VENERDÌ 6 FEBBRAIO
dalle ore 17 la redazione di OLTRE MAMMOLO vi aspetta al CASALE ALBA 2
per una serata a sostegno del giornale di quartiere
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**GdT Roma Players APS **
Dal **2017** promuoviamo il **gioco da tavolo moderno** a Roma come
strumento di socialità, cultura e inclusione.
Siamo oggi **il gruppo ludico più grande e attivo della capitale**, con
una community di **4.500-5.000 persone** tra eventi e social.
Organizziamo serate, eventi e Long Day Play
Partecipiamo ai principali eventi nazionali (*Play, Lucca C&G, Napoli
Comicon, GiocAosta*)
Collaboriamo con editori e autori, anche su **prototipi e anteprime**
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Il gioco è per tutti e tutte. Noi lo portiamo ovunque.
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Tra incudine e martello.
Da anni allo sportello sanitario sentiamo sempre le stesse parole:
"liste chiuse", "non c'è posto", "se vuole c'è l'intramoenia". Nelle
ultime settimane sui quotidiani leggiamo di liste d'attesa aggirate,
meccanismi di controllo truffati, agende bloccate. Le regole esistono ma
restano sulla carta. Ci stupisce? Decisamente no. È il risultato di un
sistema sotto stress cronico, colpevolmente mandato allo sbaraglio.
Le Case della Comunità dovevano essere la risposta: sanità di
prossimità, presa in carico dei fragili, meno accessi impropri ai pronto
soccorso. Invece, in tutta Italia, vediamo strutture aperte a metà,
senza medici né infermieri, ma soprattutto senza integrazione con il
territorio. Contenitori vuoti che non riescono a reggere le promesse
fatte, mentre l'utenza continua a rimbalzare tra CUP, ambulatori e
ospedali, spesso rassegnandosi a pagare in intramoenia o presso il
privato, o addirittura rinunciando a curarsi.
Il recente rapporto della Fondazione Gimbe lo dice chiaramente: mancano
personale, programmazione, dati trasparenti. Mancano i decreti, ma
soprattutto manca una visione che tenga insieme prevenzione, territorio
e ospedali. Così le Case della Comunità arrancano, le liste d'attesa
esplodono e la sanità pubblica perde pezzi, un po' alla volta.
Non è un problema locale, non è sfortuna, non è emergenza temporanea. È
un problema nazionale, strutturale, che colpisce prima di tutto chi è
più fragile. E finché continueremo a chiamarlo "ritardo" invece che
fallimento delle politiche, resterà esattamente dov'è: sulle spalle
delle persone.
Siamo ormai agli sgoccioli per l'imminente inaugurazione di Villa
Tiburtina, risultato della mobilitazione di un intero territorio sin dal
Covid. Abbiamo scritto progetti, raccolto firme, informato le
istituzioni locali per dire una cosa semplice: facciamo di Villa
Tiburtina un progetto pilota. Sperimentiamo qui, dove c'è già una rete
di realtà sociali che lavora da anni sul tema, il coinvolgimento della
comunità nelle politiche socio-sanitarie. Chiediamo conto a chi doveva
assumere personale, inneschiamo processi di trasparenza e
partecipazione, mettiamo in campo un programmazione efficace della
medicina di prossimità.
Invertiamo la rotta, e facciamolo adesso. Prima che le multinazionali
della sanità privata, già pronte a brindare sul fallimento della riforma
sanitaria, speculino su un Servizio Sanitario Nazionale già in grande
difficoltà.
Sportello sanitario Mammut
Riapriamo Villa Tiburtina
Comunità Territoriale Rebibbia-Ponte Mammolo-Casal De' Pazzi


