[Pacifistat] Già finito il sogno di Silvia Salisfor presiden…

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Auteur: Carmine De Angelis
Datum:  
Aan: pacifistat
Onderwerp: [Pacifistat] Già finito il sogno di Silvia Salisfor president? A Genova ci chiediamo se è l’ennesimo bluff
Pierfranco Pellizzetti

Saggista

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/13/silvia-salis-sindaca-genova-meloni-notizie/8353355/


Diversi autogoal hanno posto fine alla luna di miele della sindaca con i
suoi elettori

Sabato scorso l’occhiello in prima de il Fatto Quotidiano segnalava che
la sindaca di Genova non demorde: “Se mi chiedono di fare l’anti Meloni,
lo prendo in considerazione”. Ergo, il sogno incrollabile di ascendere
alla poltrona di Primo Ministro cui – all’inizio dell’avventura genovese
– l’avevano traguardata renziani e amichetti del generone romano;
ribadito con l’insistenza molesta di un Peter Seller imbucato a
Hollywood Party (ma almeno lui faceva ridere). Un’aspirazione ad
allargarsi di Silvia Salis basata poi su che cosa? Di pregresse
esperienze politiche neanche l’ombra. Competenze economiche o
urbanistiche manco parlarne. Solo un training carrieristico in quel
poltronificio con annessi congrui emolumenti rappresentato dal Coni di
Malagò (nella mia arte associativa ‘Melagodo’, che oggi vorrebbe
insediarsi al vertice della Federazione Calcio per meriti manageriali;
tipo l’improbabile accoppiata per l’olimpiade della neve Milano-Cortina,
a riprova che per un romano de Roma tutto il Nord Italia è un villaggio
alpestre).

Sicché gli abili comunicatori che la circondano – guidati dal figlio di
Concita De Gregorio (quella che salutò l’avvento di Giorgia Meloni al
grido “una fuoriclasse, avercene!”) – proverebbero ad aureolarla di
adeguate mitologie, come l’aver guidato la Reconquista della politica
genovese liberata dai destri guidati dal feroce Marco Bucci, allora
sindaco uscente e neo-eletto presidente della Regione. Un Cid Campeador?
La Pulzella d’Orléans? In effetti Salis non ha invertito tendenza
alcuna, in quanto l’elettorato genovese avevano votato contro Bucci già
alle Regionali; e costui riuscì a vincere solo grazie all’arrivo delle
truppe cammellate di Claudio Scajola dalla Liguria di Ponente. Ora pare
che in Campania si parli di “Patto della genovese” con cui si sarebbero
vinte le ultime amministrative, grazie a un mix di glamour e Campo
Largo. Mentre in Liguria, grazie alla faccetta inespressiva e alla
biografia insignificante di Andrea Orlando, si era riusciti a perdere le
elezioni per l’Ente Regione contro quella Destra presieduta da un
Giovanni Toti agli arresti per corruzione.

Semmai la Salis, renziana di complemento, risponde a molti dei requisiti
considerati essenziali per il successo elettorale dagli obnubilati
adepti della Terza Via (la predicazione suicida che la Sinistra vince se
indossa i panni della destra, da Blair a Clinton, da D’Alema a Prodi, da
Calenda a Renzi). Quindi si possono constatare affinità tra lei e
Meloni; le due bionde con sopracciglia scure seppure ben diverse per
stazza – la cabarettista della Garbatella tutta smorfiette e gag gergali
con voce baritonale tipo posseduta nel film l’Esorcista, la lanciatrice
di peso che si esprime con toni e lessico da Quartieri Alti felicemente
raggiunti. E quello che le accomuna è l’essere formidabili costruttrici
di immagine per catturare consenso che non sanno tradurre in azione
politica. Meloni che nella durata record del suo governo non ha saputo
produrre altro che due riforme abortite: la separazione delle carriere
dei magistrati respinta dalla gragnuola di no al referendum,
l’abolizione dell’abuso d’ufficio cancellato dall’Ue.

Altrettanti autogoal hanno posto fine alla luna di miele di Salis con i
suoi elettori: si è cominciato con la Waterloo del trasporto pubblico
locale, ricevuto in eredità dalla precedente amministrazione, affrontato
come un problem solver aziendale cancellando corse e tagliando il
servizio in maniera selvaggia; nella migliore logica neoliberista che
impone di gestire privatisticamente il pubblico e ribaltarne i costi
sulle famiglie e sulle fasce deboli della popolazione. Senza mai
coinvolgere i piani alti della società.

Poi la sindaca ha cominciato a progettare governo e sono cominciati i
dolori. Le sue soluzioni – tutte marcate “modello Milano” nello stile
centrismo progressista che venerava la sanità meneghina che ha portato
in galera il presidente Formigoni e venera la città gentrificata del
sindaco Sala – si sono tradotte in barzellette amare: dal progetto del
Politecnico ambrosiano di risolvere la viabilità in val Bisagno grazie a
una ovovia ed evitare di pagare penali al colosso impiantistico
Doppelmayr per precedenti contratti; la riduzione tipo San Siro dello
storico stadio Ferraris per far saltare fuori 10mila m2 da destinare a
funzioni commerciali (Coop? Esselunga?).

A Genova ora ci si chiede se Salis non sia altro che l’ennesimo bluff
partorito nella Seconda Repubblica dalla corsa al centrismo
progressista: dal perfetto bocconiano Mario Monti all’afasico Paolo
Gentiloni, dal migliore dei migliori Mario Draghi al nipote d’arte
Enrico Letta.