[nuovopci] Dopo la vittoria del NO portare fino in fondo la …

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Autor: Delegazione del (nuovo)PCI
Data:  
A: Npci Inter
Assumpte: [nuovopci] Dopo la vittoria del NO portare fino in fondo la lotta
         [1]

(nuovo)Partito comunista italiano

   Comitato Centrale
                        Sito: www.nuovopci.it [2]
                        e.mail: nuovopci@???


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_ [4] _

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Comunicato CC 06/2026 - 25 marzo 2026

[SCARICATE IL TESTO DEL COMUNICATO IN OPEN OFFICE [5] / WORD [6]]

BATTERE IL FERRO FINCHÉ È CALDO!

PORTARE FINO IN FONDO LA LOTTA PER CACCIARE IL GOVERNO MELONI E IL
CODAZZO DI MAFIOSI E GUERRAFONDAI CHE LO COMPONGONO!

Il governo Meloni si era impegnato con i suoi padrini a continuare
l'agenda Draghi (il programma comune della borghesia imperialista [7]),
accentuandone il carattere guerrafondaio (maggiore asservimento agli
imperialisti USA e sionisti e coinvolgimento nelle loro imprese
brigantesche) e reazionario: da una parte pugno duro contro gli
oppositori e il movimento di resistenza popolare, guerra ai poveri e
guerra tra poveri e dall'altra maggiore accentramento dei poteri,
togliendo quella poca autonomia che le varie istituzioni della
Repubblica Pontificia (Camera, Senato, governo, presidenza, corte
costituzionale, magistratura, ecc.) hanno l'una dall'altra ed eliminando
o comunque riducendo fortemente la possibilità che le masse popolari
interferiscano nelle relazioni tra le varie istituzioni della Repubblica
Pontificia. Il tentativo è andato a sbattere contro il malcontento,
l'indignazione e la ribellione di una vasta parte delle masse popolari,
che si sono espresse su ampia scala nelle mobilitazioni per "bloccare
tutto" dell'anno scorso e poi nel voto al referendum del 22 e 23 marzo.

***

I numeri

_1. La partecipazione al voto_

Su poco più 51 milioni di elettori (circa 46 milioni in Italia e 5
milioni all'estero), hanno votato in 28.6 milioni: circa 27 milioni in
Italia (il 58.9% degli elettori), e 1.5 milioni all'estero (il 28.5%).

Tenendo conto che alle ultime tornate elettorali (elezioni europee del
2024 e amministrative del 2025) ha votato meno del 50% degli elettori,
mentre alle politiche del 2022 aveva votato il 62%, la partecipazione è
stata significativa. Il referendum ha portato a votare contro il governo
Meloni alcuni milioni di nuovi (in particolari giovani e giovanissimi) e
riportato a votare vecchi elettori che non votavano più. Nonostante che
il governo (per ostacolare il voto per il No) ha impedito a centinaia di
migliaia di studenti fuori sede (ma anche di lavoratori) di votare nei
luoghi di studio (o di lavoro), diversi di loro sono tornati a casa
proprio per votare NO.

La partecipazione è stata in quasi tutte le regioni ampiamente al di
sopra del 50% (tranne la Sicilia e la Calabria dove è stata
rispettivamente del 46% e 48%) e in diverse (Abruzzo, Friuli Venezia
Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte) al di sopra del
60%, con punte del 66% (Emilia Romagna) e 65% in Toscana e Umbria.

La prima considerazione è che quando la battaglia è chiara e gli
obiettivi definiti (contro il governo Meloni, difesa della Costituzione)
le masse popolari partecipano al voto, a conferma che l'astensionismo di
massa è una forma di distacco e ribellione al sistema di potere della
borghesia e alle liturgie del teatrino della politica borghese.

_2. I risultati del voto_

Per valutare l'esito elettorale dobbiamo considerare che erano per il Sì
oltre ai partiti che fanno parte del governo Meloni (che alle elezioni
del 2022 avevano raccolto circa 12 milioni di voti), anche Azione di
Calenda (che alle elezioni del 2022 aveva raccolto, assieme a Italia
Viva di Renzi, circa 2 milioni di voti) e diversi esponenti del PD
(dalla Picierno a Minniti), mentre Italia Viva di Renzi aveva dato
libertà di voto. Quindi interi settori del polo PD delle Larghe Intese
erano schierati sulle posizioni del governo Meloni nella battaglia
referendaria.

Sui 28.6 milioni di votanti (Italia+estero) i NO sono stati circa 15
milioni (53.2%) mentre i Sì sono stati 13.2 milioni di voti (46.8%). In
dettaglio i dati sono:

Elettori

Votanti

%

NO

%

SI

%

Italia+Estero

51.422.000

28.624.000

55.7

15.084.000

53.2

13.252.000

46.8

Italia

45.944.000

27.061.000

58.9

14.461.000

53.7

12.448.000

46.3

Estero

5.479.000

1.563.000

28.5

623.000

43.7

804.000

56.3

Totali schede bianche e nulle (Italia+Estero): 306.000

Per quanto riguarda la distribuzione del voto per regione: il NO ha
vinto in 17 regioni (in Campania, Sicilia e Basilicata ha superato il
60%), mentre il Sì ha vinto in 3 regioni (Lombardia, ma non nella
provincia di Milano dove ha vinto il NO con il 58%, in Veneto e in
Friuli Venezia Giulia).

La seconda considerazione è che il governo Meloni ha subito una batosta
elettorale in quasi tutte le regioni. Da rilevare in particolare la
sconfitta nelle grandi città e nelle regioni del Sud, anche in quelle in
cui il centro-destra governa da anni come Sicilia e Calabria.

***

Le mobilitazioni dell'autunno scorso e poi l'esito del referendum
indicano che tra le masse popolari (giovani e meno giovani, compresa una
parte di chi nel 2022 aveva votato per Meloni e soci) si allarga e si
rafforza l'orientamento contro il governo della guerra, dell'economia di
guerra, della devastazione dell'ambiente e della repressione. La
cacciata del governo Meloni deve adesso diventare l'obiettivo
apertamente perseguito nelle mobilitazioni del prossimo periodo. Spetta
ai comunisti e a tutte le forze del fronte politico, sindacale e sociale
anti Larghe Intese dare al malcontento, all'indignazione e alla
ribellione popolare un obiettivo politico chiaro e d'attacco: mandare a
casa il governo Meloni, servo degli imperialisti USA, complice dei
sionisti [8], compare di quelli UE e sostituirlo con un governo
d'emergenza delle masse popolari organizzate deciso e in grado di
attuare le parti progressiste della Costituzione del 1948 (lavoro,
relazioni con altri popoli e Stati, diritti e libertà politiche e
sindacali, equità sociale, funzione sociale delle aziende, salvaguardia
dell'ambiente e del territorio) da sempre violate o eluse dai vertici
della Repubblica Pontificia. Apertamente incostituzionali sono le basi e
installazioni militari USA e NATO che dal 1949 in poi occupano il nostro
paese rendendolo nei fatti un protettorato USA, le leggi che
perseguitano gli immigrati, la privatizzazione della sanità, la mano
libera a speculatori e industriali che smantellano il tessuto produttivo
del paese: i casi in cui è stata ed è aggirata, manomessa o apertamente
violata sono tanti quanti sono i suoi articoli.

"Per un governo che attui la Costituzione": questo il titolo del
convegno che si è tenuto il 19 marzo nella sala di rappresentanza dei
gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Non stupisce che Federico
Mollicone, deputato di Fratelli d'Italia, qualche giorno prima abbia
tuonato che "è inaccettabile che la Camera accolga il convegno _Per un
Governo che attui la Costituzione_". Per gli esponenti della classe
dominante e i loro rappresentanti, campioni di sotterfugio che giurano
sulla Costituzione mentre la aggirano e la smantellano, parlare di
Costituzione è un rito buono per le parate istituzionali.

Con buona pace di Mollicone e del governo Meloni, di Sara Kelany, de _Il
Giornale_ e di altra spazzatura simile, l'iniziativa del 19 marzo è
stata un successo: sala piena, partecipazione di decine di esponenti di
organizzazioni operaie e popolari, degli esponenti dei principali
sindacati di base, di alcune organizzazioni del movimento comunista
cosciente e organizzato, diversi parlamentari e senatori del M5S. Così
hanno scritto di questo convegno i compagni del nostro partito fratello,
il P.CARC [9]:_ _

"(…) Qui di seguito alcune prime considerazioni che poniamo alla
discussione degli organismi operai e popolari, dei movimenti sociali,
delle organizzazioni politiche e sindacali anti Larghe Intese e a quelle
del movimento comunista cosciente e organizzato.

1. È evidente che le adesioni all'iniziativa e la voglia di partecipare
mostrano che il convegno ha interpretato un'esigenza collettiva che va
ben al di là della cerchia di chi lo ha promosso e di chi vi ha
partecipato. Questa esigenza collettiva è ciò che ci interessa, a cui ci
interessa rispondere e ciò a cui diamo importanza.

Quando si parla di_ attuare la Costituzione_ inevitabilmente lo sguardo
deve essere distolto dalle aule parlamentari, dalle commissioni
parlamentari, dagli scranni dei governi delle Larghe Intese e deve
puntare su quello che una miriade di organismi operai e popolari fanno
già con forze ridotte, con pochi strumenti, con pochi mezzi e con mille
conseguenze e implicazioni legali, poliziesche, giudiziarie, dovendo
fronteggiare la repressione sempre più dispiegata.

Il 19 marzo non si è genericamente parlato di "attuare la Costituzione",
si sono condivise esperienze, visioni e valutazioni, si è iniziato a
ragionare insieme del governo che serve per attuare la Costituzione.

Oggi la Costituzione non è attuata dal governo Meloni, che è anzi il
promotore di continue violazioni, ma da chi occupa le aziende, come la
Gkn, contro lo smantellamento dell'apparato produttivo, dagli attivisti
di Ultima Generazione ed Extinction Rebellion che denunciano la
complicità delle aziende italiane - in primis Eni e Leonardo - nella
Terza guerra mondiale, dalle organizzazioni sindacali di base che
difendono il diritto di sciopero, dai docenti che si ribellano alla
cultura del libro e moschetto, dai sanitari che rivendicano il diritto
universale alla salute, da chi si attiva contro il coinvolgimento
dell'Italia nella Terza guerra mondiale e nel genocidio contro il popolo
palestinese.

Eravamo a quel convegno, in tanti e tante, non per cercare spazi di
ascolto e rivendicazione, ma per compiere un passo nel "regime change"
di cui c'è bisogno in Italia.

2. Il percorso di questo "regime change" è in parte conosciuto e in
parte sperimentale. È conosciuto nel senso che rientra pienamente nel
solco già aperto dai tanti che si propongono di "attuare la
Costituzione". Per essere più precisi prendiamo a prestito le parole di
un docente intervenuto: non si tratta solo di imboccare il percorso di
un governo che attua la Costituzione, si tratta di riprendere il
percorso che ha portato alla Costituzione, un percorso di lotta e di
liberazione che fu quello dei partigiani. Ed è anche un percorso
sperimentale, nell'Italia del 2026, perché tutte le strade previste
dalla stessa Costituzione per formare un governo che incarna "la
sovranità popolare" sono state sbarrate e sono precluse alle masse
popolari: le stesse istituzioni che pretendono di operare "in nome della
Costituzione" ne sono diventate strumento di violazione, sono strumenti
di eversione, oppressione.

Ecco dunque la necessità di pensare e progettare insieme un percorso
plurale e trasversale per definire le forme e il contenuto della lotta
che conduce alla formazione di un governo che attua le parti
progressiste della Costituzione del 1948. Questo è, nell'Italia del
2026, il testimone che la lotta di liberazione dai nazi-fascisti nel
1945 pone nelle nostre mani".

A questo convegno erano presenti una parte importante delle forze
politiche, sindacali e sociali che costituiscono di fatto il fronte anti
Larghe Intese. Sono le forze che, come ha detto uno dei partecipanti,
devono entrare in quei palazzi sotto forma di governo di emergenza delle
organizzazioni operaie e popolari, con il compito di dare forma di legge
alle misure che caso per caso queste indicano come necessarie per porre
rimedio al disastro a cui i vertici della Repubblica Pontificia hanno
portato il nostro paese. Sono le forze chiamate a svolgere da subito un
ruolo analogo a quello svolto dal CLN nella Resistenza: negare ogni
legittimità al governo Meloni, chiamare le masse popolari a sostituirlo
con un governo che attua la Costituzione del 1948 e a questo fine le
mobilita senza tregua a sviluppare su scala crescente tutte le attività
e iniziative di cui sono capaci fino alla vittoria. Questo è, oggi,
raccogliere il testimone della lotta di liberazione dai nazifascisti nel
1945!

Tra queste forze si scontrano, in modo più aperto e pratico, due le
linee: capitalizzare la vittoria del NO al referendum presentando una
lista anti Larghe Intese alle elezioni politiche del 2027 che mandi in
Parlamento una pattuglia di oppositori per disturbare il manovratore,
denunciare cosa accade a palazzo, fare da portavoce delle rivendicazioni
popolari oppure perseguire fin da subito e apertamente l'obiettivo di
far cadere il governo Meloni. La vittoria del NO ha creato condizioni
più favorevoli a condurre e vincere questa battaglia. Non solo nelle
piazze convocate da Potere al Popolo, da USB e da altri organismi del
comitato per il "NO sociale" appena diventato noto il risultato del
referendum, ma persino in quelle del polo PD delle Larghe Intese e
annessi la parola d'ordine è stata "Meloni dimissioni", "Meloni devi
andartene".

Approfittare della debolezza del governo e delle divisioni tra i suoi
padrini per mandare a casa Meloni & C. L'esito del referendum è una
legnata per Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Non solo dal lato del
rapporto già precario del suo governo con le masse popolari, ma anche
per le relazioni tra i partiti che lo compongono e soprattutto rispetto
ai vertici della Repubblica Pontificia che nell'ottobre 2022 le hanno
affidato la direzione del paese. Questi sono già divisi al loro interno
tra mettersi armi e bagagli al carro degli imperialisti USA, che con
l'amministrazione Trump si sono lanciati in un'opera di guerra e
sovversione analoga, anche se diversa nelle forme, a quella in cui si
lanciarono gli imperialisti tedeschi negli anni '30 del secolo scorso
oppure legare le proprie sorti al rafforzamento dell'UE; tra affidarsi,
per gestire il paese pur tenendo ancora aperto il teatrino della
democrazia elettorale, alla "gestione delle Larghe Intese" conservando
le forme dello "Stato di diritto" oppure lanciarsi con maggiore
decisione nella gestione antisistema, "eversiva", nella mobilitazione
reazionaria delle masse popolari. Adesso che Meloni non riesce più a
raccogliere i voti necessari a dare una parvenza di realtà alla retorica
del "mandato degli italiani", queste divisioni e questo scontro si
acuiscono e si riflettono nelle relazioni tra gli stessi partiti della
coalizione di governo e in ognuno di essi. Dobbiamo approfittare della
debolezza del governo e delle divisioni tra i suoi padrini per cacciare
Meloni & C.

Meglio elezioni anticipate che "prepararsi in vista delle politiche del
2027". Aspettare le elezioni del 2027, per quanto riguarda il campo
nemico vorrebbe dire lasciare ai vertici della Repubblica Pontificia il
tempo di accordarsi dietro sulla soluzione di governo (magari targata
PD) da far ingoiare alle masse popolari con le prossime elezioni e al
governo Meloni la possibilità di riorganizzarsi con qualche cambiamento
di facciata (al Ministero della Giustizia sono già saltati Delmastro e
Bartolozzi, Santanché li seguirà a breve), di mettere a punto la legge
elettorale truffa e di fare altri danni ai lavoratori e al resto delle
masse popolari. Sarebbe un favore anche al polo PD delle Larghe Intese.

La segreteria di Elly Schlein non ha cambiato la natura del PD, ma il
fatto che per cercare di arginare l'emorragia di iscritti e voti ha
dovuto ricorrere a qualcuno che "dice qualcosa di sinistra" e muovere
contro il governo Meloni gli organismi di massa (CGIL, ARCI, ANPI) che,
anche se sempre più a fatica, dirige o comunque influenza, ha allargato
la divisione al suo interno. Lo stesso vale per AVS e più marcatamente
per il M5S, che in vista delle elezioni sta cercando di ritessere il
legame con le masse popolari, gli organismi che ne promuovono la
resistenza e i loro esponenti.

Per quanto riguarda il campo delle masse popolari, prepararsi in vista
delle elezioni del 2027 vorrebbe dire raffreddare lo slancio e la
fiducia che l'esito del referendum ha suscitato negli organismi operai e
popolari, nella parte già organizzata delle masse popolari che si è
mobilitata prima per "bloccare tutto" e poi per il NO al referendum e
anche in quella parte che il moto dell'autunno scorso ha attivato. E,
anche, lasciar decantare l'indignazione degli elettori delusi dei
partiti di governo - in particolare della Lega (le contestazioni a
Salvini durante i funerali di Umberto Bossi ne esprimono solo una parte)
e di Fratelli d'Italia - che hanno votato NO, facilitando l'azione dei
mestatori alla Vannacci. Vorrebbe dire alimentare tra le masse l'idea
che è possibile "cambiare tutto" stando alle regole e alle prassi di chi
non ha nessuna intenzione di cambiare se non in peggio. In sintesi vuol
dire venir meno al compito proprio dei promotori della mobilitazione
popolare contro la Terza guerra mondiale [10], la corsa al riarmo,
l'economia di guerra e gli altri effetti che la crisi del capitalismo
porta con sé: dare al malcontento, all'indignazione e alla ribellione
delle masse popolari un obiettivo politico chiaro e d'attacco, che ne
sintetizza le aspirazioni.

Le masse popolari organizzate hanno dato un mandato chiaro ai comunisti
e alle forze anti Larghe Intese. L'esito del referendum è un avviso di
sfratto per il governo Meloni, il secondo avviso di sfratto dopo il moto
di insubordinazione dell'autunno 2025. Le mobilitazioni del prossimo
periodo devono servire a rendere esecutivo questo sfratto!

Dalla manifestazione "Together" del 28 marzo al 4 aprile (giornata di
lotta contro le installazioni militari USA-NATO in Italia), dalla
manifestazione dell'11 aprile contro il blocco USA attorno alla
Repubblica di Cuba [11] alle iniziative per la liberazione del
presidente Maduro e di sua moglie, dalla preparazione della nuova
Flottiglia per Gaza alle proteste per gli attacchi USA e sionisti contro
la Repubblica Islamica dell'Iran, dal 25 Aprile al 1° Maggio fino allo
sciopero generale indetto dal sindacalismo di base per il 15 maggio: che
ogni mobilitazione e iniziativa diventi parte di una campagna generale
finalizzata a cacciare il governo della guerra, della devastazione
ambientale, della miseria, della repressione e sostituirlo con un
governo di emergenza popolare che attua le parti progressiste della
Costituzione del 1948!

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ISTRUZIONI E CONSIGLI PER L’USO DI TAILS [13]



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