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Si chiacchiera dell’effetto anti-Meloni, del terremoto dei simboli. Sciocchezze. La spaventatissima borghesia progressista, quella che si agita davanti al “pericolo per la democrazia”, ha trovato l’ennesimo pupazzo perfetto contro cui esibirsi. Vannacci è il nemico ideale dei pavidi: pacchiano, rumoroso, fascista quanto basta da far sentire antifascista chiunque lo aggredisca con un editoriale, un post indignato. E soprattutto offre un vantaggio impagabile perché consente di non vedere il fascismo molecolare, quello quotidiano, integrato. Il microfascismo che non marcia, ma gestisce e sorveglia. Quello senza anfibi, in giacca blu e lessico manageriale. Quello del piccolo tiranno in una riunione di redazione, del capo che chiama “visione” la disciplina, del consiglio d’amministrazione che traveste l’obbedienza da competenza, del programma elettorale concepito in stanze ovattate e già censurato prima ancora di incontrare un dissenso. È lì che abita la sostanza del problema. È troppo facile dirsi antifascisti senza accorgersi del fascista che ci si porta dentro. La paura di Vannacci è desiderio travestito perché il mostro serve da paravento a ciò che spaventerebbe sul serio.
E che cosa spaventa davvero? Non una marcia fasulla su Roma, né il generale trasformato in meme reazionario. Spaventa la banalità tecnica di una doverosa misura fiscale: una tassa, patrimoniale. Basta nominarla per vedere i coraggiosi irrigidirsi. Sanno discettare per ore contro la “deriva autoritaria”, ma appena qualcuno propone di toccare le grandi rendite, di prelevare qualcosa dai patrimoni più grossi, diventano timidi. Balbettano che “non è il momento”, che non è “elettoralmente attraente”, che “si spaventano i mercati”. E infatti eccolo il loro vero sovrano: il mercato… L’unica entità davanti alla quale il progressismo liberale prova un timore reverenziale sincero. Contro un generale impresentabile, grottesco, interamente cresciuto nelle viscere dello stesso sistema che finge di contestare, mostrano una temerarietà teatrale. Contro il denaro accumulato, la rendita, la proprietà blindata, non hanno neppure un milligrammo di fegato. E in questo sono perfettamente coerenti: la loro vigliaccheria non è il limite della loro politica. È proprio la loro politica. Integrati nello stesso ordine dei loro presunti avversari, con un tono più gradevole e qualche fragranza di diritti individuali senza costi per nessuno.
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