[Cerchio] LA SESTA GRANDE ESTINZIONE: Una Relazione

Delete this message

Reply to this message
Author: cerchio@inventati.org
Date:  
Subject: [Cerchio] LA SESTA GRANDE ESTINZIONE: Una Relazione
Nota breve per Tuula: se hai tempo e voglia centra un pò su questo e vedi se
riesci a capire il perchè sono tanto ossessionato con quello che succede negli
Stati Uniti. Anche qui, è impossibile prescindere da loro... :)

____________________________________________________________

LA SESTA GRANDE ESTINZIONE: Una Relazione Sullo Stato Attuale
Di Janet Larsen - 2 Marzo 2004

www.earth-policy.org

Tradotto da M – djm@??? – www.melektro.com

Quasi 440 milioni di anni fa, circa l’85 per cento delle specie animali marine
furono sterminate da quella che è conosciuta come la prima grande estinzione di
massa che sia mai avvenuta sulla Terra. Approssimativamente 367 milioni di anni
fa, il fenomeno si ripeté ancora durante un’altra importante estinzione che fece
perire molte specie di pesci e circa il 70 per cento degli invertebrati marini.
Quindi, circa 245 milioni di anni fa, fino al 95 per cento di tutti gli animali
– ossia quasi l'intero regno animale – furono coinvolti in quella che viene
ritenuta come la peggiore estinzione nella storia.

Poi circa 208 milioni di anni fa, un'altra estinzione di massa riscosse il suo
pesante tributo soprattutto a discapito delle creature del mare, oltre che su
alcuni animali terrestri. E infine, 65 milioni di anni fa, i tre quarti di tutte
le specie -- compresi i dinosauri -- furono eliminati dalla faccia della Terra.
Fra le possibili cause di queste estinzioni di massa vi furono le eruzioni
vulcaniche, i meteoriti che si schiantarono sul pianeta e il cambiamento
climatico. Dopo ogni estinzione, furono necessari fino a 10 milioni di anni
affinché la ricchezza biologica potesse recuperare le energie perdute. Tuttavia
una volta che una specie è andata perduta, è perduta per sempre.

Il consenso fra i biologi è che ora stiamo muovendoci verso un'altra estinzione
di massa che potrebbe rivaleggiare con le grandi cinque del passato. Questa
potenziale sesta grande estinzione è unica in quanto è causata in gran parte
dalle attività di una singola specie. È la prima estinzione di massa che gli
esseri umani testimonieranno di prima mano -- e non come innocenti passanti.
Mentre gli scienziati non sono sicuri di quante specie abitino oggi sul pianeta,
le loro stime ne hanno valutate all’incirca 10 milioni. Tuttavia ogni anno
migliaia di specie, che variano dai più piccoli microrganismi fino ai più grandi
mammiferi, si estinguono definitivamente. E addirittura alcune specie spariscono
prima che noi possiamo venire a conoscenza della loro esistenza.

Il tasso medio di estinzione è ora circa dalle 1.000 fino alle 10.000 volte più
veloce del tasso che è prevalso nel corso degli scorsi 60 milioni di anni.
Durante la maggior parte della storia geologica, le nuove specie hanno teso ad
evolversi più velocemente del tasso di estinzione delle specie esistenti,
contribuendo così al continuo aumento della diversità biologica del pianeta. Ma
ora invece sembra che l’evoluzione stia rimanendo indietro.

Soltanto una piccola frazione delle specie di piante del mondo è stata studiata
dettagliatamente, ma almeno la metà di queste è minacciata dall’estinzione. Il
Sud e il Centro America, l'Africa Centrale e dell’Ovest, e l'Asia Sud Orientale
– che sono sede di diverse foreste tropicali – stanno perdendo specie di piante
ad un ritmo molto veloce.

Oggi si conoscono quasi 5.500 specie animali che sono minacciate
dall’estinzione. La Lista Rossa del 2003 di ricerca sulla flora e la fauna
mondiale da parte dell’IUCN – World Conservation Union indica che quasi una su
ogni quattro specie di mammiferi ed una ogni otto specie di uccelli sono
minacciate da una estinzione che potrebbe completarsi entro un certo numero
delle prossime decadi. (per accesso al database della Lista Rossa delle Specie
Minacciate dell’ IUCN si veda -- www.redlist.org).

Delle 1.130 specie di mammiferi che sono minacciate, il 16 per cento di queste
sono compromesse in maniera critica – che è il più elevato livello di minaccia.
Ciò significa che 184 specie di mammiferi hanno sofferto una estrema e rapida
riduzione di popolazione o di habitat e potrebbero non sopravvivere questa
decade. Il numero di esemplari che resta varia da meno di alcune centinaia, fino
ad un massimo di alcune migliaia. Per quanto riguarda gli uccelli, 182 delle
1.194 specie minacciate sono attualmente in condizioni critiche.

Anche se la condizione della maggior parte dei mammiferi e degli uccelli del
mondo è documentata in maniera piuttosto buona, sappiamo relativamente poco
sulla restante fauna del mondo. Soltanto il 5 per cento dei pesci, il 6 per
cento dei rettili e il 7 per cento degli anfibi sono stati esaminati. Di quelle
studiate, almeno 750 specie di pesci, 290 di rettili e 150 di anfibi sono a
rischio. I segnali più preoccupanti -- dalla scomparsa misteriosa di intere
popolazioni anfibie fino alle reti di pescatori che vengono sempre più
frequentemente tirate su vuote -- rivelano che ci potrebbe essere un maggior
numero di specie che si trovano nei guai. Degli invertebrati, compresi gli
insetti, i molluschi e i crostacei, conosciamo il meno possibile. Ma quel poco
che è conosciuto è ben lontano dal riassicurarci.

Quando l'agricoltura fece il suo avvento circa 11.000 anni fa, il mondo era casa
per 6 milioni di persone. Da allora i nostri ranghi si sono sviluppati mille
volte tanto. Tuttavia l'aumento nei nostri numeri è venuto a scapito di molte
altre specie.

La minaccia più grande contro le creature viventi del mondo è la degradazione e
la distruzione dell'habitat, che sta interessando 9 su 10 specie attualmente
minacciate. Gli esseri umani hanno trasformato quasi la metà delle aree del
pianeta libere dai ghiacci, con seri effetti sul resto della natura. Abbiamo
creato campi agricoli dalle praterie e dalle foreste. Abbiamo arginato i fiumi e
prosciugato paludi. Abbiamo pavimentato il terreno per costruire città e strade.

Ogni anno la copertura di foresta sulla Terra si ristringe di 16 milioni di
ettari (40 milioni di acri), con la maggior parte della perdita che ricade sulle
foreste tropicali, nelle quali i livelli di biodiversità sono elevati. Le paludi
ecologicamente ricche sono stati tagliate della metà durante il secolo scorso.
Altri ecosistemi terrestri e d'acqua dolce sono stati degradati
dall’inquinamento. I deserti si sono espansi prendendo il sopravvento su aree
precedentemente coperte di vegetazione, attraverso un fenomeno in alcuni casi
accelerato dall’eccessivo pascolo degli animali domestici.

Un recente studio compiuto su 173 specie di mammiferi intorno al mondo ha
rilevato che le loro aree geografiche collettive destinate al pascolo sono state
dimezzate durante le scorse decadi, indicando quindi una perdita non solo nelle
dimensioni delle aeree ma anche nel livello di riproduzione delle specie. In
generale, fra il 2 e il 10 per cento delle popolazioni di mammiferi (gruppi di
una singola specie in una posizione geografica specifica) si pensa essersi
estinte assieme al loro habitat.

Il diretto sfruttamento umano degli organismi, per esempio attraverso la caccia
e i raccolti, minaccia più di un terzo degli uccelli e dei mammiferi elencati.
Altre minacce alla biodiversità includono le specie esotiche, che vengono spesso
trasportate da un luogo all’altro dagli esseri umani, e che possono arrivare a
sopraffare specie native e ad obbligarle allo spostamento.

Un’altra recente indagine su circa 1.100 specie di piante e animali ha scoperto
che il cambiamento climatico potrebbe eliminarne fra il 15 e il 37 per cento
entro il 2050. Tuttavia le perdite reali potrebbero essere ancora più grandi a
causa della complessità dei sistemi naturali. L'estinzione di specie chiave
potrebbe per esempio avere effetti a cascata attraverso la catena alimentare.
Come ha scritto John Donne, "nessun uomo è un’isola". Ma lo stesso vale anche
per tutte le altre specie con le quali condividiamo questo pianeta: la perdita
di una qualunque specie nella complessa ragnatela della vita potrebbe avere i
suoi effetti su molte altre.

Gli ecosistemi sani ci sostengono con molti servizi – fondamentalmente fornendo
l'aria che respiriamo e filtrando l'acqua che beviamo. Ci forniscono
alimentazione, medicina e riparo. Quando gli ecosistemi perdono la propria
ricchezza biologica, perdono anche la loro elasticità, diventando più
suscettibili agli effetti del cambiamento climatico, alle invasioni di specie
straniere e ad altri possibili disturbi.

La Convenzione del 1992 sulla Diversità Biologica fornisce i paesi del mondo di
una base di lavoro allo scopo di conservare la diversità biologica e di
promuovere lo sviluppo sostenibile. È stato firmato da 168 paesi, con la
significativa eccezione da parte degli Stati Uniti. Le diverse parti, che
recentemente hanno tenuto il loro settimo congresso nel mese di Febbraio del
2004 a Kuala Lumpur, si sono prefisse l’obiettivo di ridurre sostanzialmente la
perdita di biodiversità entro il 2010. Tuttavia la convenzione difetta di
meccanismi per l’azione e per la sua applicazione, che possono quindi rendere
assai problematica la realizzazione degli scopi prefissati.

Evitare coscientemente la distruzione dell'habitat ed attenuare gli effetti del
cambiamento dato dalla utilizzazione delle terre, riducendo lo sfruttamento
diretto di piante e fauna selvatica, e la riduzione del cambiamento climatico
possono aiutarci ad arrestare l'indebolimento dei sistemi di supporto alla vita,
sui quali tanto dipendiamo. Mentre questa potrebbe essere la prima volta nella
storia che una singola specie può provocare una estinzione di massa, è anche la
prima volta nella storia che una singola specie può agire per impedirla.
____________________________________________________________________________