[ml_RNESF] anacleto

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Author: Alessandro Guardabassi
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To: La mailing list del Roma Nord-Est Social Forum
Old-Topics: Re: [ml_RNESF] K A R O S H I: Atti di legittima difesa
Subject: [ml_RNESF] anacleto
è morto andrea marchitelli: io non lo conoscevo, ma forse qualcuno di voi sì. questo l'articolo di militant A sul manifesto di oggi,
ale


Anacleto e il suo lungo
viaggio in barca a vela
di Militant A
«Otto mesi dopo l’uccisione di Valerio ci fu l’affissione della lapide, la mia prima manifestazione. Tentai di arrivare sotto casa sua, a via Monte Bianco, ma era impossibile, pieno di guardie, così pensai che fosse tutto annullato, presi l’autobus e tornai a casa. In realtà i compagni si erano "autoconvocati" poco distante, oltre il Ponte delle Valli, a Viale Libia, ed erano partiti in corteo, bloccando il traffico tra cui il mio autobus. Mentre scendevo contento per averli trovati, vidi arrivare le volanti e volare le bottiglie molotov, fiamme dapper- tutto. Le macchine in mezzo alla strada, a fuoco le macchine della polizia. Un compagno finì tra le fiamme e rischiò di bruciarsi ma si salvò». Questo episodio tratto dal libro
Storie di assalti frontali racconta del 22 ottobre 1980 a Roma, otto mesi dopo l’assassinio di Valerio Verbano. Il compagno di cui parlo, che finì tra le fiamme e che viveva vicino al fuoco, è Andrea Marchitelli, detto Anacleto, morto lunedì scorso per una emorragia interna improvvisa a 53 anni. Oggi voglio salutare quel ragazzo di Valmelaina che rappresentava le prime file dell’Autonomia Operaia romana alla fine degli anni ’70 e nei primi ’80. Io avevo 14 anni a quei tempi e non capivo un granché di quello che mi accadeva intorno, ma era attratto e affascinato da questi compagni più grandi che conoscevo a via dei Volsci e che vedevo sempre confabulare e scher- zare tra loro mentre preparavano la rivoluzione. Erano per me dei mae- stri involontari, che mi insegnavano a vivere così, tra una cosa e l’altra, senza farci caso. Dello status di ricercato di Anacleto seppi molto tempo dopo averlo conosciuto. Si nascondeva mica tanto, stava sempre in mezzo alla strada. Una domenica andammo a vedere la Roma in trasferta a Firenze con un gruppo di compagni e c’era lui che guidava la macchina, un pallas molto comodo e bello. Non voleva perdersi la partita per un mandato di cattura. Visse 5 anni da latitante a seguito di quella battaglia vicino a piazza Emerenziana, quel giorno si era salvato, ma la sua giacca bruciata con i docu- menti all’interno era rimasta per terra, fregandolo. Quando nacque la prima figlia si costituì e risolse i suoi guai giudiziari con un periodo di galera e di arresti domiciliari. Ultima- mente l’avevo rivisto al 32, a via dei Volsci, e avevamo mangiato insieme. Mi raccontava delle figlie ormai grandi e della sua vita. Aveva parte- cipato all’ultima commemorazione di Valerio, il concerto a Piazza Sem- pione, «ma stavo da una parte», diceva, però c’era, ed era consigliere della Palestra Popolare Valerio Ver- bano al Tufello. Aveva una sua ditta di trasporti, ma soprattutto la paten- te nautica con cui sognava di fare il giro del mondo in barca a vela co- me un ultimo viaggio di libertà. Ne conosceva di rotte intorno al mare e alla vita. Ciao Andrea, fratello, compagno, amico e padre. Sopra la sua bara ho preso una piccola foto, c’è lui che guarda a sinistra e sorride, dietro ci sta scritto: Hasta la victoria siempre!