[Cerchio] MARX E GLI ANIMALI (3 PARTE)

Delete this message

Reply to this message
Author: Tuula Haapiainen
Date:  
Subject: [Cerchio] MARX E GLI ANIMALI (3 PARTE)
L'estraniamento dell'uomo dalla natura

Sono state scritte montagne di studi sulla teoria dell'alienazione di Marx
in cui generalmente ci si dimentica, oppure si accenna solo fuggevolmente,
che secondo Marx le persone sono tristemente separati non solo dalle forze
di movimento della società, dai propri simili e da se stessi, ma anche dalla
natura esterna. Per Marx medesimo queste erano questioni molto importanti.
L'uomo è estraniato dalla propria "vita della specie" a cui appartiene - o
dovrebbe appartenere - e "la coscienza dell'uomo di cui le piante, gli
animali, l'aria, la luce etc. formano teoreticamente una parte, in parte
come oggetti di scienze naturali, in parte come oggetti d'arte -
costituiscono la sua natura inorganica spirituale, le sue utensili di vita
spirituale .." (30). Se questo non si invera, gli uomini soffrono e s'
avvertono come sottoposti a forze estranee, e proprio questo significa
alienazione.

Se l'uomo si è separato in maniera sbagliata dal resto della natura e la sua
vita è dominata dall'alienazione, a parte lui, né soffre anche la natura,
poiché l'alienazione si manifesta fra l'altro nel fatto che la natura viene
trattato come mero strumento, come campo di gioco dei bisogni egoistici
dell'uomo. Le condizioni di alienazione rendono "sia la natura sia la
facoltà spirituale della specie (di lui) strumento della sua esistenza
individuale, .." .(31) Oppure, detto in maniera più poetica: " un
matrimonio dignitoso con la terra viene sostituito da un matrimonio d'
interesse". (32)

La strumentalizzazione della natura connessa all'alienazione viene
raffigurata per esempio in una pagina de Il Capitale (seppure la parola
"alienazione" non vi compare), liddove Marx medita sul destino degli animali
nella società schiavistica. Quando lo stesso schiavo viene ritenuto quasi un
mero strumento di lavoro o animale, lui a sua volta "fa in modo di far
sentire all'animale e allo strumento di lavoro che egli non è simile a loro,
bensì un essere umano. Egli si dà una coscienza della propria differenza
rispetto a questi, torturandoli e con amore (in italiano nel testo) (molto
volentieri) distruggendoli." Questo vale, secondo Marx. anche riguardo alle
condizioni schiavistiche del Nord America, che egli descrive per bocca di un
osservatore: "Quando io chiesi, perché nelle fattorie si usano così
frequentemente dei muli al posto dei cavalli, per primo motivo e,
evidentemente come un motivo decisivo, venne spiegato che i cavalli non
possono reggere un simile trattamento a cui i negri sottopongono sempre
.i muli, che sopportano di essere bastonati e alimentati in
maniera irregolare, senza soffrirne in modo particolare ..." (33)

Al rapporto alienato dell'uomo con la natura si associano anche molti altri
aspetti. In condizioni di alienazione l'uomo viene preso dalla sete di
possesso ("senso di possesso"), che avanza nel mondo distruggendo non solo i
rapporti umani, ma anche la natura; le sensazioni percettive, che li
connettono alla natura, si degenerano e così via. Uno dei filoni
interessanti della teoria di Marx è anche il fatto che l'alienazione
riguarda sia i governanti che i governati, sia i proprietari che la classe
non proprietaria, ma in modi diversi. Per i primi, la condizione
d'alienazione
fa nascere il lusso e i bisogni "superraffinati", per i secondi,
invece, " la semplicità rozza e astratta.. dei bisogni.."(34). Per esempio,
il lavoro vincolato dai movimenti della macchina semplifica la vita e i
bisogni dell'operaio a tal punto che egli indietreggia addirittura - così
Marx accentua - rispetto ai suoi avi e agli animali. Cioè: "L'uomo
selvaggio, l'animale hanno pur sempre bisogno della caccia, di movimento
etc., il bisogno di compagnia." (35)

La teoria dell'alienazione di Marx è oggi molto attuale e le sue possibilità
di applicazione - anche nel rapporto uomo-animale - sono del tutto evidenti,
sebbene l'alienazione avesse oramai assunto molte nuove forme. Per esempio
l'antropologo culturale Teuvo Laitila parla d'un attuale dominio "dell'
estraniamento dell'uomo dalla natura in generale e dagli animali in
particolare, (36)
che è legato all'inutile strumentalizzazione degli animali:" ..detto in
breve, l'interpretazione della natura come mero valore strumentale ha
condotto per sua parte, fra l'altro, all'inquinamento dell'ambiente e alla
produzione intensiva. L'uomo, invece di tendere a creare strette relazioni
di interazione, per es., con gli animali, tende a trasformarli in strumenti
o oggetti più efficienti " (37)



Oggi si manifesta, in tante forme, un'inutile strumentalizzazione degli
animali, che almeno parzialmente è associata all'alienazione. Da una
parte, gli animali selvaggi possono essere avvertiti soltanto come una
minaccia da far scomparire e dall'altra, gli animali di compagnia possono
trasformasi per loro padroni in una compensazione delle autentiche
esperienze di vita e se ne occupano eccessivamente, facendogli perdere la
loro
naturalità. Ilkka Patoluoto (un filosofo di Helsinki ormai deceduto)
scriveva
che gli animali di compagnia spesso soddisfanno i bisogni dei padroni "in
modi
commerciali e artificiosi per l'animale stesso ". "Gli animali di compagnia
possono essere considerati come elementi necessari della società moderna,
che completano, sterilizzati, separati da altri animali e rimossi dall'
habitat naturale nei palazzi della città, la vita emozionale dei loro
padroni nella società atomizzata".(38)


Marx presentò la sua teoria dell'alienazione in forma più sistematica e
estesa nei Manoscritti economico-filosofici del 1844. L'opera è rimasta
incompleta; Marx non vi tornò più su. Il perché è noto: la concezione dell
'alienazione di Marx si trasformò. Inizialmente egli descriveva con tale
parola tutti i mali possibili del mondo, ma poi dalla teoria dell'
alienazione apparve come staccarsi ulteriori blocchi teorici, che egli
cominciò a osservare utilizzando nuove espressioni che descrivevano meglio
il loro carattere. Questa svolta concettuale si comprende completamente; per
es. chiamando "estraniamento" estesi processi di cambiamento
storico-politici gli avrebbe conferito un tono troppo psicologico. L'
estraniamento può ben essere considerato come un fenomeno perlopiù
appartenete
alla psicologia sociale e alla psicologia, di cui le cause e
il terreno di coltivazione comunque si trovano nelle strutture e nei modi
di funzionamento della società.
.


Sembra che Marx avesse ritenuto come cause centrali dell'alienazione la
divisione
in classi, il potere del capitale e della moneta, il "lavoro alienato",
nonché un'errato allontamento degli esseri umani dalla natura, che si
associa alla natura contraddittoria del progresso. Da essi sorgono quelle
"forze estranee" che assoggettano l'uomo, ed è come se si riflettessero
fin dentro i fenomeni psichici. Tutto ciò è, oggi come oggi, senz'altro
necessario
(da considerare .n.d.t), anche se l'alienazione dovrebbe essere analizzata
ormai
più sottilmente alla luce della maggiore complessità della vita moderna.

(continua)
(trad. tuula h.)

Jukka Heiskanen
www.marx-seura.kaapeli.fi/archive/heiskanen.htm