[nuovopci] Bilancio delle mobilitazioni di maggio e prospett…

Eliminar este mensaje

Responder a este mensaje
Autor: Delegazione del (nuovo)PCI
Fecha:  
A: Npci Inter
Asunto: [nuovopci] Bilancio delle mobilitazioni di maggio e prospettive della lotta per cacciare il governo Meloni
         [1]

(nuovo)Partito comunista italiano

   Comitato Centrale
                        Sito: www.nuovopci.it [2]
                        e.mail: nuovopci@???


    Delegazione
    BP3  4, rue Lénine   93451 L'Île St Denis (Francia)
                        e.mail: delegazione.npci@???


      Contattaci in modo sicuro [3]


    Facebook: Nuovo - Partito comunista italiano 


_ [4] _

-------------------------

Comunicato CC 09/2026 - 12 giugno 2026

[SCARICATE IL TESTO DEL COMUNICATO IN OPEN OFFICE [5] / WORD [6]]

Per vincere, un esercito deve anzitutto avere un comando deciso a
vincere e capace di fare la guerra

BILANCIO DELLE MOBILITAZIONI DI MAGGIO E PROSPETTIVE DELLA LOTTA PER
CACCIARE IL GOVERNO MELONI

_Perché le grandi mobilitazioni dell'autunno 2025 a sostegno della
Flotilla contro il genocidio perpetrato dai sionisti e in solidarietà
con il popolo palestinese non si sono ripetute a maggio di quest'anno a
sostegno della nuova missione della Flotilla? _

_Perché i NO al referendum di marzo contro la riforma della magistratura
non si sono tradotti in voti per le liste anti Larghe Intese alle
elezioni comunali di maggio e giugno nelle città dove erano presenti? _

Tra i promotori delle mobilitazioni dell'autunno 2025 e delle liste anti
Larghe Intese e tra quanti si dichiarano comunisti si scontrano due
risposte a queste domande.

- Da una parte chi attribuisce la responsabilità alle masse popolari e
rispolvera la tesi della "arretratezza", della "passività", della
"indifferenza", della "scarsa combattività" di esse, pur declinandola
con sfumature diverse: "la Palestina è passata di moda", "non c'è più
l'aspetto emotivo che aveva riempito le piazze l'anno scorso", "ai
lavoratori interessano più questioni come salario, posto di lavoro,
ecc.", "la gente è spaventata dalle multe, dalle inchieste, dai fogli di
via e dal resto dell'armamentario repressivo messo in campo dal governo
Meloni contro gli attivisti pro Pal", "le masse popolari non capiscono
chi le rappresenta veramente".

- Dall'altra chi, come noi del (n)PCI, individua la causa nella linea
seguita dai centri promotori delle grandi mobilitazioni popolari
dell'autunno 2025 e del NO al referendum di marzo 2026, a partire dal
sindacalismo di base e dalla sinistra della CGIL, dall'area di USB/Rete
dei Comunisti/Potere al Popolo che, rilanciando la parola d'ordine di
"bloccare tutto" lanciata dal CALP di Genova, aveva avuto un ruolo
importante nelle mobilitazioni dell'autunno scorso: una linea non
all'altezza degli obiettivi che proprio i risultati delle mobilitazioni
dell'autunno 2025, della vittoria del NO al referendum e anche delle
mobilitazioni per il 25 Aprile rendevano possibili e necessari, ponevano
all'ordine del giorno. Questa seconda risposta è illustrata in modo
chiaro e argomentato dal Partito dei CARC, nostro partito fratello,
negli articoli _Rivoluzionari, non apprendisti stregoni_ [7] e _Imparare
a pensare come chi si vuole liberare_ [8] pubblicati sul numero di
giugno del suo mensile _Resistenza_: ad essi quindi rimandiamo.

A quanto scrive il P.CARC, aggiungiamo tre cose.

1. La seconda risposta è coerente con il criterio generale, valido per
ogni comunista degno di questo nome, che della combattività delle masse
va chiesta ragione ai dirigenti delle masse. Da dove viene infatti la
combattività delle masse? Come si suscita, si incoraggia, si alimenta la
combattività delle masse? O, all'opposto, come si smorza, si deprime, si
soffoca? Se le organizzazioni che ci sono, se i dirigenti che ci sono
disperdono e sterilizzano l'attività delle masse, se scoraggiano e
seminano disfattismo e pessimismo, se le masse sono combattive finiranno
per esserlo meno. I dirigenti non sono a fianco delle masse: devono
essere alla testa. Se le organizzazioni che ci sono e i dirigenti che ci
sono non elaborano piani realistici e buoni, se non mobilitano le forze
di cui dispongono in lotte vincenti utilizzando tutti i metodi e
strumenti di lotta necessari per raggiungere il proprio scopo, se non si
danno i mezzi della propria politica, mai e poi mai susciteranno e tanto
meno alimenteranno la combattività delle masse. Finiranno per smorzare
anche quella che c'è. La combattività delle masse non cade dal cielo né
dipende da combinazioni astrali o dall'emotività. Si sviluppa perché nel
mezzo di condizioni sempre più intollerabili di oppressione e di
sfruttamento gruppi e individui d'avanguardia elaborano un'analisi e una
linea giuste, sulla base di esse raccolgono le forze disponibili e le
guidano in lotte che hanno come obiettivo la mobilitazione e la raccolta
delle forze e sulla base delle forze raccolte e dei risultati ottenuti
rilanciano una lotta di livello superiore. Della combattività delle
masse va chiesta ragione ai dirigenti, non alle masse. Perché le masse
siano combattive, perché la combattività delle masse non si esaurisca,
bisogna che le masse abbiano dirigenti e organismi capaci di indicare
una linea giusta, che le masse abbiano dirigenti capaci di organizzarle
e dirigerle in modo da vincere, dirigenti (individui e organismi) che si
diano i mezzi della propria politica. La scarsa combattività delle masse
deve essere un motivo di autocritica per i dirigenti, deve spingere gli
elementi d'avanguardia a unirsi su una linea e in un'organizzazione per
poter dirigere le masse in modo da crescere e vincere, partendo dal
livello a cui sono. Da qui bisogna partire: dal bilancio della propria
attività, dall'analisi della situazione, dalla linea politica e dalla
dedizione dei dirigenti alla causa. Per vincere, un esercito deve
anzitutto avere un comando che vuole vincere e capace di fare la guerra.
Senza questo, anche l'esercito più combattivo prima o poi sbanda o viene
battuto.

2. Dai picchetti davanti alle aziende della logistica in provincia di
Milano, l'alta adesione dei lavoratori delle ferrovie, il blocco del
transito di armi al porto di Gioia Tauro durante lo sciopero del 29
maggio, alla mobilitazione del 6 giugno contro la strage di immigrati ad
Amendolara (CS), dalle iniziative a sostegno del popolo palestinese che
continuano a quelle contro la guerra, le basi USA-NATO, il militarismo
che si sono tenute in tutto il paese il 2 giugno… sono mille gli esempi
che mostrano la disponibilità alla lotta delle masse popolari. Per
essere efficaci, per durare nel tempo, per non esaurirsi a causa della
scarsità o della mancanza di risultati immediati, per non essere
surclassati dalla mobilitazione reazionaria e dalle "guerre tra poveri"
che la borghesia fomenta, perché ogni mobilitazione e ogni lotta
rafforzi le altre, perché ogni conquista e ogni vittoria diventi punto
di partenza per obiettivi superiori, bisogna che in ogni mobilitazione e
in ogni organizzazione gli elementi più avanzati portino e illustrino
una visione lungimirante del processo che stiamo vivendo.

Dobbiamo non limitarci solo alle rivendicazioni: il successo di una
rivendicazione dipende sempre in qualche misura dalle autorità e dai
padroni, cioè da nemici delle masse popolari. Da gente che, se
costretta, farà ma cercherà di fare il meno possibile, per meno tempo
possibile, sabotando o boicottando, cercando di mettere masse contro
masse, di favorire uno contro un altro, senza prendere le misure
necessarie a contenere gli aspetti negativi - secondari e temporanei ma
reali - che ogni cambiamento comporta, di tirarsi indietro appena la
pressione si allenta. Tutte le rivendicazioni devono confluire nella
lotta comune per costituire un governo d'emergenza [9] formato dalle
stesse organizzazioni operaie e popolari e che abbia come suo programma
gli interessi delle masse popolari. L'esperienza di questo governo
porterà a concretizzare l'obiettivo di fare dell'Italia un nuovo paese
socialista e unirsi su questa base più strettamente alle masse popolari
di altri paesi che perseguono o avranno realizzato l'analogo obiettivo
instaurando il socialismo. Questa infatti è la soluzione al disastro in
cui la borghesia imperialista sprofonda tutto il mondo.

3. Le organizzazioni sindacali e politiche e i personaggi che
costituiscono gli attuali centri autorevoli delle masse popolari si
avvicinano al cuore del problema, ma non osano ancora tirare le
conclusioni e agire di conseguenza.

Un esempio? Potere al Popolo indica quattro interventi [10] "coraggiosi
e immediati" per far fronte all'aumento dei prezzi e delle bollette:

"a) approvazione rapida della legge sul salario minimo. Non quello delle
opposizioni, ma quello da noi proposto nel 2022, ossia un salario minimo
agganciato all'inflazione, che permetta a milioni di lavoratori e
lavoratrici povere di avere un ritorno immediato in busta paga e di
reggere di fronte a misure inflattive;

b) tetto al prezzo del carburante e dell'energia. Prezzo su cui stanno
già speculando - dalle raffinerie e dagli hub di rigassificazione fino
ai centri di distribuzione - le grandi multinazionali. Come nel 2020 -
durante l'emergenza Covid - il governo impose un calmiere al prezzo
delle mascherine, così oggi dobbiamo lottare per imporre un tetto al
prezzo del carburante;

c) per fermare la guerra, serve un segnale immediato: rottura delle
relazioni diplomatiche con lo Stato genocida e di apartheid di Israele.
Sanzioni commerciali, a partire dallo stop all'import-export di armi.
Esclusione totale della possibilità per gli USA di utilizzare il suolo
italiano, per qualsiasi tipo di operazione connessa con la guerra in
Iran e in Libano. Senza mettere in discussione la Nato e la
sottomissione all'imperialismo USA di cui è strumento, non potremo mai
realmente opporci alla guerra e alle sue conseguenze;

d) una tassa sugli extra-profitti, che garantisca allo Stato un
extra-gettito in grado di finanziare misure contro il carovita - come la
riduzione delle accise, ma anche la gratuità del trasporto pubblico
urbano e il finanziamento di supermercati pubblici che distribuiscano
beni di prima necessità a prezzo di costo -, senza gravare sulla sanità
e sul welfare di lavoratrici e lavoratori".

E aggiunge: "è evidente però che il governo Meloni sta tutelando gli
interessi di una minoranza, esattamente come il governo Draghi durante
la guerra in Ucraina". La conclusione che tira? "Non ci faremo prendere
in giro una seconda volta: siamo pronte e pronti a mobilitarci per
evitare che questa guerra criminale ci travolga tutte e tutti"...

Il 14 giugno l'area politica di Potere al Popolo ha organizzato
un'assemblea nazionale a Roma [11] per "costruire un campo politico
indipendente". Che sia l'occasione perché la parte avanzata di
quest'area tiri una conclusione in termini di linea d'azione coerente
con le misure che indica come necessarie. Tanto più che, come sostiene
lo stesso Potere al Popolo, "per più di tre anni ci hanno descritto il
Governo Meloni come emblema di un esecutivo forte, stabile, capace di
durare per anni. Se non per un "ventennio". Un racconto spinto non solo
dall'ultradestra politica e mediatica - in fondo cos'altro avrebbe
dovuto fare se non magnificare sé stessa? - ma anche da opposizioni
parlamentari e media "progressisti". Dopo i 15 milioni di "NO" al
referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, però, lo scenario è mutato
repentinamente. Nella rappresentazione e percezione pubblica un governo
"granitico" ha lasciato il passo a uno assai friabile".

La classe dominante è lacerata da contraddizioni che non può risolvere
ma solo aggravare, il suo potere sulla società diventa sempre più
debole. Le azioni dell'amministrazione Trump e dei sionisti non sono
altro che benzina sul fuoco della Terza guerra mondiale [12] ed
esasperano le contraddizioni interne alla borghesia imperialista. Il
governo Meloni traballa, così come traballano i governi dei principali
paesi imperialisti europei. "Se ci fosse un'opposizione seria e
veramente alternativa", ha scritto USB all'indomani dello sciopero del
18 maggio, "avrebbe fatto le valigie da un pezzo" [13]. La "opposizione
seria e alternativa" al governo Meloni non sono il M5S o AVS né tanto
meno il PD.

La opposizione è quella incarnata dagli organismi operai e popolari, dai
coordinamenti, dalle associazioni che animano la ribellione contro la
Terza guerra mondiale, l'economia di guerra e la corsa al riarmo, contro
il sistema imperialista e i suoi vari effetti e manifestazioni. Il passo
che occorre per cacciare il governo Meloni è che questa opposizione
diventi alternativa: che le organizzazioni e i personaggi che la animano
diventino apertamente promotori della cacciata di Meloni& C. senza
aspettare le elezioni del 2027, si uniscano in un fronte che promuove la
costituzione di un governo di emergenza popolare deciso _nell'immediato
_a dare un nuovo indirizzo politico al paese, usino ogni appiglio e
occasione per rafforzare la rete degli organismi operai e popolari, per
farla diventare una rete di nuove autorità pubbliche autonome dalle
autorità della classe dominante e contrapposte ad esse. Su questa base è
possibile usare _anche_ le elezioni come strumento per spezzare
l'alternanza tra i due poli delle Larghe Intese e far crescere la lotta
contro il governo Meloni: a quel punto, infatti, le elezioni
costituiscono uno degli aspetti di un piano di guerra il cui esito non
dipende solo o principalmente da "chi vince le elezioni". Su questa base
è possibile mobilitare buona parte dei milioni di persone che non vanno
più a votare perché hanno sperimentato in prima persona che i due poli
delle Larghe Intese sono due facce della stessa medaglia; che per
cambiare le cose non basta avere una pattuglia di oppositori in
Parlamento come quando il PRC prometteva di "far piangere anche i
ricchi"; che non basta neanche mandare al governo gente che si dice
decisa a "cacciare la casta" e ad "aprire il Parlamento come una
scatoletta di tonno", come prometteva il M5S, ma non osa fondare la sua
azione sulle masse popolari organizzate.

OSARE LOTTARE E GUARDARE LONTANO!

VINCERE È POSSIBILE, DIPENDE DA NOI!

-------------------------

Per inviare messaggi criptati (segnalazioni, contributi, ecc.)
utilizzate il modulo di contatto [3].
Per inviare e ricevere messaggi aprire una casella email con TOR e
inviare da essa a una delle caselle del Partito i messaggi criptati con
PGP, per istruzioni vedere qui [14].

Per difendersi dalla repressione e controllo dello Stato è necessario
attrezzarsi!
Uno degli strumenti più avanzati per difendersi su Internet è TAILS.

ISTRUZIONI E CONSIGLI PER L’USO DI TAILS [15]



Links:
------
[1] https://nuovopci.it/voce/voce82/indvo82.html
[2] https://nuovopci.it/index.html
[3] https://nuovopci.it/contatti/infocont.html
[4] https://nuovopci.it/voce/voce82/La_Voce_82.pdf
[5]
https://nuovopci.it/voce/comunicati/com2026/com09-26/Com.CC_9_2026_Bilancio_mobilitazioni_di_maggio_e_prospettive.doc
[6]
https://nuovopci.it/dfa/2026/170/Avv_nav_170-Torture_attivisti_Flotilla-genocidio_in_Palestina-organizzazione_paramilitare_sionista_di_Roma.doc
[7] https://www.carc.it/2026/06/09/49192/
[8]
https://www.carc.it/2026/06/09/imparare-a-pensare-come-chi-si-vuole-liberare-prima-di-tutto-dal-governo-meloni/
[9] https://nuovopci.it/dfa/avvnav07.html
[10]
https://poterealpopolo.org/notizie/approfondimenti/2026/04/12/quattro-mosse-difenderci-guerra-carovita/
[11]
https://poterealpopolo.org/cosa-facciamo/campo-politico-indipendente/
[12] https://nuovopci.it/voce/voce81/quadro3GM.html
[13]
https://contropiano.org/news/lavoro-conflitto-news/2026/05/19/usb-grande-mobilitazione-in-tutto-il-paese-sabato-23-manifestazione-nazionale-a-roma-0195280
[14] https://nuovopci.it/contatti/infocont.html#sicurezza
[15] https://nuovopci.it/contatti/TAILS/USA_TAILS.html