[nuovopci] Il “caso Hannoun”, Hamas e la lotta di Liberazion…

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Autor: Delegazione del (nuovo)PCI
Datum:  
To: Npci Inter
Betreff: [nuovopci] Il “caso Hannoun”, Hamas e la lotta di Liberazione del popolo palestinese
         [1]

(nuovo)Partito comunista italiano

   Comitato Centrale
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_Avviso ai naviganti _165 - 18 gennaio 2026

[SCARICATE IL TESTO DEL COMUNICATO IN OPEN OFFICE [5] / WORD [6] ]

Presentazione

Dedichiamo l'Avviso ai naviganti 165 del (n)PCI all'articolo di Fosco
Giannini _Il "caso Hannoun", Hamas e la lotta di Liberazione del popolo
palestinese_ [7]_ _pubblicato il 6 gennaio 2026 sul sito _Futura
Società_ (www.futurasocietà.org) principalmente per due motivi.

Anzitutto per promuovere, iniziando a praticarla, una forma di
collaborazione tra organismi italiani del movimento comunista cosciente
e organizzato della cui utilità siamo convinti: usare testi validi
redatti da membri di questi organismi e riguardanti temi che è utile che
i comunisti conoscano in gran numero e nella forma migliore disponibile.


In secondo luogo per l'importanza che ha il tema specifico di cui tratta
lo scritto e il valore che attribuiamo alla trattazione che Fosco
Giannini ha messo a disposizione. Ci siamo già occupati in vari modi
dell'attività dell'Entità sionista [8] in Italia. La persecuzione dei
palestinesi operanti in Italia è una parte di quell'attività.

Faremo quanto possiamo perché i lettori abituali degli Avvisi ai
naviganti facciano buon uso del testo pubblicato da _Futura Società_. A
questo fine abbiamo evidenziato le cinque questioni che F. Giannini
mette in luce nel suo scritto e i due autori (Fabio Marcelli e Fronte
Popolare per la Liberazione della Palestina) ai quali egli si richiama.

______________________

Il "caso Hannoun", Hamas e la lotta di Liberazione del popolo
palestinese - Fosco Giannini

L'arresto di Mohammed Hannoun è una questione che per la sua densità -
politica, giuridica, ideologica - evoca diverse ed altre densissime
questioni. Di fronte alla "questione Hannoun" occorre come non mai
immergere il cervello nel ghiaccio, spegnere i fuochi pregiudiziali e
indossare la veste dell'assoluta razionalità. Non trasformarsi in
giudici improvvisati, quindi, ma aprire l'involucro della verità col
bisturi. Procediamo, dunque, mettendo a fuoco una possibile
concatenazione di questioni.

Prima questione: l'esplosione mediatica del "caso Hannoun" rischia di
rimuovere il genocidio sionista perpetrato contro il popolo di Gaza?
Rischia di accantonare il fatto che tale genocidio rappresenti
oggettivamente il più grande orrore cinicamente pianificato di tutto il
Secondo dopoguerra? Rischia di ridurre a nulla i 70 mila morti
palestinesi della Striscia? Di cancellare dalla memoria il massacro di
un intero popolo di bambini palestinesi, tantissimi assassinati e a
migliaia amputati, bruciati dal fuoco israeliano? Di "legittimare",
attraverso una grancassa mediatica spostata altrove, l'attuale,
sanguinario, terrore disseminato a mani basse dai coloni israeliani in
Cisgiordania, volto alla cacciata del popolo palestinese anche da quel
territorio e a nuovi, fascisti, insediamenti dei coloni (dunque
colonialisti, imperialisti: nomen omen) israeliani? Di rimuovere il
fatto che l'orrore israeliano dura, ininterrottamente, dal 1948? Che da
quel tempo ad ora tante Sabra e Chatila sono sgorgate come sangue dai
fucili e dalle mani nude degli israeliani?

Non solo tutte queste rimozioni "rischiano" fortemente di
concretizzarsi, ma ciò è un obiettivo politico scientemente perseguito
dalla straordinaria enfasi mediatica orchestrata attorno al "caso
Hannoun". Un'operazione alla Mossad, col beneplacito nordamericano e
l'acquiescenza feroce dell'Italia e dell'Ue (peraltro, cosa non è
feroce, oggi, dell'Ue, un'entità sovranazionale senza pulsione storica
unitaria, senza fondamenta politiche, culturali, economiche unitarie,
che poggia su di una "unità" inventata dal capitale transnazionale
europeo, l'unica Moneta al mondo senza Stato, un'entità in perenne e
nevrotica crisi d'identità che persegue un proprio "carattere" mancante
attraverso la militarizzazione estrema e la spinta alla guerra contro la
Russia?).

Seconda questione, quella, perturbante, di natura giuridica relativa
all'arresto di Hannoun e di altri otto palestinesi. L'originalità è un
mito della piccola borghesia, che non ci affascina, dunque è probante e
sufficiente, sul caso di questi arresti, citare sia il prestigioso
giurista internazionale Fabio Marcelli, che il Fronte Popolare per la
Liberazione della Palestina.

Afferma _Fabio Marcelli:_ "L'aspetto più sconcertante dell'operazione
avviata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, che ha
portato finora all'arresto del presidente dell'Associazione dei
Palestinesi in Italia, Mohammed Hannoun, e di altri, [9] è senza dubbio
il fatto che essa si regge quasi esclusivamente sull'abbondante
documentazione probatoria inviata da organismi militari e di sicurezza
israeliani [10] e, in misura notevolmente minore, statunitensi. Si
tratta di documentazione risalente negli anni, che però è stata
rinnovata e integrata in modo decisivo dopo le operazioni militari
seguite agli attacchi del 7 ottobre [2003], realizzando l'occupazione
militare della Striscia… È a seguito di questo bagno di sangue a Gaza
che sono emerse le prove che dimostrerebbero la destinazione ad Hamas
delle somme raccolte in Italia, ufficialmente devolute ad organizzazioni
umanitarie e caritatevoli, per tentare di attenuare le indicibili
sofferenze dei palestinesi di Gaza, ai quali l'occupazione israeliana
continua a negare l'accesso a beni essenziali per la sopravvivenza quali
acqua, cibo, medicinali e coperte, indumenti e strutture idonee a
proteggersi da piogge…

Date le circostanze del reperimento e la natura delle autorità
responsabili dell'invio, specialmente in considerazione del fatto che si
tratta di parti decisive e operative di uno Stato che è sotto accusa per
genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità, la documentazione in
questione avrebbe dovuto essere sottoposta a un vaglio più che attento.
Elemento, questo, a sua volta sub judice e sul quale si sta esercitando
la scrupolosa analisi dei collegi difensivi"_. _E prosegue Marcelli: "Va
del resto ulteriormente specificato che la portata precisa dei crimini
di Hamas non è stata finora accertabile anche e soprattutto per la
reticenza delle autorità israeliane a istituire una Commissione
d'inchiesta interna [11] o tanto più internazionale su quei luttuosi
avvenimenti…d'altra parte Hamas è riconosciuta da Paesi diversissimi
quali Qatar, Iran e Turchia, ma anche molti altri. Per altri versi è
noto che Hamas, nonostante due e più anni di martellante occupazione
israeliana, continua ad esercitare de facto poteri di governo su
notevoli parti del territorio di Gaza e relativa popolazione, il che
rende pressoché inevitabile intrattenere rapporti con la stessa per
chiunque voglia fattivamente operare sul piano del soccorso umanitario.
Di tali complessità non pare per nulla tener conto la Direzione
antimafia, così come non ne tiene conto, a monte, la decisione
dell'Unione europea che - su chiaro diktat statunitense - ha inserito
Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche…".

Vediamo ora le affermazioni del _Fronte Popolare per la Liberazione
della Palestina_ - segretario generale Ahmad Sa'dat, rinchiuso nelle
galere israeliane, anche per responsabilità dell'ultramoderata Autorità
Nazionale Palestinese - affermazioni interessanti perché rappresentano
(non per noi che sosteniamo e ci battiamo per l'unità della lotta
antisionista e antimperialista _dell'intero popolo palestinese_, ma per
gli aristocratici ed algidi cultori occidentali delle differenze
all'interno dell'intero movimento di lotta palestinese), perché
rappresentano, diversamente da Hamas, un punto di vista laico, marxista
e leninista.

Comunicato dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina del lunedì
29 dicembre 2025: "La solidarietà con il nostro popolo non è terrorismo
e la repressione degli attivisti in Italia è una palese complicità con
la guerra di sterminio sionista. Il Fronte Popolare per la Liberazione
della Palestina condanna con la massima fermezza la frenetica campagna
repressiva lanciata dalle autorità italiane all'alba di sabato
[27.12.2025] , prendendo di mira nove attivisti e quadri che difendevano
i diritti dei palestinesi. Questa campagna includeva incursioni nelle
sedi centrali di organizzazioni di solidarietà e la confisca di
proprietà e attività finanziarie con il pretesto inconsistente di
'finanziamento del terrorismo'. Il Fronte considera questo approccio
repressivo adottato dal governo di Giorgia Meloni una palese complicità
con la guerra di sterminio sionista e la prova conclusiva della completa
sottomissione di Roma ai dettami dell'intelligence sionista. Affermiamo
che l'arresto di questi attivisti solidali, basato su informazioni
fornite dai servizi di sicurezza sionisti, costituisce un flagrante
attacco alla sovranità italiana e trasforma la magistratura italiana in
uno strumento esecutivo al servizio dell'agenda dei criminali di guerra
Netanyahu e Katz. I tentativi di criminalizzare il lavoro umanitario e
solidale e di classificarlo come 'finanziamento di organizzazioni
politiche' non sono altro che un'estensione della politica di affamare
il nostro popolo, prosciugando le fonti di sostegno morale e materiale
per esso e intimidendo i movimenti popolari in Europa per dissuaderli
dal denunciare i crimini sionisti. Il Fronte ribadisce che la resistenza
all'occupazione in tutte le sue forme è un diritto legittimo garantito
dalle leggi e dalle convenzioni internazionali, respingendo i tentativi
del governo italiano e dell'Unione europea di distorcere i fatti
etichettando la resistenza come 'terrorismo", mentre il vero terrorismo
sono i massacri quotidiani perpetrati dall'esercito nemico
[dall'esercito nemico del popolo palestinese, cioè dall'esercito
sionista] con il supporto e gli armamenti americani e occidentali.
Invitiamo le comunità palestinesi e le forze progressiste in Europa a
lanciare la più ampia campagna di solidarietà e ad intensificare
l'azione popolare e legale per fare pressione sul governo italiano
affinché rilasci gli attivisti e ponga fine a questa politica
sbilanciata a favore dell'occupazione". Aggiungiamo a Fabio Marcelli e
al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina una dichiarazione
che riteniamo davvero sconcertante: quella rilasciata, sul "caso
Hannoun", dalla giudice per le indagini preliminari di Genova Silvia
Carpanini che afferma "che non è necessario dimostrare che sia stata
finanziata una specifica azione terroristica, poiché i fondi trasferiti
(per le attività benefiche a favore della popolazione) hanno comunque
incrementato il consenso ad Hamas agevolando l'organizzazione
terroristica, quindi…". Davvero: serve un commento?

Terza questione: 7 ottobre 2023, attacco di Hamas oltre il confine di
Gaza, ma non in territorio israeliano, come comunemente, meccanicamente,
si afferma, poiché quei territori militarmente attaccati erano, _sono_,
palestinesi, del popolo di Gaza anche se occupati militarmente,
selvaggiamente, con fascismo febbrile, dai coloni israeliani sospinti e
"legittimati" da Netanyahu. Territori rubati al popolo palestinese di
Gaza, non molti anni fa, sui quali i coloni sionisti hanno fatto subito
sorgere terrificanti galere ove sono stati torturati, massacrati,
violentati, terrorizzati centinaia di prigionieri palestinesi (70mila
sono i palestinesi nelle galere sioniste). E l'attacco del 7 ottobre
2023 era volto sia alla liberazione dei territori che a quella dei
prigionieri palestinesi. E a partire da ciò davvero pregnanti appaiono
le parole della studiosa ed esperta di questioni del Medio Oriente,
Chiara Cavalieri: "Nell'analisi di qualsiasi problema, sia esso di
natura scientifica o antropica, il punto di partenza imprescindibile è
lo studio delle cause e degli effetti. Prescindere da questo metodo
significa esporsi al rischio di giungere a conclusioni errate, parziali
o ideologicamente orientate. Dopo tutto ciò, suona contraddittorio far
iniziare tutta la questione dal 7 ottobre 2023. Cosa ha causato il 7
ottobre? Quali sono state le responsabilità di Netanyahu e dei vertici
dell'IDF nel permettere che avvenisse?".

Ma il punto è il seguente: si è imposta una narrazione secondo la quale
l'attacco di Hamas avrebbe prodotto 1.200 morti, inermi cittadini
israeliani sarebbero stati brutalmente assassinati, donne violentate,
bambini trucidati e persino "cotti al forno". Ma di tutto ciò non vi è
traccia alcuna. E ci sarà un motivo se tale narrazione occupa i media e
le teste dei "politici" di destra, liberali e persino di certa
"sinistra" di ogni paese dell'Occidente, ma non è mai stata fatta
propria dalle centinaia di milioni di giovani, studenti, donne, operai,
lavoratori che hanno manifestato nel mondo a fianco del popolo
palestinese! E ci sarà un motivo se milioni di manifestanti, solidali
con l'eroico popolo palestinese, hanno innalzato ovunque, nel mondo,
cartelli con su scritto "verità sul 7 ottobre", cartelli innalzati
persino, con la stessa richiesta, dagli israeliani di "Haaretz"
("Haartez" israeliana che poi parlerà non di 1.200 morti, il 7 ottobre
2023, ma di 600). E c'è un'altra versione, che naturalmente non viene
fatta passare, che viene blindata, nemmeno presa in considerazione, mai
discussa, sui fatti del 7 ottobre 2023. Una versione che nega ogni
violenza contro le donne e i bambini, che parla di un attacco ai
soldati, ai coloni, agli adulti della riserva militare israeliana armati
per fiancheggiare i coloni, ai secondini e ai soldati delle tenebrose
prigioni israeliane di quei territori ove soffrivano e morivano i
prigionieri palestinesi, agli occupatori fascisti delle terre
palestinesi. Contro i quali occupatori anche l'ONU prevede una lotta
armata di liberazione, ed in primis la prevede la Risoluzione
dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite 37/43 del 1982, che la
riconosce formalmente e che "riafferma la legittimità della lotta dei
popoli per l'indipendenza, l'integrità territoriale, l'unità nazionale e
la liberazione dal dominio coloniale e straniero e dall'occupazione
straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata".

Tuttavia, ormai la narrazione occidentale relativa ai "macellai" di
Hamas si è imposta, abita i pigri, gli ignavi e i codardi che, anche a
"sinistra", nemmeno ci provano a metterla minimamente in discussione.
Anzi, pur di non essere attraversati dalla paura meschina di andare
controcorrente, si fanno strumenti oggettivi di un'equivalenza: se Hamas
è una "macelleria" tutta la lotta del popolo palestinese rischia di
essere un sanguinario terrorismo; se Hamas è terrorismo, ad un certo
punto anche il genocidio praticato impunemente contro il popolo di Gaza
avrebbe una sua "logica". Chi demonizza pregiudizialmente Hamas ha
persino messo in giro una voce, peraltro divenuta possente: "Hamas, il 7
ottobre 2023 ha deliberatamente fatto il gioco di Israele; in connubio
con Israele ha condotto l'attacco pur sapendo che poi Israele avrebbe
reagito, avrebbe praticato il genocidio". Offrendo dunque a Netanyahu la
possibilità dello sterminio su di un piatto d'argento. Che sarebbe come
dire: la lotta armata di Resistenza e di Liberazione, per paura delle
ritorsioni, non si può fare, è vietata; che sarebbe come dire: l'attacco
partigiano, dei GAP, il 23 marzo del 1944 a Roma "fu un errore", poiché
da questo "errore" le truppe di occupazione naziste trassero l'alibi per
l'eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944. Ci par già di sentire
le critiche per aver accostato Hamas alla Resistenza italiana. Non le
accostiamo, conosciamo la differenza. Poniamo solo una questione "di
principio": una lotta armata popolare di liberazione da un oppressore
deve preventivamente disarmarsi per evitare le rappresaglie del potere?
E vi è un'altra questione: l'attacco del 7 ottobre 2023 ha in verità
polverizzato il mito dell'invincibilità militare di Israele, i cui
Reparti, in ginocchio (altroché accordo con Hamas!), hanno poi messo
immediatamente in campo (come affermato dagli stessi ufficiali
israeliani e dallo stesso Ministro della Difesa di Netanyahu di allora,
Yoav Gallant) una delle più feroci dottrine militari sioniste: la
dottrina Hannibal, che prevede che possano essere colpiti i rivoltosi
anche a costo di colpire gli stessi cittadini israeliani. E la dottrina
Hannibal è stata ampiamente dispiegata il 7 ottobre 2023, ad esempio con
la distruzione di molti edifici in cui erano rinchiusi sia i combattenti
di Hamas che le famiglie di coloni israeliani, edifici che non potevano
essere demoliti dalle armi leggere di Hamas ma solo dalle cannonate, dai
missili e dai bombardamenti degli elicotteri di Israele. Quanti dei
morti del 7 ottobre 2023 potrebbero essere addebitabili alla dottrina
Hannibal?

La "macelleria" di Hamas pare ormai un senso comune. Ma attenzione: il
senso comune, indotto dagli Usa e poi smentito dalla storia e dagli
stessi manipolatori della storia, diceva che l'esplosione e poi
l'affondamento della corazzata statunitense "Maine", nella baia de
L'Avana (15 febbraio 1898, 254 marinai e 6 ufficiali nordamericani
morti) fosse responsabilità degli spagnoli. Ma non passò molto tempo
perché la verità emergesse: l'esplosione della "Maine" fu organizzata
dagli stessi Usa, come pretesto per dichiarare guerra alla Spagna e
strappare Cuba sia alla Spagna che allo stesso popolo cubano che stava
insorgendo contro la Spagna per riconquistare la propria Isola. E chi
non ricorda Pearl Harbor, il "trucco" nordamericano per entrare in
guerra contro il Giappone? E ormai quel "trucco" è storia… E chi non
ricorda il Golfo del Tonchino, altro "trucco" Usa per attaccare il
Vietnam…e potremmo continuare per altre pagine, finendo, per ora, alla
miserabile menzogna di Trump, che ha attaccato il Venezuela e
imprigionato il legittimo presidente Maduro parlando di "narcotraffico",
smentendosi cinque minuti dopo e rivelando, nella stessa conferenza
stampa dello scorso 3 gennaio, che la questione è il petrolio
venezuelano. Per dire che il 7 ottobre 2023 di Hamas potrebbe avere una
molto diversa e più veritiera narrazione. Non quella
sionista-imperialista. E questa contro-narrazione uscirà integralmente.
Tempo al tempo.

Quarta questione: perché la lotta armata di liberazione condotta da
Hamas non sarebbe legittima? Perché è violenta? Perché non proviene da
una cultura laica, socialista? Violenza: c'è una lotta rivoluzionaria,
di liberazione, antimperialista, anticolonialista che sia stata condotta
con il flauto in mano e non con il fucile? Sono state "dolci" la
Rivoluzione francese, d'Ottobre, algerina, vietnamita? Il 1 novembre del
1954 l'Algeria, "dipartimento d'Oltremare della Francia", fu scossa da
una serie di esplosioni: cominciava la guerra di Liberazione algerina,
guerra rivoluzionaria e anche sanguinosa condotta anche da forze
d'ispirazione laica e socialista (FLN, MNA), ma il cui "grosso" era
rappresentato dalla popolazione combattente musulmana, e ciò non faceva
inorridire né il Partito Comunista Francese, né Jean-Paul Sartre, che si
schierò, come tanti altri intellettuali, a fianco della dura, anche
cruenta (non vi erano alternative di fronte alle ferocia imperialista e
repressiva francese) lotta algerina. Dal 1954 e per tutta la lotta
algerina grandi giornali francesi come "Le Monde", "Le Figaro", "Paris
Match", sostenendo "l'Algeria francese", definivano gli algerini in
lotta come "terroristi", "assassini" e le azioni militari rivoluzionarie
come "barbarie" (peraltro, "banditen" erano i partigiani italiani per i
nazifascisti e "musi gialli" erano i comunisti vietnamiti per i
nordamericani). Ciò che possiamo evidenziare è la stretta analogia tra
il potente tentativo di demonizzazione della lotta algerina di
Liberazione e l'attuale demonizzazione italiana e dell'Ue della lotta
palestinese e di chi la sostiene; come la repressione italiana in atto
rievochi l'instaurazione di quel vero e proprio sistema interno francese
duramente repressivo conto chi manifestava per la lotta algerina,
sistema coercitivo interno praticato su vasta scala a cui corrispondeva,
in Algeria, una pratica del massacro delle forze insurrezionali,
rafforzato anche dalla legittimazione e la "normalizzazione" della
tortura, sia contro il popolo algerino insorto, in armi, che sulla
popolazione che lo sosteneva anche con semplici azioni solidali.

Riusciamo a comprendere la necessità della lotta armata palestinese,
anche di Hamas, o torniamo alla concezione tragicomica di Bertinotti,
per il quale la resistenza irachena non sarebbe stata una resistenza
poiché non somigliava alla sua idea romantica e piccolo borghese di
resistenza, signorile ed elegante, fatta di fazzoletti rossi, magari di
cashmere? Hamas non è laica, né socialista. Dunque? In una fase
difficile, critica, della direzione e della lotta palestinese
rivoluzionaria, laica e socialista, come ora purtroppo accade, Hamas non
dovrebbe assolvere, perché l'intellettualità aristocratica italiana,
anche di "sinistra" è contraria, al compito di portare il popolo
palestinese a lottare contro la mostruosità
fascista-imperialista-colonialista di Israele? Lenin ammoniva
severamente, duramente, Trotskj per le sue idee di "purezza ideologica"
per ciò che riguardava la lotta anticolonialista (e non solo…). Mentre
Trotskj legava ineluttabilmente la lotta anticolonialista al progetto
rivoluzionario e socialista, Lenin ribadiva categoricamente "l'autonomia
politica e anche ideologica delle lotte antimperialiste,
anticolonialiste e di liberazione nazionale" ("Su Trotskj", di Lenin -
Editori Riuniti, 1962 e 1975).

Il punto è che l'attacco militare del 7 ottobre 2023 si è verificato
dopo una lunghissima inerzia palestinese, un'inerzia a cui non è certo
stata estranea la politica moderata dell'Autorità Nazionale Palestinese
di Abu Mazen; ciò che ha fatto "scandalo" in occidente è che dopo gli
attacchi militari dei fedayin degli anni '70 e dopo le due grandi
stagioni dell'Intifada, il popolo palestinese è sembrato acquietarsi ed
il "risveglio" del 7 ottobre 2023 ha impressionato sia la cultura
dominante occidentale, sia i media che le anime belle dell'occidente.

Quinta questione: Hamas non si è imposta a Gaza attraverso dei "golpe"
militari. Essa ha legittimante vinto, in coalizione con altri gruppi, le
elezioni del 2006 (44% dei voti e 76 seggi conquistati su 132) e ha
vinto in seguito all'acutizzazione terroristica israeliana e alla
corruzione crescente che attraversava l'Autorità Nazionale Palestinese,
maggior _competitor_ elettorale a Gaza di Hamas. E anche nelle elezioni
studentesche a Nablus, 16 maggio 2023, Hamas (40 seggi) ha battuto
Fatah. Vittorie elettorali come prodotto della lotta antisionista e di
politiche sociali, condotte da Hamas, fortemente volte alla costruzione
dello stato sociale a Gaza (scuole e ospedali) e agli interessi
popolari. E chissà se agli occhi occidentali la possibilità che Hamas
possa condurre politiche sociali e popolari appaia una bestemmia…

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[10]
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