[Paesibaschiliberi] FW: Rubalcaba supera i 200 arresti che a…

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Author: victoria siempre
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To: paesibaschiliberi
Subject: [Paesibaschiliberi] FW: Rubalcaba supera i 200 arresti che aveva annunciato





Gara 18 febbraio 2008-02-18
Il governo del psoe batte records repressivi.
Rubalcaba supera i 200 arresti che aveva annunciato.Con la retata contro militanti indipendentisti di lunedì, Madrid e Parigi, hanno appena superato i 200 arresti segreti negli ultimi 8 mesi. E con gli arresti di mercoledì, la cifra dei prigionieri politici baschi passa a 725. Questa è la radiografia di un’offensiva che il ministro dell’interno spagnolo volle anticipare all’Europa e che assegna al PSOE il triste titolo di campione della repressione in Euskal Herria.Ramon SOLA
Alfredo Pérez Rubalcaba ha accumulato nella sua lunga carriera una fama di politico calcolatore e macchiavellico. La scorsa estate, dopo avere constatato la fine del processo di negoziazione mantenuto per circa due anni, il ministro dell’interno spagnolo ebbe contatti con diversi agenti internazionali, alcuni dei quali di rango simile a quello del suo governo, che avevano partecipato all’intento in qualità di mediatori e osservatori. Non ci furono dubbi: l’esecutivo di Zapatero si apprestava ad aprire un offensiva senza precedenti contro la sinistra abertzale. E anticipò dei numeri come referenza: 200 arresti prima delle elezioni di marzo 2008. Il dato è stato confermato dai portavoce della sinistra abertzale, che logicamente ebbero riconoscimenti nel tour di Rubalcaba perchè i destinatari delle avvertenze erano i suoi interlocutori, in modo che la notizia della minaccia circolasse velocemente in tutte le direzioni.Quindi, passati 8 mesi da allora, e in vista delle elezioni, la lista degli arresti non comunicati in questo periodo arriva a 218 persone, in cui si suppone un marchio di dubbio onore per il governo del PSOE, che ha superato l’accanimento repressivo dei suoi predecessori del PP e di cui vorrebbe vantarsi. Non solo ha superato il numero di arresti, ma anche quello dei prigionieri politici baschi. Anche in questi giorni , con gli arresti di 11 dei 14 arrestati lunedì scorso, quando si è raggiunta una cifra significativa: 727 prigionieri.«Si vede che Rubalcaba è un uomo di parola», affermava con un pò di humor nero, uno dei cittadini baschi colpito da questa spirale impareggiabile. Sembra che il ministro dell’interno e suoi colleghi francesi abbiano dosato le retate quasi col cronometro in mano per superare i 200 arresti in vista dell’imminente campagna elettorale. Dal 6 giugno 2007 data in cui ETA ruppe la tregua fino a ieri stesso, si son contati 218 arresti in regime di non comunicazione, le ultime 20 questa settimana, secondo la lista di Askatasuna. Bisognerebbe sommarle con gli altri 31 arresti pubblici e varie decine di arresti minori per maifestazioni, proteste e altri motivi rigurdanti la libertà di espressione, tra le quali quelle avvenute nella giornata di sciopero di giovedì scorso.Il numero dei nuovi prigionieri politici baschi accumulato dal giugno 2007 supera il centinaio, secondo la stessa fonte. All’inizio di quel mese erano 612; il 31 gennaio erano 712. Oggi 727. E si continua. Parallelamente, il ritmo di arresti non rallenta grazie all’applicazione generalizzata della dottrina della “catena perpetua”. In tutta l’Europa non ci sono prigioneri che rimangono tanto tempo in carcere come quelli dello stato spagnolo, che siano di ETA o dei GRAPO. Il zornotzarra Joxe Mari Sagardui, Gatza, non esce per strada da 27 anni e mezzo: è il caso più estremo ma non è un esempio isolato. E in questi mesi continuano ad essere in galera prigionieri con malattie gravi o incurabili come Angel Figueroa, Bautista Barandalla, Mariló Gorostiaga o Gotzone López de Luzuriaga. Nel caso di quest’ultima il magistrato di sorveglianza mise nero su bianco la conferma che continua ad essere prigioniera, pur avendo un cancro, perché non si è pentita. Il giudice schermì il fatto che non sottoscrisse una “dichiarazione manifesta in cui ripudiava la violenza”.
Tutto torna.Arrivati ai 200, ci sono arrivati da molte strade. Il governo spagnolo di Zapatero e Pérez Rubalcaba e quello francese di Nicolás Sarkozy e Michelle Alliot-Marie. Le loro polizie hanno aperto tutti i fronti possibili per riempire il sacco come annunciato da Rubalcaba. Quando il ministro spagnolo mandò il suo messaggio all’Europa, i governanti che ricevettero l’avviso forse dettero per certo che Madrid e Parigi colpissero ETA. Senza dubbio, la lista degli arrestati dimostra che solo una parte molto piccola (circa il 10% del totale) viene incastrata nella categoria di militanti dell’organizzazione armata.Il grosso dei nuovi prigionieri, al contrario, sono prima di tutto rappresentnati politici della sinistra abertzale, inclusi quelli che fino a poco tempo fa erano interlocutori del PSOE e del PNV e che, in tutti i casi, hanno realizzato attività pubblica e nota. Se la retata di Segura ad ottobre si giustificò pubblicamente con l’argomento che gli arrestati partecipavano a riunioni organiche di Batasuna, negli arresti di questo mese si è andati oltre. Gli avvisi di garanzia mettono tra i capi di imputazione conferenze stampa, interviste o dibattiti come quella di Iruñea. Per aver militato in Batasuna, ANV, EHAK o nella sinistra abertzale in generale ci son stati 43 arresti e pochi di questi sono liberi oggi.Un blocco simile a livello quantitativo sono i condannati del «caso 18/98»; 41 di loro furono arrestati e portati in prigione prima del processo (altri 3 erano già prigionieri). A tutti questi è stata applicata l’etichetta di fiancheggiatori o collaboratori di ETA, nonostante il fatto che tutta la società basca conosce e riconosce la sua attività assolutamente pubblica in vari ambiti della costruzione nazionale.Il terzo gran pacchetto di prigionieri è formato da varie macro retate di kale borroka. A quella fatta a luglio in Araba ne seguirono altre periodiche e gestite da un reparto speciale: prima ci fu a Garazi a settembre- anche se la portò avanti la polizia francese-, seguì quella di Getxo nel mese di ottobre, a novembre ci furono quelle di Donostia e Burlata, e a gennaio ebbe come epicentro Lea-Artibai. In tutti i casi Rubalcaba aveva un obiettivo di carattere “preventivo” : evitare che i giovani che praticano queste azioni entrino in ETA in futuro. È la tesi che un giornale vicino al governo del PSOE definì come “ distruggere le uova del serpente”.Ai 200 si è arrivati per altre due vie contorte. La prima sono gli arresti dei rifugiati che in molti casi facevano una vita completamente normale da un po’ di tempo. È stata un’azione lenta che mostra l’altro fianco repressivo ammesso da circa 3 mesi dalla procura. Oltre dire che tutti vengono presentati sistematicamente come membri dell’ETA, anche se non gli viene trovata nessun arma. In alcune occasioni, questa linea d’azione ha avuto una propaganda a corto raggio, perché i prigionieri son stati liberati subito dopo anche senza rilievo mediatico. Nelle ultime settimane hanno subito questa situazione Eneko Galarraga e Ainhoa Adin. Un altro esempio di accanimento fu la cattura 2 volte in un anno (febbraio 2007 e febbraio 2008) del andoindarra Peio Álvarez, malato di cancro. Questo è stato il terreno in cui siè fatta notare la collaborazione con la polizia francese.L’ossessione per accumulare cifre repressive si può trascinare anche in episodi come quello del 4 dicembre, quando 15 giovani di Donostia che volevano comparire volontariamente davanti alla Audiencia Nacional furono catturati all’ingresso. O come nel caso dei vizcainos portati in prigione a dicembre malgrado avessero una condanna di soli 2 anni di carcere e che avevano trattato con il pubblico ministero che non gli venisse applicato l’ingresso in prigione. Il rappresentante del governo del PSOE cambiò criterio senza dare spiegazioni. Gli ultimi 5 decisero di arrendersi incatenandosi a Sabin Etxea, la sede centrale del PNV, lo scorso 22 dicembre.
Salto qualitativo.Ma il fattore qualitativo è solo un modo per misurare la forma in cui l’esecutivo spagnolo ha completato la sua minaccia. Questo salto repressivo ha anche indici molto chiari a livello qualitativo. Per esempio, nella decisione di illegalizzare partiti pienamente legali fino ad allora come ANV e EHAK, che hanno vissuto senza nessun sussulto con governi formati da UCD e PP. Il governo del PSOE, inoltre ha assunto nella sua integrità la paternità di questa offensiva. Contrariamente a quanto avvenuto nel 2002, quando le domande di illegalizzazione furono votate dal congresso, in questa occasione il PSOE ha rifiutato anche cinque proposte del PP nel legislativo spagnolo, e una volta concluso il periodo delle sessioni ha inviato i suoi manovali, procura e avvocatura di stato, a promuovere il veto. Non li ha frenati neppure l’ammissione come pratica da parte del tribunale europeo dei diritti umani di Strasburgo dei ricorsi dei partiti e candidature illegalizzate tra il 2003 e il 2005. Allo stesso modo, la gravità della sentenza del «caso 18/98» non solo si può calibrare per ciò che comporta, ma anche per il salto giurisprudenziale che comporta, più in là tuttavia del criterio stabilito anteriormente nel processo contro Jarrai-Haika-Segi. La difesa dei condannati lanciò la voce di allarme dopo aver letto il verdetto: ” Risulta assolutamente impossibile sapere fin dove possono spingersi le onde di questa pietra giuridica lanciata nello stagno della realtà sociale basca”, riassunse Iñigo Iruin.Dalle carceri giudiziali non solo son passati più prigionieri che mai, ma da lì son partite le denuncie di tortura più gravi degli ultimi anni. Specialmente fa rabbrividire la testimoniananza di Gorka Lupiañez, ostacolato dalla classe politica e in pratica da tutti media; appena un mese dopo, l’entrata nella UVI dell’ospedale di Donostia di Igor Portu 18 ore dopo il suo arresto non poteva essere nascosto all’opinione pubblica. Questa volta fu di nuovo Rubalcaba che diede la sua versione alla Guardia Civil, per attribuire le lesioni al momento dell’arresto. Il ministro dell’interno, andò a dire in questa stessa comparizione che l’altro arrestato Mattin Sarasola,aveva detto in commissariato che non era stato torturato. Giorni dopo, il racconto pubblico di Sarasola lo smentirà, ma per allora il caso sarebbe stato fatto uscire fuori dall’agenda politica e mediatica.Il calendario giugno 2007-febbraio 2008 evidenzia inoltre come Madrid e Parigi hanno pigiato sull’acceleratore ogni volta con più forza. Se a giugno ci furono 10 arrestati, a luglio furono 17 e ad agosto 7, ad ottobre erano già 41, a novembre si raggiungevano i 58 e a dicembre se ne aggiunsero altri 46.Ad ottobre, il mese in cui la sala macchine dell’apparato repressivo dello stato entrò in pieno funzionamento, José Luis Rodríguez Zapatero cominciò ad impradonirsi di un termine che fino ad allora era patrimonio di altri dirigenti come José María Aznar o George Bush: «combattimento». «Lo stato è preparato per questo combattimento», annunciò al Senato. Per allora, Rubalcaba aveva già manovrato per anestetizzare gli agenti internazionali prima del giro di vite senza precedenti che si avvicinava. A molti di loro, certamente, forse gli era sembrato un pò impreparato che il presidente spagnolo aveva appena ammesso in una intervista alla radio e che i baschi sapevano bene: che durante il processo usò il “combattimento” e non la negoziazione.


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