[nuovopci] Sull'attacco USA-sionista all'Iran e il referendu…

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Autor: Delegazione del (nuovo)PCI
Fecha:  
A: Npci Inter
Asunto: [nuovopci] Sull'attacco USA-sionista all'Iran e il referendum del 22-23 marzo
         [1]

(nuovo)Partito comunista italiano

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Comunicato CC 05/2026 - 28 febbraio 2026

[SCARICATE IL TESTO DEL COMUNICATO IN OPEN OFFICE [5] / WORD [6] ]

IL GOVERNO MELONI TRASCINA IL NOSTRO PAESE AL SEGUITO DEGLI IMPERIALISTI
USA E SIONISTI DI ISRAELE CHE ALLARGANO OGNI GIORNO DI PIÙ LA TERZA
GUERRA MONDIALE: DOBBIAMO LIBERARCENE, CON OGNI MEZZO E A OGNI COSTO!

Dopo mesi in cui hanno alzato la posta dei ricatti e ammassato navi da
guerra, uomini e armamenti nell'area, questa mattina gli imperialisti
USA hanno dato il via insieme ai sionisti di Israele a un attacco
militare su larga scala contro la Repubblica Islamica dell'Iran. Insieme
alle aggressioni che i sionisti da tempo conducono in Libano, Yemen,
Siria, Iraq e al genocidio che stanno perpetrando a Gaza e Cisgiordania,
all'uso del governo fantoccio di Zelenski contro la Federazione Russa,
ai bombardamenti in territorio venezuelano e al rapimento del presidente
Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, al blocco dei rifornimenti
di carburante a Cuba per "acquisirla amichevolmente" e alle interferenze
negli altri paesi dell'America Latina e dei Caraibi, alle guerre per
interposta persona nel continente africano, alla creazione di una NATO
dell'Indo-Pacifico, l'attacco alla Repubblica Islamica dell'Iran va ad
allargare la Terza guerra mondiale [7], prodotta dallo sconvolgimento
economico, culturale, politico, diplomatico e militare in corso nel
mondo ancora dominato dalla Comunità Internazionale dei gruppi
imperialisti USA, sionisti, europei e loro associati e il cui centro
promotore sono gli imperialisti USA e i sionisti di Israele [8].

La Terza guerra mondiale e la devastazione del pianeta sono la
manifestazione di come la Comunità Internazionale dei gruppi
imperialisti USA, sionisti, europei e associati conduce l'umanità. I
loro crimini continueranno finché i lavoratori e le masse popolari
organizzate non toglieranno loro il potere e costruiranno un nuovo e
superiore ordinamento economico e sociale.

Agli imperialisti USA e sionisti il governo Meloni è sottomesso, come e
più dei governi delle Larghe Intese che lo hanno preceduto: dall'Ucraina
al Medio Oriente, Meloni e la sua cricca di servi ha sistematicamente
fatto e sta facendo la parte che essi gli hanno chiesto, anche a costo
di aggravare le condizioni delle masse popolari del nostro paese ed
esporlo alle ritorsioni dei paesi colpiti dalle aggressioni USA e
sioniste. Bisogna che ce ne liberiamo, usando ogni mezzo e ogni
appiglio, sfruttando le contraddizioni e divisioni in campo nemico,
facendo leva sulla forza delle masse popolari organizzate, inserendoci
in ogni episodio della lotta di classe.

Il referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della magistratura: votare
e far votare NO contro il governo Meloni

È nell'interesse delle masse popolari e della rivoluzione socialista che
vinca il NO al referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della
magistratura. Non per difendere "la giustizia, la democrazia, la
Costituzione", come vanno proclamando i sostenitori del NO del polo PD
delle Larghe Intese con Alleanza Verdi Sinistra e M5S e delle
organizzazioni di massa ad esso legate (in primis CGIL, ANPI e ARCI), ma
per assestare una legnata al governo Meloni.

In una società divisa in classi la magistratura, i tribunali, ecc. sono
parte delle istituzioni che tutelano il dominio degli sfruttatori e
degli oppressori: è una delle leggi in cui la scienza comunista ha
sintetizzato l'esperienza capillare e quotidiana degli sfruttati e degli
oppressi, fa parte dell'abc del marxismo. Dopo la vittoria della
Resistenza contro il nazifascismo in ogni aula di tribunale del nostro
paese campeggia la scritta che "la legge è uguale per tutti", ma è
palese che il trattamento riservato nelle aule dei tribunali ai
responsabili di stragi di Stato, di stragi come quella di Viareggio e
del Ponte Morandi, di disastri ambientali come quello provocato dalla
Eternit a Casale Monferrato, delle stragi sul lavoro (dalla ThyssenKrupp
a Brandizzo fino a via dei Mariti a Firenze) è ben diverso da quello
riservato ai comunisti e agli altri oppositori politici, agli attivisti,
ai lavoratori, agli immigrati o agli emarginati: non è la gravità dei
reati a determinare l'entità della condanna, ma la "pericolosità" che
essi rappresentano per la sopravvivenza dell'ordinamento sociale della
borghesia con i suoi privilegi e i suoi crimini e la classe di
appartenenza. Nel nostro paese però la Costituzione del 1948 con quanto
resta delle leggi ad essa ispirate, la pluralità di poteri autonomi
operanti - Corte pontificia, imperialisti USA, organizzazioni della
criminalità organizzata, sionisti, imperialisti europei - che dà a ogni
magistrato, così come a ogni alto funzionario una forza contrattuale
speciale perché sta a lui decidere a quale dei poteri autonomi dare la
sua lealtà ma allo stesso tempo rende incerta la sua carriera (la quale
dipende dai rapporti di forza tra i poteri autonomi, che si giocano in
altra sede: le vicende della corte di Jeffrey Epstein è istruttiva a
questo proposito), l'acuirsi del contrasto di interessi tra i vari
gruppi che compongono la classe dominante e l'attenuarsi dei confini tra
gruppi imperialisti tradizionali e criminalità organizzata quanto a
metodi, fanno sì che magistrati ligi ai loro "santi in paradiso"
convivano con magistrati responsabili di inchieste come quella sui
ciclofattorini schiavizzati dalle multinazionali della consegna dei cibi
a domicilio (food delivery) e sulla catena degli appalti dei marchi del
lusso, sulla Santanchè, ecc.

Quanto alla democrazia, è stata la borghesia stessa a trasformarla in un
guscio vuoto nell'ambito dei regimi di controrivoluzione preventiva [9]
e, da quando nel 2008 la seconda crisi generale del suo sistema è
entrata nella fase acuta e terminale, a mandarla sempre più a gambe
all'aria anche se la si intende solo come possibilità per le masse
popolari di partecipare alle elezioni (vedi soglie di sbarramento, liste
bloccate, ecc.) e come divisione tra poteri (i governi legiferano a
colpi di decreti e di voti di fiducia).

Per la borghesia un regime è tanto più democratico quanto più agli
imprenditori, ai banchieri, ai professionisti, agli intellettuali più
abili e in generale agli individui più dotati, energici, ambiziosi e
decisi a compiere la loro personale arrampicata sociale, permette di
emergere, di fare carriera, di crearsi una cerchia di relazioni
personali, di arricchirsi, di proporsi alle masse come dirigenti
politici: quanto più esso stimola e permette a ogni individuo di
compiere un percorso del genere. Anche nel migliore dei casi
immaginabili, per quanto possa essere aperta al ricambio sociale, la
società borghese per sua natura è una società elitaria. Il
pluripartitismo, le campagne elettorali di tanto in tanto, le assemblee
rappresentative permettono a quei dirigenti della società civile di
affermarsi e di imporsi come dirigenti dello Stato tramite il voto delle
masse.

Per il proletariato e per il resto delle masse popolari un regime è
tanto più democratico quanto più e meglio le risorse dell'intera società
sono impiegate per allargare in misura crescente la partecipazione della
massa della popolazione alle condizioni materiali, morali e
intellettuali di una vita civile e all'esercizio del potere. La
democrazia che noi comunisti realizzeremo instaurando il socialismo è
l'impiego massimo di cui si è capaci, che si riesce a ideare e mettere
in opera, delle risorse esistenti, per allargare la partecipazione delle
masse popolari alla soluzione delle questioni della loro vita:
mobilitazione, cultura, organizzazione, amministrazione. Per noi
democrazia è impiego delle risorse materiali e spirituali della società
per favorire l'assurgere in massa dei membri delle classi, gruppi e
generi oppressi, sfruttati ed emarginati dalla vita sociale e dal meglio
del patrimonio materiale e spirituale della società, ad una nuova vita e
ad un ruolo sociale superiore fino a fare di esse i dirigenti di se
stesse.

E a proposito della Costituzione, basta considerare i casi in cui è
stata ed è aggirata, manomessa o apertamente violata: sono tanti quanti
sono i suoi articoli. L'astensione dal ricorso alla guerra "come mezzo
di risoluzione delle controversie internazionali" (art. 11),
l'accettazione delle limitazioni della sovranità solo in condizioni di
parità con gli altri Stati (art. 11), l'inviolabilità della persona e
del domicilio (art. 13 e 14), la libertà e segretezza della
corrispondenza (art. 15), la libertà di cambiare residenza e la libertà
di espatriare (art. 16), l'esenzione della stampa da autorizzazioni e
censure (art. 21), la tutela della salute come diritto fondamentale del
cittadino (art. 32), l'esenzione di oneri per lo Stato per le scuole
cattoliche (art. 33), il diritto all'istruzione (art. 34), la tutela dei
lavoratori (art. 35), il diritto ad un salario "in ogni caso sufficiente
ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa"
(art. 36), la parità salariale delle donne con gli uomini a parità di
lavoro (art. 37), il diritto al mantenimento e all'assistenza sociale
per chi è sprovvisto dei mezzi necessari (art. 38), la libertà di
organizzazione sindacale (art. 39) e la libertà di sciopero (art. 40), i
limiti fissati per l'iniziativa economica individuale e privata e per la
proprietà privata perché non contrastino con la sicurezza, la libertà e
la dignità umana e siano indirizzate al benessere sociale e accessibili
a tutti (art. 41 e 42), la promozione delle pari opportunità tra uomini
e donne nell'accesso alle cariche pubbliche (art. 51), il dovere
universale al servizio militare (art. 52), il carattere democratico
delle Forze Armate (art. 52), la partecipazione alle spese pubbliche in
ragione della capacità contributiva (art. 53) che esclude le imposte
indirette (IVA, ecc.): è solo il sintetico elenco dei casi in cui la
Costituzione del 1948 è stata e viene più chiaramente e più a lungo
violata. La Costituzione del 1948 non va difesa sulla carta, va attuata
nei fatti.

La vittoria del NO al referendum serve ad assestare un colpo al governo
Meloni, approfittando del fatto che la sua tenuta è indebolita da due
lati. Da una parte crescono il malcontento delle masse popolari e la
loro insofferenza verso la classe dominante, malcontento e insofferenza
che hanno trovato espressione pratica e su larga scala nelle
mobilitazioni dell'autunno scorso contro il genocidio sionista a Gaza.
Dall'altra si approfondiscono i contrasti tra padrini, padroni e
potentati che nell'ottobre 2022 hanno affidato a Meloni la direzione del
paese: mettersi armi e bagagli al carro degli imperialisti USA che con
l'amministrazione Trump si sono lanciati in un'opera di guerra e
sovversione analoga, anche se diversa nelle forme, a quella in cui si
lanciarono gli imperialisti tedeschi negli anni '30 del secolo scorso,
oppure legare le proprie sorti al rafforzamento dell'UE? Per gestire il
paese pur tenendo ancora aperto il teatrino della democrazia elettorale,
affidarsi alla "gestione delle Larghe Intese" conservando le forme dello
"Stato di diritto", oppure lanciarsi con maggiore decisione nella
gestione antisistema, "eversiva", nella mobilitazione reazionaria delle
masse popolari? Sono contraddizioni e divisioni che si riflettono nelle
relazioni tra gli stessi partiti della coalizione di governo e in ognuno
di essi (vedasi la vicenda Vannacci).

Nel corso della crisi che si aggrava e della Terza guerra mondiale che
si espande, il contrasto di interessi tra i vari gruppi imperialisti si
acuisce e le istituzioni della Repubblica Pontificia trovano difficoltà
crescenti a mettersi d'accordo, anche se sono tutte contro le masse
popolari. Ogni tanto, in un modo o nell'altro alcune di loro fanno
persino appello alle masse o minacciano di farlo, contro le altre
istituzioni: con denunce pubbliche, con rivelazioni scandalistiche, con
procedimenti giudiziari, con campagne referendarie, nelle campagne
elettorali, ecc. E il malcontento e l'insofferenza delle masse popolari
crescono. Da qui il filo conduttore delle riforme della Costituzione dal
1992 a oggi: rafforzare la disciplina nella classe dominante,
accentrando i poteri e togliendo quella poca autonomia che le varie
istituzioni della Repubblica Pontificia (Camera, Senato, governo,
presidenza, corte costituzionale, magistratura, ecc.) hanno l'una
dall'altra ed eliminare o comunque ridurre fortemente la possibilità che
le masse popolari interferiscano nelle relazioni tra le varie
istituzioni della Repubblica Pontificia è il filo conduttore della
riforma della magistratura così come delle riforme della Costituzione
che l'hanno preceduta dal 1992 a oggi.

Combinare la campagna per il NO con le mobilitazioni in programma prima
e dopo il referendum fino a rendere ingovernabile il paese a Meloni, ai
suoi compari e padrini.

Far saltare sia il progetto di sostituire il governo Meloni con uno a
guida PD e annessi, analogo nei programmi ma più rispettoso delle forme
dello "Stato di diritto", sia il tentativo di Meloni e soci di restare
in sella anche in caso di sconfitta al referendum: con la nuova legge
elettorale su cui, benché a fatica, si sono accordati giocano
d'anticipo.

Dall'8 Marzo al 25 Aprile fino al 1° Maggio, che ogni mobilitazione
diventi parte di una campagna generale finalizzata a cacciare il governo
della guerra, della devastazione ambientale, della miseria, della
repressione e sostituirlo con un governo di emergenza popolare che attua
le parti progressiste della Costituzione del 1948!

La via maestra per realizzare questo obiettivo è rendere ingovernabile
il paese con una campagna di mobilitazioni e proteste (blocchiamo tutto)
fino a far collassare il governo Meloni, governo delle maniere forti
contro le masse popolari organizzate e della prostituzione agli
imperialisti USA, sionisti e UE. Al tentativo di imbrigliare il
movimento delle masse popolari organizzate nell'attesa delle prossime
elezioni politiche del 2027 occorre rispondere con la lotta per cacciare
ora, con la forza della mobilitazione, Meloni e la sua banda di zerbini
degli imperialisti USA e sionisti.

La campagna per il NO deve e può diventare un ingrediente del
perseguimento di questa linea. Votare NO per cacciare il governo Meloni
è la parola d'ordine che deve essere adottata dal movimento comunista
cosciente e organizzato. Bando alle illusioni reazionarie diffuse dalla
sinistra borghese: le masse popolari non hanno interesse alcuno a
difendere le prerogative della magistratura, istituzione garante
dell'oppressione di classe e della giustizia di classe esistente nel
nostro paese. La sconfitta del governo Meloni e della sua riforma della
magistratura è il meglio che le masse popolari possono auspicare per
quanto riguarda i risultati della campagna referendaria. Alimentare e
sostenere il movimento per cacciare il governo Meloni anche attraverso
il voto referendario come avvenne con il governo Renzi nel 2016 è un
obiettivo realistico e realizzabile.

Al tentativo del governo Meloni di dividere la mobilitazione tra buoni e
cattivi, tramite operazioni di criminalizzazione e denigrazione degli
elementi più combattivi, occorre rispondere combinando e riunendo in un
unico fronte di lotta ogni espressione del movimento spontaneo di
resistenza: dalla difesa militante del CSOA Askatasuna [10] al
sabotaggio delle Olimpiadi della vergogna di Milano-Cortina, dalle mille
iniziative di base contro i disastri che colpiscono la vita delle masse
popolari al protagonismo dei lavoratori portuali nel trascinare la
classe operaia nella lotta contro guerra e riarmo fino alla
mobilitazione contro la Terza guerra mondiale con la manifestazione
nazionale indetta da Stop Rearm a Roma per il 28 marzo, con la partenza
della nuova Global Sumud Flotilla (inizialmente prevista per il 29 marzo
e posticipata al 12 aprile) e con la Flotilla per Cuba "Nuestra
América".

Questo è il terreno concreto in cui operare per costruire il fronte
ampio delle forze anti Larghe Intese che si è già riunito e ha
capeggiato le mobilitazioni dell'autunno, esprimendo una forza tale da
costringere anche la sinistra del polo PD delle Larghe Intese a
inseguire la mobilitazione. Non è un partito elettorale di sinistra, ma
un fronte ampio quanto è vasta la mobilitazione contro il governo Meloni
e le Larghe Intese. Non è un blocco politico e sociale omogeneo e
ristretto ai soli comunisti. È il fronte delle forze che promuovono e
sostengono la mobilitazione contro governo Meloni, Larghe Intese e
programma comune della borghesia imperialista [11]. Come tale non può
che essere un fronte estremamente composito.

L'avanzata di questo fronte crea condizioni più favorevoli per
l'avanzamento di ogni singolo percorso di mobilitazione che avrà corso
da qui alle prossime settimane. Nuoce invece ogni cedimento al
disfattismo e all'attendismo. Sia esso rimettersi a liturgie
elettoraliste (aspettare le elezioni del 2027 prima di porsi l'obiettivo
della cacciata del governo Meloni) ed economiciste (abbassare i toni
della mobilitazione limitandoli ad obiettivi rivendicativi immediati,
con associato spirito di concorrenza e settarismo che prevalgono in
assenza di forti e avanzati obiettivi politici).

La situazione internazionale diventa sempre più rivoluzionaria. La crisi
per sovrapproduzione assoluta di capitale è sfociata nella Terza guerra
mondiale. Per le classi dominanti è sempre meno possibile dirigere la
società nei modi in cui le dirigevano nel periodo del "capitalismo dal
volto umano" (1945-1975) e le classi sfruttate e i popoli oppressi sono
sempre più insofferenti della vita che le classi dominanti impongono. Le
masse popolari dei paesi imperialisti hanno davanti a sé due strade:

1. la strada della mobilitazione rivoluzionaria che i comunisti devono
promuovere e che solo loro possono promuovere alla testa della classe
operaia,

2. la strada della mobilitazione reazionaria, della contrapposizione e
della guerra tra paesi e nazioni e in ogni paese tra parti delle masse
popolari.

La situazione è favorevole alla rivoluzione proletaria, la rivoluzione
socialista è necessaria. La questione della rivoluzione socialista nei
paesi imperialisti è diventata in modo più largo e profondo la questione
della sorte della specie umana.

La sorte della rivoluzione socialista dipende da noi comunisti. Noi
abbiamo ereditato dal secolo passato, dall'impresa mondiale messa in
moto dalla Rivoluzione d'Ottobre in Russia e impersonata da Lenin e
Stalin e dalla rivoluzione cinese impersonata da Mao Tse-tung, il
marxismo-leninismo-maoismo, la scienza delle attività con le quali gli
uomini hanno fatto e fanno la loro storia: la scienza con cui dobbiamo
guidare la nostra attività di trasformazione della società. Nostro
compito attuale è farne la guida dell'impresa che non siamo riusciti a
compiere nel secolo scorso, durante la prima ondata mondiale della
rivoluzione proletaria (1917-1976). L'instaurazione del socialismo nei
paesi imperialisti è anche l'aiuto di gran lunga migliore che possiamo
dare e daremo ai popoli oppressi dalla Comunità Internazionale dei
gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei.

La rivoluzione socialista è per sua natura internazionale e
l'internazionalismo è uno dei tratti comuni ai gruppi e partiti
comunisti di ogni paese, uno dei tratti che distinguono la loro impresa
da tutti gli altri progetti e tentativi, generosi o criminali, comunque
utopistici o fallimentari, messi in campo dalla sinistra borghese da una
parte e dai promotori della mobilitazione reazionaria dall'altra per
porre fine al catastrofico corso delle cose. La rivoluzione socialista
per sua natura può essere compiuta solo seguendo in ogni paese, con i
modi e i tempi suoi propri, la strada dedotta dalla storia e dalle
caratteristiche di quel particolare paese. È quindi in ogni paese una
rivoluzione nazionale che ha anche carattere internazionale: questo si
traduce ed esprime nella confluenza e azione reciproca delle tante
rivoluzioni nazionali, ognuna per i modi e i tempi "rivoluzione in un
paese solo".

Il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità
Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei mostrerà
la via e aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi e
avrà il loro aiuto (internazionalismo proletario). L'Italia può essere
questo paese: dipende da noi comunisti che lo sia!

Arruolarsi nel (nuovo)PCI!

Costituire clandestinamente in ogni azienda capitalista, in ogni azienda
pubblica, in ogni istituzione e in ogni centro abitato un Comitato di
Partito!

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ISTRUZIONI E CONSIGLI PER L’USO DI TAILS [14]



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[7] https://nuovopci.it/voce/voce81/quadro3GM.html
[8] https://nuovopci.it/dfa/lista_sionisti/Lista_agenti_sionisti.html
[9]
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[10]
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