternalizzati, in appalto, con lavoro sotto pagato e con una miriade di diversi CCNL, con la costruzione di “vertenze per la internalizzazione”, come le ha definite, vi è la possibilità di avere come effetti l’unificazione contrattuale e ridurre se non eliminare, le discriminazioni e le differenze. Individua lo strumento elettorale delle RSU come ruolo di lavoratori e lavoratrici di decidere le richieste e la “delegazione che va a trattare” (ndr…ma quando mai, il meccanismo delle Rsu è talmente ingessato e controllato dai sindacati firmatari di CCNL con regime di oligopolio bloccato, da rendere vana ogni illusione “democratica”, sarebbe sempre una minoranza rispetto ad una massa di convitati di pietra di rsu omologate o di sindacalisti prezzolati e mestieranti sui tavoli di trattativa ad ogni livello) e con le elezioni di RLS importanti per la insalubrità e pericolosità per la salute di chi lavora e per l’utenza, di ambienti di lavoro non a norma. La giornata di lotta e di sciopero del 12 giugno, rappresenta come l’assemblea nazionale un utile occasione per costruire coordinamenti di lavoratori e lavoratrici, per cambiare la situazione precaria e di servizi pubblici importanti, esternalizzati.
Ivan da Bari, (Cobas Bari) ha sviluppato l’esperienza dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo, sulla natura precaria e discontinua del lavoro, intermittente e senza molte garanzie, ponendo l’accento sula necessità di un contratto collettivo comune che dia certezza nei diritti e abbia la capacità di rompere la precarizzazione e i disagi di reddito, specie per chi non ha un lavoro fisso e stabile nei periodi “scoperti”
INTERVENTO RETE NAZIONALE LAVORO SICURO fatto da Roberto (sindacalizzato con Usi 1912), che ha esposto, dopo aver condiviso la “passeggiata” alla REGIONE LAZIO, la necessità di intervenire con percorsi di rete collegati tra esperienze sindacali e sociali, esperti e tecnici per portare l’attenzione sui punti cardine della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro, visto come interni ai territori devastati e inquinati e non come luoghi astratti, punti cardine di PREVENZIONE, INFORMAZIONE, FORMAZIONE E ADDESTRAMENTO, specie per le ristrutturazioni aziendali e le innovazioni tecnologiche, perchè significa INTERVENIRE SULL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO, compito ufficiale dei datori e dei PADRONI (ndr vanno chiamati come in passato, con il loro vero nome), su ritmi e carichi di lavoro, per contrastare fattori di rischio, dallo stress lavoro correlato, fino al burnout e alla depressione, con aumento dei fenomeni (pure tra i giovani) di tendenze suicidarie, collegando la lotta per la piena applicazione su salute e sicurezza e degli ambienti di lavoro, al SALARIO (non al salario minimo o a quell’aberrazione del salario giusto), ma AL SALARIO “COSTITUZIONALE”, quello legato alla QUANTITA’ E ALLA QUALITA’ DELLE PRESTAZIONI OFFERTE TALI come dice l’articolo 36, norma programmatica ancora da realizzare, DA DARE A SE E ALLE PROPRIE FAMIGLIE LA NECESSARIA SERENITA’. Già il codice civile del 1942, in epoca di regime fascista, all’articolo 2087, dava una indicazione sul diritto pretesa di chi lavora di avere la piena integrità psico fisica e morale con il corrispondente dovere obbligo di ogni padrone, pubblico, privato e cooperativo, di doverla garantire, prima ancora della legge 300 1970 articolo 9 del D. Lgs. 81 2008 e modificazioni integrative (ndr la 198 del 2025 e su smart working lavoro agile la 34 2026) e sulla TROPPE DISCRIMINAZIONI “DI GENERE”, che incidono sul salario e sui diritti a parità di mansioni in modo penalizzante. DIVENTA NECESSARIO POTENZIARE LA RETE DI COLLEGAMENTO E IL DIALOGO SOCIALE di chi si pone nella pratica autorganizzata, indipendente, autogestita, per lo sviluppo del confitto sociale e della pratica della “lotta di classe”. Invito a proseguire in questo percorso ricordando la resistenza quotidiana attiva e che “L’UNICA LOTTA CHE SI PERDE, SEMPRE, E’ QUELLA CHE NON SI FA”.
Seguito da un intervento di Fabrizio O. (Cobas AMA di Roma) che si sofferma per i servizi di igiene ambientale, gestiti da società in house o da consorzi pubblici, sulle pesanti condizioni di lavoro, sui salari bassi, sulle esternalizzazioni di alcune lavorazioni a cooperative sociali o di produzione e lavoro, spesso con legami con la criminalità organizzata, sui CCNL rinnovati a perdere che hanno creato ulteriore disagio e sfiducia nel ruolo del sindacato, la difficoltà di articolare le lotte e il protagonismo diretto della base, anche nella giornata odierna, una risposta c’è stata a Roma per lo sciopero proclamato per un pessimo accordo su domeniche e festivi, imposti da alcuni sindacati con l’AMA (ndr 100% capitale del Comune), pagati come ore ordinarie e limitando riposi specie per chi lavora su turni, con raccolta di firme di circa 1500 dipendenti (ndr aggiungiamo noi, sui circa 11mila in organico, ma solo i due terzi stano nelle strade….con una gerarchia e una burocratizzazione sovrastrutturale, che genera forte controllo sociale e disciplinare, costi enormi, rispetto a chi sta materialmente nei servizi h24 nelle strade e negli stabilimenti di smaltimento dei rifiuti, con una raccolta differenziata che nella Capitale d’Italia, stenta a decollare e pochi controlli degli organismi di vigilanza, sullo SMALTIMENTO DI RIFIUTI PERICOLOSI, RIFIUTI OSPEDALIERI O FARMACEUTICI, rifiuti ingombranti e TOSSICI…), sciopero purtroppo boicottato dai sindacati firmatari del CCNL di categoria (cgil cisl uil e csa, ex cisal) e con la frammentazione sindacale con altri sindacati di base presenti in azienda. L’autorganizzazione, la lotta al precariato, sono da proseguire, cita esperienze vittoriose in altre aziende del settore, in provincia di Roma, dove strutture aderenti ai Cobas stanno prendendo piede.
Altro intervento di Benedetta (Cobas) per la società SdS, addetta al servizio CUP della ASL ROMA 2 (ndr una rappresentanza di lavoratrici numerosa nel numero complessivo dei-delle partecipanti all’assemblea), che conferma quanto detto dalle altre sue colleghe sulla gestione in appalto, che ha prodotto con la frammentazione in diversi lotti e la divisione della forza lavoro su più aziende o cooperative, la difficoltà di poter incidere in modo maggiore, su condizioni di lavoro, ritmi, carichi di lavoro e salari bassi, oltre all’utilizzo del part time (ndr il c.d. “part time involontario”, spesso un’arma ricattatoria e flessibile di sfruttamento del lavoro femminile e giovanile, spacciato per lavoro stabile a tempo indeterminato, ma che nasconde molte criticità sostanziali), per potersi organizzare in modo efficace, per l’INTERNALIZZAZIONE DEI SERVIZI E LA FINE DELLA PRECARIETA’ DI VITA.
Vi è stato poi u intervento di Riccardo “Dino” (Slai Cobas di Padova), che oltre a confermare quanto detto sui contenuti e sulle narrazioni degli altri interventi di questa bella assemblea nazionale, ha rilanciato il ruolo, la funzione della rete intersindacale, come collegamento e scambio di esperienze diverse.
Marco (Cobas) per i servizi fiduciari di vigilanza non armata all’Università di Roma “La Sapienza”, che ha narrato questa esperienza di lavoro, dai cambi di CCNL, al tipo di prestazioni e lavori loro richiesti dall’Università, collegati ad altre attività di manutenzione, pulizie, mense tutti esternalizzati, con un passaggio da accoglienza al personale a vera e propria guardiania e vigilanza in termini di “sicurezza”, con un peggioramento tra impegni lavorativi e i salari e gli orari contrattualizzati.
Ultimo intervento, Cosimo da Brindisi, (Cobas Puglia), espone i rischi per il settore degli appalti nel settore della difesa, di quelli con gestione CONSIP, una vera manovra per frodare legalmente, chi ci lavora in quei servizi e attività esternalizzate, come evidenzia i rischi delle presunte “internalizzazioni” con le società in house, che rappresentano un modo illusorio di dare risposte a chi lavora per l’occupazione e il lavoro stabile.
LE CONCLUSIONI: affidate a Riccardo De Angelis (COBS Telecomunicazioni TLC), che ringrazia tutti i contributi e gli interventi, di questa assemblea nazionale che rappresenta uno spaccato degli “stati generali del lavoro precario ed esternalizzato” con una ricchezza e una intensità da parte di chi ha voluto narrare le proprie esperienze lavorative e il quadro della situazione nel Paese reale, uno stimolo a proseguire in questo percorso dove le organizzazioni sindacali che l’hanno promosso, i comitati e i gruppi di lavoratori e lavoratrici che l’hanno reso possibile, sono uno strumento con un incentivo a proseguire tale strada, supportando le lotte e le vertenze in corso, anche quelle giudiziarie con gli avvocati che si rendono disponibili a tradurli in cause vincenti, sostenendo la L.I.P. Legge di Iniziativa Popolare sul “salario minimo legale”, che darebbe tutele maggiori rispetto alla contrattazione nazionale, con il contrasto alla precarietà diffusa e alle esternalizzazioni, per una lotta nazionale e articolata per le RE-INTERNALIZZAZIONE dei vari servizi erogati dalle varie Pubbliche Amministrazioni, con le relative stabilizzazioni occupazionali. Invita l’assemblea a rispondere con un appaluso, alle richieste uscite fuori da questa assemblea nazionale appello che viene raccolto e invita ad uscire per andare fa re una “visita guidata”, (ndr che si è svolta malgrado la calura e l’afa delle 14.30, orario in cui è partita la manifestazione, con normale seguito delle forze di polizia, preoccupate di far svolgere il passaggio dei circa 250 manifestanti rimasti al termine di questa mattinata, su una sola corsia per evitare problemi di “sicurezza stradale”), verso la Regione Lazio, dove poi si è conclusa per permettere alle delegazioni venute da fuori città di poter ritornare verso casa.
VALUTAZIONE FINALE: si è trattato di un passaggio importante, anche perché per alcuni e alcune, era il loro primo intervento in assemblee pubbliche di tale portata, dalla narrazione delle singole questioni quotidiane lavorative fino ad alcuni interventi di prospettiva, per un collegamento che non sia solo episodico o che alla fine si riconduca ad un migliore coinvolgimento di alcune strutture sindacali, della galassia del “sindacalismo di base “ o autorganizzato, se si considera l’assenza di organizzazioni di natura “confederale”, non tanto nella promozione quanto nel dialogo e nella partecipazione (Cub e Usb tra tutte), anche n fase di ascolto e di prospettiva futura di unità di azione o di semplice “convergenza” su obiettivi comuni o condivisi.
E’ comunque stato importante esserci e aver preso la parola, come RETE NAZIONALE LAVORO SICURO, per proseguire in quel lungo cammino di graduale aggregazione e dialogo sociale, fatto che al di fuori dell’assemblea, ho ribadito a diversi esponenti delle organizzazioni promotrici (dai Cobas alle Clap, fino alle lavoratrici dello Slai Cobas di Padova), durante il percorso della manifestazione e sotto la Regione Lazio, non limitato alle importanti questioni su salute e sicurezza sul-del lavoro, ma su possibili ulteriori momenti di confronto e di percorsi di mobilitazione autunnali, anche in considerazione del fatto che parecchie organizzazioni sindacali e fronti di lotta in Italia sono aderenti alla RSISL (Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e Lotta) e che ci sta in corso di discussione, la possibilità di promuovere su punti condivisi e comuni, uno SCIOPERO CONTEMPORANEO DI LIVELLO EUROPEO, che è oggetto da parte di altre organizzazioni internazionali, di proposta per la fine di ottobre, anche se caratterizzata (per così dire) alle tematiche antimilitariste e contro le guerre, che andrebbe resa sostanziale per le classi lavoratrici non solo nel nostro Paese m in altri del contesto europeo, da proposte su AUMENTI SALARIALI VERI, DIRITTI ESTESI A TUTTI-E, non solo sul lavoro ma anche per quelli civili e di cittadinanza, CONTRASTO ALLE DISCRIMINAZIONI ANCHE DI GENERE E PER POLITICHE CONCRETE IN CAMPO AMBIENTALE, DIINVESTMENTI DI RISORSE ECONOMICO FINANZIARIE, DALL’ECONOMIA DI GUERRA e dei suoi corollari, verso SETTORI E SERVIZI STRATEGICI, contrastando quel modello di “AUSTERITY” quando si parla di condizioni di lavoro e di vita delle classi lavoratrici, dei settori popolari sfruttati, ma che poi non ha “limiti di spesa” dalle nostra tasche, quando si devono garantire da parte dei governi nazionali e degli organismi sovranazionali, ingenti profitti e speculazioni finanziarie, sulla nostra pelle.
Le risposte, in quel contesto, erano di disponibilità, verificheremo se tali afflato unitario e comune sentito e visto il 12 giugno 2026, si tradurrà in pratiche effettive e in costruzione, paritaria e senza le sterili “egemonie “o “primogeniture” che hanno sempre sfasciato sul nascere ogni percorso in avanzamento e non solo di “difesa dell’esistente”, con lotte di “resistenza” o di mera “sopravvivenza”, con processi di piattaforme comuni, iniziative, lotte e conflitti estesi nei vari settori e territori, della stessa intensità e concretezza che ho visto di persona, partecipando a questo momento assembleare e di lotta. VEDREMO…
Un saluto a tutte e tutti, dò la mia autorizzazione alla diffusione, pubblicazione di tale resoconto (i commenti e le precisazioni con “ndr” tra parentesi, sono di mia conoscenza ed esperienza pluridecennale di attività svolta), con riflessioni commentate da “lavoratore sindacalizzato esperto”, di tale documento, su una giornata di lotta e narrazione, con una speranza di costruzione di percorsi e per risultati positivi.
Trasmette Roberto Martelli (e mail segreteria.usi@??? mailto:segreteria.usi@gmail.com) che si è prestato per l’occasione visto che sono “indigeno” a Roma dove si è svolta l’assemblea nazionale, come portavoce della RETE NAZIONALE LAVORO SICURO, ringrazio Vito Totire (anche se non ho potuto sviluppare le tante cose che ci sarebbero da dire su salute e sicurezza, compresa la ROMA CITTA’ ETERNA…E CITTA’ ETERNIT, ma in 5 minuti…) e i compagni e compagne del Sicobas per la fiducia di aver portato un contributo condiviso, sui punti comuni di intervento, in tale ambito. Vedremo con i tempi necessari e umani, di proseguire questa interlocuzione che mi sono preso come responsabilità, con queste altre situazioni che incrociamo spesso.